Quale alternativa alla Raggi?

A Roma la “Colonna infame” democratica, ovvero la condanna ingiusta, comminata da Orfini e Renzi ai danni dell’ultimo sindaco targato Pd, ha guadagnato l’attenzione dei militanti.

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A Roma la “Colonna infame” democratica, ovvero la condanna ingiusta, comminata da Orfini e Renzi ai danni dell’ultimo sindaco targato Pd, ha guadagnato l’attenzione dei militanti. La pubblica opinione non sembra invece scaldarsi al fuoco di una polemica fatta di stilettate, presunte rivelazioni e immancabili smentite.

In realtà è l’annuncio di Zingaretti in veste di candidato alla segreteria nazionale a fomentare la discussione. Ignazio Marino, dunque, non meritava di essere defenestrato: questa la tesi, rafforzata dalla recente elezione di Caudo (in giunta con Marino) a presidente del III municipio, di un’area del partito che nutre da sempre un sentimento di insofferenza verso la gestione della ex maggioranza. Oggi, con Zingaretti in pista e il renzismo in crisi, la voglia di rivincita torna a farsi valere tra le fila degli oppositori interni.

Ora, però, andrebbe chiarito il significato di tale generica riabilitazione dell’esperienza capitolina del sindaco defenestrato. Né il moralismo, né il revanscismo possono oscurare una domanda di fondo circa le scelte – in primis la costruzione del nuovo stadio della Roma – che hanno segnato il percorso dell’amministrazione Marino. È stata corretta, a prescindere dagli atti della magistratura, la soluzione adottata? Il gruppo dirigente dovrebbe compiere un sereno e rigoroso esame di coscienza, perché un intervento urbanistico così imponente e ad alto tasso speculativo, per giunta in un quadrante della città non rispondente alla programmazione territoriale immaginata dagli estensori del grande Piano regolatore del 1962-1965, tutto orientato a promuovere lo sviluppo in direzione est, ha rappresentato un errore difficilmente giustificabile.

Nessuno, in effetti, scommette sulla prosecuzione del progetto di Tor di Valle. Ma non basta il silenzio, così da togliersi dall’imbarazzo, attendendo infine che sopraggiunga per consunzione il blocco del “Piano Parnasi”. È un approccio che solo i grillini, inadatti a concepire la politica come disegno e strategia, possono permettersi di assumere a base dell’azione politica. A forza di maneggiare le incognite del populismo anche la cultura democratica ha ceduto parte del suo prezioso substrato di passione e rigore, per “ingaglioffirsi” in un gioco a cricca, che sa di aggrovigliamento nel tatticismo. Su quali basi, allora, pensare a un discorso di alternativa? Senza una nuova proposta, anche severa sulla cosiddetta urbanistica contrattata, madre di tutte le piccole e grandi storie di corruzione, l’alternativa alla Raggi mancherà di respiro politico.

Il Pd lo deve capire.