Poletti e il governo della Chiesa come servizio. La sintesi degli interventi (RomaSette).

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Il cardinale del convegno sui “mali di Roma” al centro della giornata di studi in Vicariato. In questa versione de Il Domani dItaliai due articoli di cronaca di RomaSette– in sequenza temporale di Roberta Pumpo e Michela Altoviti – sono stati unificati con qualche stralcio e piccole correzioni. In fondo sono leggibili, utilizzando i rispettivi link, nella versione originale.

«Un padre, un uomo di Dio, un maestro di sapienza, un pastore infaticabile nel suo impegno a favore dellunione». Questo è stato Ugo Poletti, cardinale vicario della diocesi di Roma dal 1973 al 1991, per il cardinale vicario Angelo De Donatis che la mattina del 4 novembre nellAula della Conciliazione del palazzo Lateranense, ha aperto i lavori del convegno di studi dedicato al porporato. Occasione per ricordare il suo impegno pastorale, limpronta da lui lasciata nella diocesi di Roma che, come amava ripetere, «non è una macchina da far camminare ma una famiglia da amare». Nel trentennale della conclusione del servizio come vicario della diocesi di Roma, luomo del dialogo, come in tanti lo hanno definito, «ha lasciato una grande eredità fatta di esperienze spirituali, di rinnovamento, di strutture, di creazione e potenziamento di opere di carità – ha detto De Donatis -. Sotto la sua guida la Chiesa di Roma si è interrogata sulla propria identità e sulle proprie responsabilità di fronte alle inquietudini che attraversavano la città. Oggi la sua operosità trova ampi riscontri nel cammino sinodale che la diocesi di Roma sta compiendo».

Lincontro, durante il quale sono intervenuti coloro che hanno conosciuto e collaborato con Poletti, è stato «fortemente voluto dal cardinale De Donatis» nellambito del cammino pastorale della diocesi che negli anni scorsi si è soffermato sullimportanza di fare memoria, come ha spiegato monsignor Walter Insero, direttore dellUfficio comunicazioni sociali del Vicariato. Diffuso anche lopuscolo, curato per loccasione da monsignor Leonardo Sapienza, che raccoglie testi, alcuni inediti e autografi, sul rapporto fra Paolo VI e Poletti.

Nel 1972 Poletti fu nominato pro-vicario generale di Roma e per esercitare il suo ministero pastorale «si rivolse ai parroci ha ricordato De Donatis perché collaborassero al fine di attuare il suo programma che fin dallinizio richiese il dialogo della Chiesa con la città, proprio in uno spirito di servizio e considerò urgente raggiungere i luoghi dove la Chiesa non era presente». Cinque mesi dopo, nel marzo 1973 divenne cardinale vicario e orientò la sua attenzione sulle realtà sociali emarginate dalla scena cittadina. Da questo suo impegno prese le mosse il celebre convegno sui mali di Romadel 1974. Il suo programma pastorale, ha aggiunto il vicario del Papa, «ebbe come obiettivo la formazione di una comunità cristiana autentica, capace di vivere in unità e in comunione di carità ad ogni livello. Solo così la comunità cristiana sarebbe stata segno profetico, avrebbe testimoniato la verità nella carità, si sarebbe posta al servizio della giustizia».

Giuseppe De Rita, presidente del Censis, che collaborò allorganizzazione del convegno del 1974, ha posto laccento su tre fronti sui quali Poletti si impegnò, a partire «dalla soggettualità sociale della Chiesa romana che nacque con lui negli anni 70». Si è fatto inoltre promotore di «una Chiesa di popolo la cui crescita veniva dal basso. Suo grande tentativo è stato quello di combinare la responsabilità sociale con quella pastorale con attenzione alle periferie, alla formazione dei parroci e ai diversi settori della società civile».

Mauro Velati, ricercatore di Storia della Chiesa, parlando dellattività pastorale di Poletti, che dal 1946 al 1951 fu parroco a Borgo San Martino, nella periferia di Novara, ha dato risalto alla volontà di essere «padre di tutti, non solo dei frequentatori della parrocchia. Era proprio ai più lontani che rivolgeva più spesso il suo pensiero». Nel 1964 fu chiamato a Roma a dirigere le Pontificie opere missionarie (Pom) e «il suo obiettivo ha detto Augusto DAngelo, docente di Storia contemporanea alla Sapienza fu quello di preparare le Pom al post-Concilio e portarle a una visione universale del sacerdozio». Dal 1967 al 1969 Poletti fu arcivescovo di Spoleto e Valerio De Cesaris, rettore dellUniversità per Stranieri di Perugia, ha messo in risalto che «in soli due anni il suo episcopato segnò una svolta nella vita della Chiesa a Spoleto. Laspetto centrale del suo operato fu il tentativo di indirizzare fin da subito la diocesi nella via della ricezione del Concilio».

