Riaperta a Testaccio la mensa del Circolo San Pietro

Dopo i lavori di restauro

472

Articolo pubblicato sulle pagine dell’Osservatore Romano a firma di Marco Chiani

Eddy ha 41 anni, viene dalla Libia. È arrivato a Roma dieci anni fa, alla fine del 2009. È sposato e ha figli, ma da tempo non li vede. Eddy è uno dei tanti che giornalmente frequentano la Cucina economica del Circolo San Pietro in via Mastro Giorgio 37, al Testaccio.

Lunedì scorso, 16 dicembre, l’assistente ecclesiastico dell’antico sodalizio, monsignor Franco Camaldo, ha inaugurato la rinnovata sede al termine dei lavori di ristrutturazione, che dalla fine dell’estate avevano imposto una sospensione delle attività della struttura nel cuore del popolare quartiere romano.

Alla presenza del presidente Leopoldo Torlonia, dei soci e degli assistiti, il prelato ha benedetto la mensa, sottolineando come «la ristrutturazione sia stata fortemente voluta nell’ambito delle celebrazioni del 150° di fondazione, per dare ancora di più una risposta concreta alle tante esigenze e un effettivo sollievo alle sofferenze di tante persone». Come Eddy, appunto. Il quale racconta: «Mi sono trasferito qui per cercare un’occupazione, ma ho difficoltà. Dormo sotto un ponte del Tevere. Ho scoperto la mensa tramite ragazzi della zona: “Guarda che c’è un posto dove si pagano solo 2 euro e 50”. E così vengo qui a mangiare. Durante il giorno cerco lavoro come carpentiere, ma mi arrangio a fare qualsiasi cosa. La sera torno sotto il ponte, mi copro e cerco di dormire. Al mattino ci sono persone che fanno footing lungo la pista ciclabile che corre accanto al fiume. Non mi piace farmi vedere sdraiato per terra, anche per una questione di decoro. Così mi alzo presto. Qui ho trovato persone fantastiche: mi sento accolto come se fossi a casa mia. Mi manca tutto, i figli, la famiglia, la Libia. Ma dalla rivolta del 2009 lì non si può più stare. Avevo un lavoro, vendevo auto, è finito tutto. Preferisco dormire sotto i ponti piuttosto che tornare in Libia. Lì o spari o ti sparano. Una situazione intollerabile».

Per dare un’idea dell’attività della Cucina, occorre fare riferimento al 2018, anno in cui è stata in funzione per dodici mesi: Mastro Giorgio, attiva dal 1890, ha distribuito 15 mila dei complessivi 45 mila pasti che il Circolo San Pietro ha donato ai bisognosi della città di Roma anche attraverso le due altre cucine di via della Lungaretta 91/b e di via Adige, entrambe inaugurate nel 1933. E ben 39.600 sono stati i buoni pasto distribuiti dal sodalizio a parrocchie, istituti e all’Elemosineria apostolica. Del totale complessivo fanno parte circa 8000 buoni acquistati da benefattori. 

Ma anche chi si presenta in una Cucina sprovvisto di buono mangia ugualmente: «Siamo presenti a ogni pranzo. Per noi è importante stare coi poveri, esserci. A volte la nostra presenza può sembrare quasi superflua, ma non lo è», spiega Marcello, un socio del Circolo che presta servizio come volontario. «Spesso gli ospiti ci chiedono consigli — continua — cercano aiuto oltre il pranzo stesso e seppure la mensa svolga solo e soltanto il servizio di ristorazione cerchiamo per come possiamo di aiutare».

«A Mastro Giorgio ospitiamo cinquanta persone al giorno, con picchi di settanta — dice ancora Marcello — e se il pasto caldo finisce perché arrivano tante persone, serviamo tonno o carne in scatola. Vogliamo, infatti, che nessuno se ne vada senza aver mangiato qualcosa. Il nostro piano è di dare primo, secondo, contorno e frutta, un pasto completo».

Non sono mai i soci o i volontari — a Mastro Giorgio circa 25 dei complessivi 90 impegnati nelle tre Cucine economiche — a fare il primo passo nei confronti degli ospiti: «Noi non chiediamo mai nulla. Se una persona entra e vuole da mangiare, noi non le chiediamo nulla. Se invece è lei ad aprirsi, ci siamo. La discrezione, infatti, è per noi un elemento decisivo. Se uno entra e chiede di mangiare, io non gli domando nulla. A volte vengono anche persone distinte, vestite bene, ma non chiediamo spiegazioni».

Alcune persone sono ospitate in mensa per anni. Racconta Marcello: «Ci sono abitudinari che vengono da anni, per noi è triste perché significa che il bisognoso non risolve i suoi problemi economici. Se si assentano per dei mesi, invece, spesso vuol dire che sono stati in prigione. A ogni modo le uniche persone che non accettiamo sono spacciatori e approfittatori. Li mandiamo via e basta».

Alle Cucine del Circolo San Pietro si rivolgono, accanto agli avventori tradizionali, anche i “nuovi poveri” rappresentati da anziani senza sostegno economico, giovani privi di lavoro, uomini separati, immigrati extracomunitari, la maggior parte dei quali clandestini, ma anche chi entra ed esce dal carcere, e chi semplicemente vive nell’indigenza.

Dagli inizi delle Cucine economiche del Circolo San Pietro sono trascorsi 140 anni, ma la spinta caritativa è sempre la stessa. Tutto iniziò con Pio IX che istituì le mense nel 1877 con l’intenzione di sfamare i bisognosi, donando al sodalizio le pentole degli Zuavi, battaglione pontificio disciolto dopo il 1870, affinché a Roma «l’esercito dei poveri, che non sarebbe mai mancato alla Chiesa, avesse sempre una minestra calda». Il Circolo San Pietro, attivo già dal 1869, concretizzò così la propria vocazione più profonda con l’apertura di alcune Cucine, nelle quali si forniva un servizio, fatto non solo di aiuto materiale, ma anche di ristoro e cura dell’anima. Da allora le mense hanno cambiato diverse sedi, ma non hanno mai chiuso e i poveri hanno sempre avuto, 365 giorni all’anno, il loro pasto caldo. 

Dieci anni fa il sodalizio romano riuscì ad acquisire con grandi sforzi la proprietà delle mura della Cucina di via Mastro Giorgio, decidendo di ricordare con una targa i soci e gli amici benefattori che avessero partecipato attivamente all’acquisto dei locali. Oggi ripropone l’idea per rendere la struttura non più semplicemente una “mensa”, ma un’accogliente sala da pranzo dove gli ospiti possano ritrovare, o trovare per la prima volta, il calore di un pasto in famiglia. Le offerte superiori a mille euro saranno ricordate con una targa.