Ricordiamoci della Resistenza, solo così potremo capire e apprezzare la lotta degli ucraini per la loro indipendenza.

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Chiedere a Zelensky di arrendersi significa dare il messaggio che, di fronte a Golia, Davide non ha che da rassegnare le armi.

Giorgio Provinciali

 

Per fortuna la Resistenza al nazifascismo non è stata combattuta con gli smartphone dai “pacifisti social” del giorno d’oggi. Inutile festeggiare il giorno della memoria (corta) e poi disdegnar chi lotta per ogni centimetro della propria Terra e per i propri diritti, la propria libertà. Che poi, è anche la nostra. Eppure, al finto pacifista egoista medio dell’era social questo concetto non è chiaro.

 

Chi scrive “Zelensky arrenditi”, avrebbe detto lo stesso ai fratelli Cervi? Ai martiri della Resistenza tutti? Inutile cantare “Bella ciao” per poi rivolgere esternazioni vergognose e inviti alla resa a chi, davvero, una mattina s’è svegliato e ha trovato l’invasore. Sarebbe questo, il coraggio? Il testimone ricevuto in consegna dai martiri della nostra libertà è stato questo? Dunque, è stato tutto dimenticato? È davvero tutto qui?

 

In molti invocano il politico forte, il leader. Poi, quando sul serio si trovano di fronte qualcuno pronto a morire insieme al suo popolo per valori universali, che riguardano tutti quanti noi, ridono. Firmarsi per nome e cognome col commento a risata, che ormai è una sorta di censimento sul numero d’imbecilli in Italia, non rende eroi ma poveretti. Sui social ridono e voltano le spalle dall’altra parte, scrivono che non è una guerra nostra. Ah, no?

 

A loro dico, potete voltarvi quante volte volete ma prima o poi uno specchio lo incontrerete. Di fronte alle nostre coscienze messe a nudo, tutti quanti dobbiamo rendere conto. Chiedere a Zelensky di arrendersi significa dare il messaggio che, di fronte a Golia, Davide non ha che da rassegnare le armi. È questo l’esempio di coraggio che diffondiamo su questa spazzatura che ormai sono i social network? È questo l’esempio che abbiamo ricevuto da chi ha dato la vita affinché noi fossimo LIBERI, anche di scrivere certe idiozie?

 

Scorrere le dita sul touch screen dell’ultimo modello di smartphone dispensando consigli dal calduccio della poltrona, qui, coperti dallo scudo della NATO, è facile. Meno facile è dare concretamente un messaggio al mondo intero che ti guarda immobile, stando lí, senza alcuna protezione, tirando sul serio fuori attributi grandi così. Il rispetto lo merita chi dà tutto affinché i propri figli possano contare ancora sulla speranza di un futuro, su un esempio su cui crescere e far crescere le future generazioni. La parola dell’anno è stata “resilienza”. L’ultimo trend, tatuarsela sulla pelle. Davvero un peccato che, con la stessa mano tatuata, vengano scritte certe bestemmie.

 

Si scrive di onore e forza, mentre si è perso anche il più pallido barlume di ciò che a noi sono costati. In questi anni abbiamo visto di tutto: dal neofascista a parole, che si vanta di saper maneggiare con disinvoltura armi di ogni genere e scrive di onore e rispetto, a chi esce ora coraggiosamente da una trincea di silenzio durata anni e mostra un coraggio grande così, aiutando concretamente chi soffre con estrema dignità. Non dimenticheremo mai i nomi e i cognomi delle persone che hanno contattato in privato tutti quanti noi coinvolti in prima persona in questo dramma disumano, per combattere, a loro modo e per quanto nelle loro possibilità, così come non dimenticheremo nemmeno i nomi e cognomi di chi per anni ha millantato ciò che nella realtà dei fatti si è dimostrato invece il nulla mischiato col niente.

 

Chi sostiene l’importanza del dialogo, dovrebbe comprendere bene anche quanto per dialogare occorra essere attendibili, rispettabili, onorevoli, esemplari. Ma anche quanto dette qualità debbano appartenere anche al proprio interlocutore. Di fronte a un muro, lo stupido non è certamente il muro ma chi prova a parlarci. Di fronte a un criminale di guerra la Storia ha insegnato che certe strade sono meno percorribili di altre. I nomi di chi oggi può e deve fare qualcosa resteranno comunque nella Storia per secoli. Sta a lui scegliere come essere ricordato. Sarà la Storia a giudicare tutti quanti.