RACCOGLIAMO LA SFIDA, BISOGNA BATTERE SALVINI”. L’APPELLO DI GERARDO BIANCO.

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“No, non è come Mussolini. Direi che Salvini è peggio.  Esprime un’analoga vocazione autoritaria, ma la conforma ad un lessico più povero, quasi elementare. L’ingiunzione ai parlamentari ad alzare le terga – per la verità ha fatto uso di un vocabolo diverso – avvolge nella trivialità un’indebita espressione di arroganza e presunzione”.

Gerardo Bianco, autorevole interprete della tradizione democristiana e popolare, è un fiume in piena. In questi giorni di grande afa, trascorre alcuni giorni di riposo a Cerveteri. Ci tiene, però, a lanciare un appello alla creazione di un ampio schieramento anti-Salvini. In questa intervista spiega i motivi del suo allarme e perciò della proposta politica che ne dovrebbe scaturire.

L’opinione pubblica sembra ammaliata dal clamoroso gesto di rottura del leader leghista. Di colpo ha affondato la nave del governo. Nei sondaggi raccoglie un consenso che potrebbe anche assicurare, nel caso di elezioni anticipate, la conquista della maggioranza.  

“Non dobbiamo aver paura. Se avanziamo una proposta chiara, unendo le forze democratiche, possiamo piegare l’avventurismo di Salvini. L’alleanza gialloverde è miseramente fallita. Chi ne ha ritmato l’azione, forte di un consenso legato all’area più dinamica e più ricca del Paese, non ha saputo esercitare un ruolo di guida stabile e autorevole. All’inconcludenza si è associata la propensione a  enfatizzare il mito della forza, affidando alla propaganda le questioni sensibili della sicurezza e dell’immigrazione. In questo modo, irresponsabilmente, ha scavato nei cunicoli della paura individuale e collettiva. Adesso, giunto al culmine della radicalizzazione politica, Salvini invoca addirittura i pieni poteri”.

Dunque, il suo è un progetto pericoloso…

“Non c’è dubbio. Si tratta di una minaccia rivolta ai nostri istituti di libertà, come d’altronde fu minaccia, nel 1948, quella rappresentata dal Fronte popolare. Capisco allora l’evocazione dello spirito del CLN, di cui il mio amico Enzo Carra ieri si è appropriato su questo foglio online, ma il paragone giusto chiama in causa il ricordo del 18 aprile di oltre settant’anni fa. All’epoca fummo in grado di vincere, grazie principalmente ad Alcide De Gasperi, scongiurando un destino filo-sovietico dell’Italia, con gravi ripercussioni sul piano dell’equilibrio internazionale.

In effetti, l’anti-europeismo della Lega rende l’Italia instabile.

È la ragione, appunto, che deve indurci a fare dell’Europa la bandiera della nostra battaglia politica. Contro il neo-nazionalismo, foriero di tensioni pericolose nei rapporti con il mondo, abbiamo il dovere di approntare una risposta netta, senza titubanze e infingimenti, nella convinzione che possa scuotersi un elettorato ancora frastornato, ma nondimeno ostile a una prospettiva di chiaro segno autoritario.

Eppure, di fronte all’accelerazione della crisi, si staglia la preoccupazione di un ricorso precipitoso alle urne.

Spetta alla saggezza del Presidente della Repubblica regolare la partita dello scioglimento delle Camere. In ogni caso, le elezioni incombono come un appuntamento oramai ineludibile. Non ci sono margini per proseguire nel tran tran di questa legislatura ingarbugliata, effettivamente nata storta. C’è da pensare, se mi si consente la battuta, alla formazione dell’esercito. Nel mondo cattolico deve prevalere un sussulto di responsabilità. Non è detto che un nuovo progetto – una lista o un partito – non possa nascere sull’onda dell’emergenza. L’importante è assumere la consapevolezza che lo scontro innescato da Salvini comporta, di riflesso, una straordinaria mobilitazione democratica, dentro cui il popolarismo d’ispirazione cristiana ha il diritto e il dovere, infine, di fornire il proprio contributo decisivo.