Presentato il I Rapporto sulle mobilità ad emissioni zero in Italia

La nuova mobilità urbana dovrà essere elettrica, connessa, condivisa, multimodale

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Legambiente ha presentato la scorsa settimana il I Rapporto sulle mobilità ad emissioni zero nel Belpaese, realizzato in collaborazione con MotusE.  Stando ai dati, un numero sempre maggiore di persone decidono di spostarsi in città con mezzi non inquinanti: bicicletta o e-bike, con i mezzi pubblici a trazione elettrica, compresi i treni urbani o anche a piedi.

Il Report di Legambiente prende in esame  i dati dei 104 capoluoghi italiani attraverso diversi indicatori: dalla disponibilità di mezzi elettrici all’inquinamento, dal tasso di motorizzazione alla presenza di piste ciclabili, finendo poi al modal share con l’intento di una prima mappatura sull’offerta di mobilità a zero emissioni su tutto il territorio nazionale. Sicuramente a farla da padrona in Italia è ancora una mobilità inquinata, congestionata, poco sostenibile, ma c’è una rivoluzione ormai in atto e con una crescita esponenziale. Le grandi città italiane, seppur con percentuali molto diverse e ancora lontane da Milano, riescono in ogni caso a combinare sistemi per consentire spostamenti non inquinanti ai propri cittadini. Lo studio di Legambiente riesce così a stimare e definire l’accessibilità, da parte dei cittadini a questi servizi, come la quota degli spostamenti con il mezzo pubblico o con servizi di sharing mobility. A Bologna ad esempio l’accessibilità raggiunge il 40% e gli spostamenti a zero emissioni (elettrici, bici, a piedi) rappresentano il 39%. A Torino a fronte di un’accessibilità (Tpl + bici +sharing) del 27% gli spostamenti zero emissioni sono il 40%; a Napoli i numeri evidenziano un 50% di movimenti che già avvengono con mezzi non inquinanti con un’accessibilità pari al 34%. Ancora, a Genova il 39% degli spostamenti è zero emissioni (accessibilità 36%); a Firenze il 17% (accessibilità 26%) e a Roma il 20% (accessibilità 27%).

“La sfida del clima è la più urgente, globale e difficile che abbiamo davanti per salvare il Pianeta – ha sottolineato il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini –. Ma rappresenta anche un’occasione unica per costruire concretamente una mobilità a emissioni zero, attraverso politiche capaci di riuscire a far crescere gli spostamenti in bici, a piedi, il trasporto pubblico e la mobilità elettrica. Dobbiamo convincerci del fatto che uscire dall’inquinamento che contraddistingue i nostri centri urbani è possibile e al contempo possiamo riappropriarci di piazze e strade, rendendo più vivibili e sicure le nostre città. Le storie e i numeri che raccontiamo nel nostro rapporto ci dicono che sono tanti i segnali positivi, con una disponibilità crescente dei cittadini a spostarsi con mezzi non inquinanti. Per dare il via a questa rivoluzione, però, servono scelte coraggiose e di sistema, politiche nazionale che fino ad oggi sono mancate perché non si può lasciare tutto alla buona volontà dei sindaci. Occorre dirottare le risorse economiche, destinate ieri come oggi a strade e autostrade, verso gli investimenti per le aree urbane, per rilanciare la ‘cura del ferro’ del trasporto pubblico e potenziare il trasporto ferroviario per offrire un’alternativa ai pendolari”.

“Lo studio appena presentato – ha spiegato il responsabile Mobilità Sostenibile di Legambiente Andrea Poggio, che ha curato il Rapporto – non va letto come una classifica, piuttosto come l’inizio di una nuova rivoluzione nella mobilità urbana. Le novità sono almeno tre: nelle città ci si muove sempre di più, più ci si muove meno si usa l’auto di proprietà e, infine, ci si muove sempre più smart, connessi e multimodali. Si usano modalità e mezzi diversi anche per compiere lo stesso viaggio. La mobilità a zero emissioni, se demandata alla sola mobilità privata, con i pochi modelli proposti di auto e moto elettriche, tutti ancora piuttosto cari o poco competitivi, non ha i numeri oggi neppure per farsi vedere. La vera differenza la fa ovviamente ancora il mezzo pubblico, ma sarebbe un errore se si considerasse sufficiente. Il mezzo pubblico elettrico fa la differenza soprattutto se in città si va in bicicletta e ci sono servizi di sharing mobility. Insieme sono vincenti. Insieme sono in grado di ricondurre alla minoranza gli spostamenti con il motore a combustione privato”.

Il Report contiene anche 12 racconti di buone pratiche già attivate nel territorio italiano. Si parte dal capoluogo lombardo dove entro i prossimi anni il trasporto pubblico locale, sarà presto elettrico, rinnovabile e efficiente. Già oggi l’offerta di trasporto pubblico nella città metropolitana di Milano è potente, sia per entità (650 milioni di passeggeri all’anno), sia per il predominio della trazione elettrica, il 74% dell’offerta, con 960 vetture metropolitane, 535 tram e filobus in servizio, 30 autobus elettrici e idrogeno. Entro il 2030 sarà completata questa transizione. Ancora, l’esperienza del Campus di Savona, dell’Università degli studi di Genova, trasformato in una piccola smart city dove oltre a una microrete energetica intelligente sono state, tra le altre cose, installate anche 4 colonnine di ricarica per veicoli elettrici per promuovere una mobilità a zero emissioni. O come a Firenze dove il Comune ha sperimentato l’alleanza per flotte di taxi elettriche e a Ostuni (BR) dove si dimostra che anche spostarsi per turismo può essere sostenibile e a zero emissioni.

Legambiente ricorda, infine, che gli stessi piani del traffico delle città sono oggi condizionati, per legge, ai piani di mobilità sostenibile (Pums). Ed è nella definizione di questi piani, di transizione alla mobilità a zero emissioni, che passa il cambiamento delle nostre città. Per il Pums di Milano, ad esempio, “lo spazio pubblico è bene comune”, non parcheggio di mezzi privati quindi, ma aree ad uso di tutti i cittadini.