Presentata a Roma la “Mappa dei rischi dei Comuni italiani”

Per ciascun Comune sono online i dati sul rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, corredati da informazioni demografiche, abitative, territoriali e geografiche

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Per ciascun Comune sono online i dati sul rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, corredati da informazioni demografiche, abitative, territoriali e geografiche. Una piattaforma informativa che integra le diverse mappe di rischio (sismico e idrogeologico) fornendo i dati salienti sulle diverse fragilità. La finalità è quella di fornire ai policy maker un ausilio nell’identificazione delle priorità di intervento dando contestualmente ai cittadini informazioni chiare sul tema del rischio e della sicurezza dei territori. Uno strumento potenzialmente utile anche nella collaborazione tra amministrazioni e istituti di ricerca. La Mappa dei rischi dei Comuni italiani, è uno strumento che comprende il dedalo dei rischi a cui sono esposti gli oltre 8.000 Comuni del Paese, i dati sulla popolazione e sui materiali utilizzati per la realizzazione degli edifici. Lo schema riassuntivo integrato nasce da un progetto di Casa Italia, il Dipartimento di Palazzo Chigi per promuovere la sicurezza del nostro Paese in caso di rischi naturali ed è stato realizzato facendo convergere in un unico servizio tutte le informazioni delle banche dati dell’Istat, Ingv, Ispra, Dipartimento della Protezione civile, Agenzia per la coesione territoriale, Mibac e Mattm .

“Non possiamo ridurre i rischi, ma dobbiamo ridurre il rischio per le vite umane – ha detto durante la presentazione il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vito Crimi – Viviamo nell’era dei dati e, dunque, dobbiamo avere la capacità di mettere insieme e far integrare questi dati in modo da consentire a chiunque di avere un’informazione complessiva. Ciò non significa che ciascun ente deve ‘cedere’ i propri dati, perché ogni struttura deve continuare ad approfondire e analizzare le informazioni, ma vuol dire che i dati vanno condivisi e messi a sistema”.

Attraverso l’integrazione e la sovrapposizione delle mappe di rischio esistenti, fornisce un quadro completo e facilmente accessibile dei dati sui rischi naturali. Per ogni Comune italiano, Provincia e Regione è possibile visualizzare diversi indici sulla pericolosità (sismica, idrogeologica, da frane, vulcanica) e anche quelli relativi a esposizione e vulnerabilità (demografia, struttura e stato degli edifici e delle abitazioni). La piattaforma è caratterizzata dall’ area informativa (per download/visualizzazioni); dalle funzioni interattive guidate per ricerca ed estrazione dati; cartografia tematica; area documentazione (per download/visualizzazioni) corredata da metadati descrittivi.

“La mappa del rischio sismico, vulcanico e idrogeologico e di esondazione fluviale dei Comuni rappresenta un buon punto di partenza informativo, su cui è però fondamentale ci sia un maggior coinvolgimento dei Comuni. Questo vale soprattutto per quanto riguarda i dati relativi al patrimonio edilizio pubblico e privato, per i quali gli enti territoriali non sono stati consultati”. Lo ha sottolineato Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo e delegato Anci alle Politiche ambientali, territorio e protezione civile, partecipando all’evento. “Lo strumento presentato è un buon indicatore della esposizione ai vari tipi di rischio, visto che mette insieme informazioni prima poco coordinate ma – ha aggiunto il Sindaco aretino – presenta alcune criticità per quanto riguarda la valutazione specialmente del rischio sismico e della vulnerabilità degli edifici”. A parere del delegato Anci alla Protezione Civile, bisognerà porre particolare attenzione all’uso dei dati del sistema. “Questa piattaforma ha una configurazione un poco ibrida, a metà tra lo strumento scientifico informativo e il mezzo divulgativo su vasta scala”, ha spiegato Ghinelli. “E questo richiede una particolare attenzione al tema della divulgazione ad un pubblico che non ha livelli di conoscenza adeguati alla piena comprensione delle informazioni contenute nella piattaforma, e quindi della traduzione al pubblico di tali informazioni, che andrebbero dunque filtrate prima di diffonderle ai cittadini per evitare di creare inutili allarmismi”. “La valutazione del rischio, di qualsiasi tipo, ha senso se si accompagna alle misure e soprattutto se si individuano le politiche che consentano di programmare uno sviluppo, anche urbanistico, sostenibile”, è stata la conclusione del delegato Anci.