Ai lavori pomeridiani del convegno di studi dedicato al porporato a trentanni dalla conclusione del suo servizio pastorale, che si è svolto ieri, 4 novembre, nellAula della Conciliazione del Palazzo del Vicariato, sono intervenuti Marco Impagliazzo, professore di storia contemporanea allUniversità Roma Tre, e Andrea Riccardi, docente emerito della stessa disciplina e del medesimo ateneo.

«Dopo il Vaticano II ha spiegato Impagliazzo Paolo VI volle attuare unopera vigorosa di rinnovamento nella Chiesa di Roma, per la quale servivano persone nuove e Poletti rappresenta un elemento di rottura con la tradizione essendo il primo vicario in epoca contemporanea a non essere già cardinale al momento della nomina, né un ecclesiastico di fama. Il Papa lo nominò dopo aver consultato alcuni parroci romani dopo la morte improvvisa del cardinale Angelo DellAcqua», perché «nei tre anni di attività come vicegerente si era impegnato in un rapporto diretto e personale con il clero diocesano e inoltre conosceva già bene la città e le sue periferie, dove si recava spesso guidando da solo la sua macchina. Era dunque una figura pastorale, su cui il Papa voleva puntare per ricomporre la diocesi, polarizzata da forti tensioni». Fu in quel contesto, ha continuato lesperto, che «maturò il convegno del febbraio 1974 sulle attese di carità e giustizia della città, meglio conosciuto come il convegno sui malidi Roma». Nella conferenza stampa di presentazione dellevento, «il cardinale Poletti pronunciò parole radicali ha ricordato Impagliazzo -, chiedendosi: Ha la Chiesa qualcosa da dire alla società di oggi? Ha da dire che il mondo attuale è inaccettabile, e fu per questo duramente criticato, specialmente dalla Dc e da Andreotti».

Anche Riccardi ha evidenziato come «Poletti, che aveva in realtà unidea di governo della Chiesa come servizio, sullo stile di Paolo VI, venne criticato per il suo modo di operare, accusato di essere un accentratore perché decideva sempre come pensava lui» mentre «era un uomo mite, di letture e di incontri, nonché uno scrupoloso amministratore». Più di tutto, «nei 20 anni di attività a Roma ha continuato lo storico si è fatto conoscere per la sua capacità di relazione», perché essere il cardinale vicario «per lui significava prima di tutto entrare in contatto con il mondo cattolico con un approccio inclusivo di tutte le realtà e non gestire una struttura».

Anche i tre interventi che hanno interessato la tavola rotonda moderata dalla giornalista Monica Mondo hanno messo in luce sia la «sapienza di governo» di Poletti, sia la sua umanità. «Considero il cardinale un padre e un maestro ha detto il vescovo Luca Brandolini, vicario dellarciprete della basilica lateranense, già direttore dellUfficio liturgico e ausiliare con delega alla Pastorale sanitaria su nomina dello stesso Poletti -. Tutto quello che ho imparato, sia sotto il profilo umano che pastorale, lho imparato da lui». Il vescovo emerito di Alife-Caiazzo Valentino Di Cerbo, che con Poletti vicario guidò il Centro pastorale per levangelizzazione, ha ricordato come «dal Concilio Vaticano II aveva attinto uno slancio pastorale che ha interessato tutta la sua vita, conferendo dinamismo alle strutture del Vicariato e stabilendo rapporti positivi con le realtà ordinarie della diocesi». Infine, monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, ha riferito che «Poletti mi confidò come per lui Roma era una città da servire ma soprattutto da amare». A chiudere i lavori, il cardinale vicario Angelo De Donatis, che si è detto «grato per questa giornata, che rimarrà nel cuore. Fare memoria è stato importante perché ci ha portato a dire ancora una volta grazie per la nostra Chiesa di Roma».

Ugo Poletti, artefice del dialogo con la città (Roberta Pumpo – 4 novembre 2021)

https://www.romasette.it/ugo-poletti-artefice-del-dialogo-con-la-citta/

Poletti e il governo della Chiesa come servizio (Michela Altoviti – 5 novembre 2021)

https://www.romasette.it/poletti-e-il-governo-della-chiesa-come-servizio/