Quirinale, Salvini tira dritto. In realtà è vicino al tracollo, vista la difficoltà di raccogliere consensi sulla candidatura della destra.

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Il vertice del centrodestra si è concluso a tarda notte con il via libera a una candidatura – spetta a Salvini individuare quale – che dovrebbe significare una precisa volontà di sfondamento tra i Grandi elettori. In realtà i numeri sono sempre gli stessi, e non bastano. A che serve la mossa? Il protagonismo salviniano è giunto a un punto limite, con il pericolo di un tracollo improvviso. A farne le spese è già il governo Draghi.

Stiamo uscendo dal clima un po’ goliardico delle prime giornate e affiorano timori sempre più marcati nei commenti degli osservatori. 

La vicenda del Quirinale si presenta nella forma peggiore, come un torneo rusticano o un gioco d’azzardo, senza un punto di discrimine visibile tra ciò che si può o non si può fare nella cornice di un sano principio di responsabilità. Prima delle candidature viene la questione di un governo che poggia su una maggioranza anomala, figlia dell’emergenza sanitaria ed economica; un governo, dunque, che traduce la sua debolezza politica in forza istituzionale grazie a un premier, voluto da Mattarella, stimato a livello internazionale. È evidente che l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica esige la tenuta di questa maggioranza governativa, anche se anomala. Ed è altrettanto evidente, all’inverso, che la fuoriuscita da questo schema produce l’indebolimento o peggio la caduta della compagine ministeriale.  

È stato il Partito democratico, come è noto, a porre sotto i riflettori il dato di questa semplice e incontrovertibile verità. Forse doveva rendere il concetto più esplicito, forse doveva assumerlo a premessa di ogni confronto. Così non è stato e ciò ha comportato l’impazzimento dei rapporti, fino a dover patire una conduzione delle trattative a dir poco disordinata. Ora siamo di fronte alla prova di forza, con il passaggio ad un voto di schieramento, centrodestra contro centrosinistra, che non lascia prevedere il successo dell’operazione. Per questo Salvini è sull’orlo del fallimento, non avendo più margini di manovra dopo la probabile sconfitta odierna su uno dei nomi lanciati nei giorni scorsi dal centrodestra. 

C’è solo da augurarsi che subito dopo, avendo consumato la pretesa dell’autosufficienza, Salvini si disponga finalmente ad un atteggiamento più libero e costruttivo, per il bene del Paese.