Quale classe dirigente?

Ecco perché il nuovo corso della politica italiana che decollerà dopo il voto europeo, non potrà non porre il nodo cruciale della classe dirigente politica

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È francamente difficile per chi ha maturato la vocazione e la passione alla politica con alcuni esponenti – o molti esponenti – della prima repubblica, dare giudizi sull’attuale classe politica. È difficile perché è talmente siderale la differenza che e’ addirittura imbarazzante azzardare dei confronti. Per parlarci chiaro, chi è stato educato alla politica, come cattolico democratico e cattolico popolare, da uomini come Carlo Donat-Cattin,Guido Bodrato e Sandro Fontana, entra in difficoltà quando si tratta di parlare di qualità, di autorevolezza e di spessore della attuale classe dirigente politica. Nessun pregiudizio personale e nessuna pregiudiziale politica. Ma è indubbio che la profonda differenza tra “quella” classe dirigente – che comunque non va santificata, com’è ovvio – e quella che attualmente spadroneggia nel nostro paese e’ quasi antropologica.

Certo, non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. E non si può accomunare i comportamenti di tutti i partiti e di tutti i movimenti. Ma la volontà di rimuovere definitivamente l’autorevolezza e lo spessore della classe dirigente del passato e’ un processo che parte da lontano. Addirittura dalla “rivoluzione liberale” annunciata da Berlusconi che poi si è trasformata progressivamente in una sorta di riesumazione di pezzi della vecchia classe dirigente, soprattutto a livello locale. Un processo proseguito con Grillo con il profondo involgarimento della politica e l’ormai famoso “vaffa” accompagnata dalla volontà di annientare e di distruggere tutto ciò che non era riconducibile al suo movimento. Un percorso completato da Renzi con la sua “rottamazione” che era partito con l’obiettivo di mandare in pensione tutti coloro che avevano una certa età alle spalle e che poi si è risolto, come ormai è chiaro a tutti, solo come uno strumento più rapido per la conquista del potere. Per cui, tanto per fare un esempio, Massimo D’Alema – che resta un grande statista e un raffinato politico – andava rimosso dalla scena politica perche’ suo oppositore politico interno mentre Piero Fassino andava premiato e valorizzato perché, nel frattempo, era diventato un turbo renziano schierandosi sulle posizioni del segretario senza se e senza ma.

Com’è ovvio, la rottamazione era applicata agli oppositori politici e bypassata per gli adulatori acritici. Cioè, per capirci, una buffonata. O meglio, una mera operazione di potere. Ora, il tema della qualità e della autorevolezza della classe dirigente politica e’ antico. Ogni stagione storica ha le sue regole e le sue condizioni. Ma le ipocrisie vanno adesso smentite. Sia quella che recita che il cambiamento e il rinnovamento si basano esclusivamente sul rinnegamento di tutto ciò che e’ riconducibile al passato. E, al contempo, va smascherata la goffa proposta di coloro, come quelli dell’attuale Pd, che promettono cambiamenti palingenetici del,a classe dirigente di partito e poi scorri i componenti della segreteria e della direzione nazionale e li vedi sempre tutti lì’. Imperturbabili e onnipresenti. Due ipocrisie speculari che vanno semplicemente denunciate e poi battute. Sul terreno politico, com’è ovvio.

Ecco perché il nuovo corso della politica italiana che decollerà dopo il voto europeo, non potrà non porre il nodo cruciale della classe dirigente politica e, soprattutto, della sua qualità e autorevolezza. Nessuno pretende, com’è ovvio e scontato, di tornare al profilo di quegli statisti che citavo all’inizio di questa rapida riflessione. Per fermarsi solo agli esponenti del cattolicesimo democratico e popolare. Ma nessuno può pensare che al “tutto della politica” possa essere sostituito il “nulla della politica”, per dirla con Mino Martinazzoli. Perché il “nulla della politica”, prima o poi, degenera nella crisi irreversibile della politica e nel decadimento della stessa democrazia.

Il cambio di passo della politica italiana non potrà non passare anche dal profilo della sua classe dirigente. Senza riproporre le panzanate della verginità della società civile, le stupidaggini della rottamazione di vario titolo e la buffonaggine che tutto ciò che è riconducibile al passato e’ da archiviare e da distruggere. Dopo l’esperienza concreta di questi ultimi tempi conviene fare una riflessione meno frettolosa e più approfondita. Per il bene di tutti. Propagandisti, demagoghi e populisti compresi.