Rapporto Unicef: 800 donne al giorno muoiono ancora di parto

Il fenomeno è strettamente connesso alla povertà

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Ogni giorno nel mondo oltre 800 donne “muoiono ancora per complicazioni legate alla gravidanza”. Il dato emerge dal nuovo rapporto Unicef sulla salute materna, secondo il quale i costi delle cure prenatali e dei servizi per il parto possono dissuadere le donne in gravidanza dal cercare cure mediche, soprattutto in Africa, Asia, America Latina e Caraibi, mettendo in pericolo la vita delle madri e dei loro bambini.

Il fenomeno è strettamente connesso alla povertà e alla scarsa considerazione dei diritti umani delle donne: il 99% dei decessi avvengono infatti in Paesi a basso reddito, con l’85% dei casi concentrati in Africa Subsahariana e in Asia meridionale.

Il tasso di mortalità materna (calcolato come numero di decessi per 100.000 parti) è mediamente di 12 nei Paesi industrializzati e di 500 nell’Africa a sud del Sahara.

È però da un altro indicatore – il “maternal mortality lifetime risk” (rischio di mortalità materna nel corso della vita), che tiene conto anche del tasso di fertilità e quindi del maggior numero di eventi con rischio di decesso che una donna deve affrontare nei Paesi in via di sviluppo – che il divario tra Occidente e resto del mondo emerge con la massima nettezza.

Il “rischio di mortalità” infatti è pari a una probabilità su 39 per una madre africana, rispetto a 1 ogni 4.700 per una donna europea o nord-americana – oltre cento volte di più!

Può essere interessante rilevare che n Italia, in considerazione del bassissimo tasso di fertilità, tale indicatore è addirittura di 1 su 20.300. Solamente Grecia (1 su 25.500), Singapore ed Estonia registrano tassi di rischio inferiori rispetto al nostro Paese.