Rendiamo l’Italia più moderna. Dov’è finita la legge sulla concorrenza? Senza riforme non si ha progresso.

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In Italia le quisquilie assumono nel dibattito nazionale importanza enorme, mentre le questioni vitali per le famiglie, per la buona impresa, per la buona amministrazione pubblica sono relegate in un cantuccio. Eppure tutti chiedono benessere e più occasioni dimpiego, nonché stabilità dei posti di lavoro.

Un momento così determinante per il nostro futuro, dovrebbe essere vissuto con più responsabilità e serietà da parte dei soggetti che in qualche modo influenzano e decidono il modo di pensare e di agire del paese. Politici, opinionisti, associazioni sociali, avrebbero il compito di orientare il Paese nel unirsi in un tuttuno, per sprigionare la condizione di grazia che alimenta quella energia virtuosa che sa superare ogni resistenza di interessi particolari opposta a quelli generali.

Ormai tutti sono convinti che il piano europeo di investimenti sarà una grande occasione per assorbire debiti ed arretratezze economiche e culturali italiche, ma pochi hanno consapevolezza che per far si che la svolta possa avvenire occorre pulire tutti gli ingranaggi dagli ostacoli che non li rendono efficienti. Le riforme del lavoro, del fisco, della P.A., della giustizia, insieme alle riforme sulla concorrenza, diventerebbero potenti  catalizzatori in grado di sfruttare intensivamente gli investimenti.

Daltro canto, il contrario, significherebbe vanificare buona parte del potenziale degli investimenti, che come si sa, ove ben progettati, ben orientati, e legati agli effetti moltiplicatori che si sprigionano se legati agli interessi di sviluppo futuro legati ai cittadini lavoratori, ai cittadini consumatori, ed alle imprese, il risultato è garantito. Insomma i piccoli e grandi monopoli privati e pubblici, luso della leva fiscale sproporzionata rispetto alla resa dei servizi forniti ai contribuenti, la permanenza ingiustificata di enti locali e Stato nella intrapresa, e lassistenzialismo fine a se stesso, sono incompatibili con una buona economia.  In questo quadro non è comprensibile perché la bozza di legge per la concorrenza, già pronta da diverse settimane, pur dovendo andare in approvazione  a fine luglio, sia rimasta nei cassetti di Palazzo Chigi senza che nessuno sappia più che fine farà. Il provvedimento, ad esempio, dovrebbe occuparsi di concorrenza nei servizi pubblici locali, nelle autostrade, nellenergia, nei trasporti, nella gestione dei rifiuti, e del rafforzamento dei poteri esecutivi dellAutorità antitrust.

Tutti temi accantonati da un ventennio per la resistenza di poteri forti e di grumi antichi presenti nella amministrazione pubblica. Intanto i partiti hanno la bocca cucita, salvo esultare per la prima rata per lItalia degli aiuti europei. Nascondono ai cittadini e a se stessi che il Pnrr, è stato varato con limpegno davanti alla Commissione europea di cambiare il sistema della concorrenza, ovvero le modalità e le regolazioni ingiustificabile per un paese altamente industrializzato, che finora hanno danneggiato lefficienza della economia, determinando costi ingiustificabili e disservizi a carico dei cittadini.

In Italia si dovrà pur affrontare in questo tempo del perché le quisquilie ormai frequentemente assumono nel dibattito nazionale importanza enorme, mentre le questioni vitali per le famiglie, per la buona impresa, per la buona amministrazione pubblica sono relegate in un cantuccio, quando non colpevolmente ignorate. Eppure tutti chiedono benessere e più occasioni dimpiego e stabilità dei posti di lavoro. Aspirazioni sacrosante che però dovranno essere sostenute da modernità e trasparenza. Questo è il momento propizio.