Politica, ora si deve ripartire

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Huffingtonpost.it

Il lento ma inarrestabile tramonto di Forza Italia, la trasformazione del Pd da partito a vocazione maggioritaria ad una riedizione tardiva del Pds, l’affermazione – finalmente – di una destra politica, sociale e culturale incarnata dalla Lega di Salvini e, in minor misura, dalla Meloni, e infine il crollo progressivo del partito antisistema, populista e demagogico dei 5 stelle. Il resto è, ad oggi, sostanzialmente ininfluente ed irrilevante.

Ora, se questa è la geografia politica concreta che si presenta di fronte ai nostri occhi, e’ del tutto evidente che manca un’altra offerta politica. E cioè, un partito/movimento politico che sappia recuperare un consenso e un’attenzione di cittadini – e sono milioni – che non si riconoscono nell’attuale mosaico politico italiano e che o si rifugiano nell’astensionismo oppure votano stancamente i partiti esistenti. È appena il caso di ricordare che manca, ancora, e forse per poco, una “posizione” politica su cui ci sono forti aspettative e grandi attese. Certo, se ne parla ormai da molto tempo e le grandi firme dei più grandi organi di informazione sostengono platealmente la necessità di dar vita ad una forza politica che sappia rispondere ad alcune caratteristiche. Anche perché è perfettamente inutile continuare a lamentarsi della forza crescente della Lega di Salvini e poi nascondersi nel proprio guscio. È necessario, adesso, un soprassalto d’orgoglio e semplicemente “scendere in campo”. E, soprattutto, indicare con esattezza, anche se succintamente, le condizioni necessarie per tratteggiare il profilo politico, culturale e programmatico di questo nuovo soggetto politico. Ormai sempre più necessario ed indispensabile.

E quindi, un partito che recuperi sino in fondo la cosiddetta “cultura della mediazione” contro ogni forma di contrapposizione frontale tra i vari partiti e schieramenti. Un partito che abbia il senso dello Stato e un rigoroso rispetto delle istituzioni democratiche, contro ogni forma di sopraffazione e di deriva autoritaria a cui, purtroppo, assistiamo ormai quotidianamente. Un partito che abbia un impianto dichiaratamente riformista e democratico e non si limiti ad inseguire l’impronta demagogica, populista, antisistema e propagandistica dei partiti che oggi, e forse, per poco, continuano ad avere un consenso di massa e traversale. Un partito con una classe dirigente ne’ improvvisata ne’ superficiale che oggi, purtroppo, sono caratteristiche di cui ci si vanta con orgoglio. Un partito che sappia sconfiggere la radicalizzazione della lotta politica, versione aggiornata e moderna della cultura degli “opposti estremismi” conosciuta, ahimè, negli anni sessanta e settanta nel nostro paese. E il ritorno di una nuova destra da un lato e della sinistra dall’altro – anche se al momento il Pd resta un partito bicefalo con all’interno bande e correnti organizzate che coltivano disegni politici diversi se non alternativi – riportano indietro le lancette della storia in mancanza di un partito che sappia nuovamente ricomporre gli interessi contrapposti senza scivolare nella sola propaganda con accenti estremistici e sempre più radicali. Un partito che sappia soprattutto esprimere una vera cultura di governo. E cioè, un partito che non si limiti ad improvvisare e ad inseguire gli istinti di una società sempre più in preda alla voglia di vendetta e carica di rancore e di invidia. E, infine, un partito che sia anche e soprattutto espressione di una cultura politica e non solo il megafono di un “capo” che, come ben sappiamo, può avere un momento di gloria e di esaltazione per poi ritornare nell’anonimato o nella riserva. Gli esempi, al riguardo, recenti e meno recenti, non mancano affatto.

Insomma, e’ arrivato il momento di prendere atto che il sistema politico italiano scaturito dal voto del 4 marzo del 2018 e dalle stesse elezioni europee del maggio scorso e’ già entrato in discussione. Non si tratta, com’è ovvio, di dar vita ad un “partito di centro” che nessuno vuole e nessuno auspica, ma di prendere atto che serve un nuovo e diverso equilibrio politico. E, sotto questo profilo, la cultura politica che storicamente ha prodotto una forza politica “di centro che guarda a sinistra” forse è da rimettere in pista. Al più presto, pur senza alcuna nostalgia del passato recente e meno recente. Del resto, verrebbe da dire, “se non ora quando”?.
Giorgio Merlo