Più del “preambolo” c’è bisogno del “confronto”

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Una domanda svetta su tutto: a cosa servirebbe un nuovo preambolo rispetto a forze politiche populiste e nazionaliste come Movimento Cinque Stelle e Lega Nord di Salvini?

 

Paolo Frascatore

 

Nel dibattito politico contemporaneo teso all’ennesimo tentativo della ricostituzione di un Partito di centro. la nostalgia intrisa di lettura errata della storia e dei fatti politici, spesso gioca tiri mancini anche a personalità di indubbio spessore politico-culturale. Evocare quel preambolo, figlio di Carlo Donat Cattin, come paradigma per diversificarsi e quindi contrastare i populismi e i sovranismi contemporanei, appare fuori da una logica politica concreta e tesa alla costruzione di un nuovo centro politico.

 

Il punto di paragone sono le idee ed i valori. Ed allora è opportuno innanzitutto esaminare il preambolo di Donat Cattin dal punto di vista storico-politico-ideale. Siamo agli inizi del 1980, Benigno Zaccagnini alla festa dell’amicizia a Modena nel settembre del 1979, annuncia la sua volontà di non ricandidarsi alla guida della DC. Ma la sinistra politica democristiana lo convince a non abbandonare il campo e a ricandidarsi alla guida del Partito.

 

In questo scenario, gioca un ruolo determinante l’altra sinistra democristiana, quella sociale che fa capo a Donat Cattin. Quest’ultimo, sin dagli anni Sessanta, è sempre stato un fermo oppositore della corrente dorotea, ma stavolta stranamente si sposta clamorosamente a destra per contribuire all’elezione di Flaminio Piccoli (doroteo) contro Benigno Zaccagnini.

 

La giustificazione di questa posizione del politico piemontese viene raccolta in un documento che stila con la denominazione di “preambolo”. Si tratta quindi di una semplice introduzione all’alleanza interna democristiana (moderata e conservatrice) per sconfiggere la linea politica del confronto e tornare alla collaborazione con l’area laica e socialista, escludendo di fatto il Partito Comunista anche da possibili convergenze parlamentari.

 

La degenerazione politica e partitica degli anni Ottanta sino a tangentopoli degli anni Novanta ormai è patrimonio storico anche delle nuove generazioni. Oggi si ripropone la linea del “preambolo” per escludere i partiti populisti e nazionalisti in funzione di un nuovo Partito di centro che si annuncia ad ogni tornata elettorale, ma che poi nel giro di qualche settimana dall’appuntamento elettorale naufraga immancabilmente.

 

Ma al di là di queste osservazioni, a cosa servirebbe questo nuovo preambolo rispetto a forze politiche populiste e nazionaliste come Movimento Cinque Stelle e Lega Nord di Salvini? Sarebbe a dire che la classe dirigente che dovrà governare questo Paese, al di là delle legge elettorale, non viene decisa da nessun preambolo, ma dalla scelta libera dei cittadini.

 

Allora, più che del prembolo c’è bisogno del confronto, perché quest’ultimo (così come immaginato da Moro e da Zaccagnini) impegna tutte le forze politiche (nessuna esclusa) a confrontarsi sulla base dei programmi, dei valori e delle idee. Solo in tal modo ognuno, ogni Partito o Movimento ha l’obbligo di assumersi le proprie responsabilità di fronte al corpo elettorale nell’indicare cosa si intende fare per il futuro e quali alternative portare avanti rispetto alle proposte delle altre forze politiche.