Popolari, ora il “Domani d’Italia” convochi gli Stati generali

Ecco perché, adesso, serve una iniziativa vera, convinta ed incisiva di ricomposizione politica e culturale

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Popolari, cattolici popolari, democratici e sociali che invocano e auspicano un rinnovato impegno politico e pubblico dopo la profonda ed irreversibile trasformazione della geografia politica italiana. La presenza di una cultura, di un pensiero e di uno “stile” che non può più essere rinviata se non vogliamo consegnare il paese definitivamente alle forze populiste da un lato o alla vecchia e collaudata sinistra ex comunista dall’altro. È necessario, adesso, rimettere in campo una tradizione politica, culturale e programmatica che viene evocata e addirittura rimpianta dalla grande stampa laica, profondamente anticattolica e visceralmente e storicamente antidemocristiana. Insomma, una sorta di eterogenesi dei fini dove l’esperienza e la storia dei cattolici democratici e popolari viene richiesta dai suoi storici detrattori.

Certo, ci sono gli eterni nodi organizzativi. Ovvero, “chi convoca chi”? O meglio, chi è disposto a farsi convocare da qualcun altro? Ora, tutti ci rendiamo conto che di fronte alla necessità di far rivivere il pensiero cattolico democratico e popolare, di fronte alla necessità di ritornare ad essere protagonisti nella cittadella politica italiana, di fronte al rischio concreto di una deriva autoritaria della politica nostrana, soffermarsi sui problemi organizzativi di come ricomporre quest’area rischia di essere una obiezione irresponsabile nonché ridicola se non grottesca. Il tutto di fronte ad una straordinaria mobilitazione politica, culturale, sociale ed organizzativa di larghi settori dell’area cattolica italiana – di base e non – che adesso ha deciso di “scendere in campo”.

Ecco perché, adesso, serve una iniziativa vera, convinta ed incisiva di ricomposizione politica e culturale. Ed anche organizzativa, come ovvio. Una iniziativa aperta a tutti, senza protagonismi e senza presunzione di esclusività da parte di chicchessia. Sotto questo profilo, credo che il “Domani D’Italia” possa e debba farsi carico di questa convocazione “burocratica e protocollare” e di questo tentativo di ricomposizione politica ed organizzativa. Per l’autorevolezza della testata da un lato e per la sua storica disponibilità al dialogo, all’ascolto, all’approfondimento e al rispetto delle varie posizioni dall’altro. Una iniziativa, ripeto, aperta a tutti ma con l’obiettivo di ridar voce e rappresentanza ad un mondo culturale, ideale e sociale che adesso chiede, rapidamente, anche e soprattutto una prospettiva politica e pubblica. Per lo meno proviamoci.