Renzi e le grandi manovre

Un certo affanno connota l’azione dei renziani mentre i sondaggi inchiodano il partito a percentuali modeste

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Un certo affanno connota l’azione dei renziani mentre i sondaggi inchiodano il partito a percentuali modeste

La stagione delle grandi manovre è iniziata, soprattutto in casa renziana, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Il dopo Draghi sembra essere l’agenda politica degli attuali Partiti che lo sostengono, tutti proiettati su futuri nuovi scenari politici.

A condurre i giochi o, se si vuole, le trattative è il fido Ettore Rosato (presidente di Italia Viva) noto per la legge elettorale che porta il suo nome e che, di fatto, non ha fatto altro che continuare sul sistema delle liste bloccate senza possibilità di scelta da parte degli elettori.

Il prode renziano ha iniziato a girare l’Italia, nelle varie realtà regionali, a caccia di proseliti illustri per rafforzare un partitino che ad oggi, stando ai sondaggi, non raggiunge la soglia minima del tre per cento.

Ci sarà sicuramente tempo per rafforzarsi in vista delle politiche del 2023, ma come dice il famoso proverbio “chi ben comincia è a metà dell’opera” sembra riguardare soprattutto il piccolo stuolo renziano che sta affilando le armi in vista delle competizioni elettorali venture.

Il problema vero o, meglio, l’assillo dell’ex sindaco di Firenze è soprattutto quello di poter ereditare quell’elettorato moderato che fa capo a Silvio Berlusconi, tenuto conto che quest’ultimo, ormai, insieme al suo Partito è in caduta libera.

Ma principalmente anche in considerazione del fatto che PD e Movimento 5Stelle viaggiano a braccetto per una prossima alleanza politica di centrosinistra.

La scaltrezza del fiorentino è proprio quella (al di là delle dichiarazioni di intenti che negano alleanze con Salvini e con la Meloni) di poter far leva su tutto un elettorato moderato per porsi alla guida di un nuovo centrodestra e di contendere la leadership del Governo e del Paese al duo Letta-Conte.

Sul piano della strategia politica il progetto renziano è senza dubbio lungimirante, aggressivo e, se ben calibrato, vincente in termini immediati. Ma occorre confrontarsi e tener presente tutta una serie di problemi che ad oggi appaiono insormontabili. Ad iniziare dalla politica populista di Salvini e di Meloni, rispetto alla quale una forza politica moderata non solo dovrà fare i conti, ma soprattutto dovrà attenuare e ridurre ai minimi termini in quanto totalmente al di fuori della propria posizione politica.

Certo è che Renzi, proprio perché consapevole di queste realtà difficilmente componibili, si sta muovendo in maniera utilitaristica, avendo contezza che in politica contano i numeri e poi le idee.

E allora il senso di queste grandi manovre che Ettore Rosato ha iniziato nelle varie regioni hanno il senso e l’obiettivo di convincere soprattutto chi ha cospicui pacchetti di voti che Italia Viva acquisterebbe in dote per contrastare efficacemente Lega e Fratelli d’Italia, ma che poi sarà in grado di ricambiare ai diretti interessati come nuova legittimazione per la propria carriera politica.

Il gioco, anche se appare efficace, è abbastanza antico e richiama alla mente vecchie consuetudini interne alla Democrazia cristiana.

La nota dolente di questo progetto politico è, probabilmente, che l’uomo politico di Firenze ancora non calcola che dopo questo Governo Draghi (complice soprattutto la pandemia) nulla sarà più come prima e buona parte di questa classe dirigente dovrà, come si suol dire, fare le valige e tornare a casa.