Righetto, il bambino-artificiere della Repubblica Romana

Piccoli eroi dimenticati. Si concludeva nel giugno del 1849 l’epopea del triumvirato democratico capitolino. Un ricordo del giovane eroe trasteverino.

304

Piccoli eroi dimenticati. Si concludeva nel giugno del 1849 lepopea del triumvirato democratico capitolino. Un ricordo del giovane eroe trasteverino.

Marco Giuliani

Di Righetto si sa molto poco, compreso il nome di battesimo e le generalità dei suoi genitori. Le poche notizie giunte sino a noi raccontano che aveva circa 12 anni, che proveniva da Trastevere, era orfano ed era un po’ mingherlino per un ragazzo della sua età. Tutta la sua famiglia era costituita da una fedele cagnolina, chiamata Sgrullarella perché aveva il vizio di bagnarsi alle fontane e dibattersi per asciugarsi. Nel rione si arrangiava sbrigando piccoli lavori offerti dai bottegai della zona per permettergli di mantenersi.

Roma viveva uno dei periodi più intensi della sua storia recente. Il 9 febbraio del 1849 era stata fondata, previa Assemblea Costituente, la Seconda Repubblica Romana (la prima risaliva a cinquantanni prima, istituita in età napoleonica), sorta a seguito dellesilio in Gaeta di Papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, ospitato nelloccasione dai regnanti delle Due Sicilie. La tensione tra il governo pontificio, profondamente contrario a un conflitto tra paesi cattolici, e i movimenti che si battevano per linstaurazione di un esecutivo laico aveva raggiunto un punto di non ritorno: il 15 novembre 1848 era stato assassinato Pellegrino Rossi, Primo Ministro dello Stato della Chiesa, e la spinta popolare diffusasi su larga scala dopo le Cinque Giornate di Milano cominciò a rappresentare una seria opposizione politica (e non solo) al potere secolare ecclesiastico. Anche Pasquino aveva ricominciato a parlare: sulla sua statua, per sottolineare le indecisioni del Papa sulla forma di statuto da adottare, era apparsa la scritta :

Pio Nono/

Sei buono/

Ma-stai.

Parte dei romani era rimasta delusa da quel giovane e innovativo pontefice, nel quale avevano riposto le aspettative a favore delle riforme, ma probabilmente chiedendogli quel qualcosa in più che non era in grado di poter dare. Righetto e gli altri ragazzi come lui non riuscivano percepire qual era il vero significato di tale condizione politica; il termine Risorgimentoforse suonava un postrano alle loro orecchie, ma Roma era tutto il loro mondo, e andava comunque difesa dai nemici. Gli avevano fatto conoscere Garibaldi, che aveva sentito parlare di quel ragazzino che spegneva le bombe, e Righetto ne era rimasto affascinato. Con impeti di neotenia giovanile, lui, sin dai primi giorni dellassedio, si adoperava con coraggio nel disinnescare quei proiettili di cannone che cadevano copiosi su Roma senza esplodere. Il suo motto era ad maiora semper;  con un panno bagnato ne strappava la miccia o la spoletta, e riconsegnava il residuo alla milizia repubblicana guadagnandosi uno scudo per ogni ordigno inesploso. Ne aveva salvate molte di vite, lui.

Per difendere la neonata Repubblica, stavano giungendo volontari da tutta Italia, compresi Garibaldi, Bixio, Mameli, Pisacane, Manara. Era arrivato anche Mazzini, che con Saffi e Armellini avrebbe istituito il triumvirato repubblicano passato alla storia come uno degli esperimenti democratici più brillanti del periodo. Lo scontro tra poteri si acuì pericolosamente, e per evitare di rimanere coinvolto in una guerra civile, il pontefice decise di ritirarsi verso Sud. Le grandi potenze europee, Francia e Austria in testa, non stavano certo con le mani in mano, e secondo i patti, per ripristinare lautorità della Chiesa di Roma si mossero di concerto. Il 24 aprile 1849 a Civitavecchia sbarcarono 7.000 soldati transalpini, da Napoli e Gaeta ne giunsero altri 18.000 (inviati da Ferdinando II). Roma era accerchiata, e Oudinot non ebbe pietà né per i civili, tanto meno per le chiese, i monumenti e gli splendidi palazzi barocco-rinascimentali della città. Racconta nei suoi diari Gustav von Hoffstetter, militare svizzero di stanza nellUrbe durante i combattimenti: «[Roma era bombardata dal fuoco nemico] L‘intervallo medio, tra la caduta e l’esplosione, era di 10 a 12 minuti secondi. Immediato era il precipitarsi che faceva la gente sur una bomba, per soffocarla, allorché essa ardeva alcuni secondi più del solito. Molte bombe furono in tal modo riportate, aventi la spoletta o ricacciata dentro, o strappata, o tagliata via. Per ognuna si pagava uno scudo».

E come il Gianicolo, Villa Glori e Ponte Milvio, anche Trastevere era sotto le bombe. Allaltezza della Renella, accanto allattuale Piazza Trilussa, Righetto si gettò su alcuni proietti per disinnescarli. Correva il 29 giugno. «Panza a tèra!» – gridò ancora una volta per avvertire la gente del pericolo. Ma andò male, e un ordigno gli esplose addosso, dilaniandolo. Santo Spirito era sotto tiro, e non fu possibile neanche portarlo in ospedale. Morì a distanza di poche ore presso labitazione di unanziana signora, a Via Belsiana, di fronte a Campo Marzio. Il 30 giugno Roma si arrese. Da alcuni anni, tra i busti eretti al Gianicolo a memoria della Repubblica Romana, è stato depositato anche quello di Righetto, raffigurato insieme alla sua amata cagnetta mentre alza un braccio a mò di saluto. Sul marmo è incisa uneffige che riporta testualmente: A Righetto giovane trasteverino simbolo dei ragazzi caduti in difesa della gloriosa Repubblica Romana del 1849.