Roma, 8 dicembre 1854: Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione

Lo fece, non a caso, in un momento di accesi dibattiti nella Chiesa cattolica. Le ragioni

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Mentre il Times di Londra tentava di irridere lo Stato della Chiesa perché – a suo tempo era opinione diffusa tra i luterani – ritenuto sempre più superstizioso, l’8 dicembre 1854 Pio IX proclamò solennemente in San Pietro il Dogma dell’Immacolata Concezione.

Lo sforzo effettuato per fare in modo che Roma offrisse al mondo l’immagine di una curia impegnata e raccolta intorno al suo pontefice diede i suoi frutti: giunsero migliaia di pellegrini e prelati da tutti i continenti, ansiosi di celebrare uno dei simboli più amati della cristianità. I protestanti, tronfi del loro anti-papismo, dovettero (loro malgrado) riconoscere l’universalità e la capacità di attrazione del Cristianesimo cattolico romano. Così, alla presenza di centinaia di cardinali, vescovi, arcivescovi e di fronte a una città austera ma festante, Papa Mastai, che era anche un sentimentale e appariva evidentemente provato dalle rivolte del ‘48, con la Bolla “Ineffabilis Deus” decretò Maria immune da ogni macchia e dalla colpa originale (secondo la Chiesa, ogni essere umano nasce col peccato e solo la Madre di Cristo ne è esente).

Era una promulgazione diversa dalle altre, tanto che le prime perplessità furono espresse proprio da alcune delle più alte cariche ecclesiastiche. L’allora vescovo di Perugia Monsignor Gioacchino Pecci (il quale 24 anni dopo fu successore di Pio IX col nome di Leone XIII), ad esempio, si dichiarò inequivocabilmente contrario ad una proclamazione tout court del dogma, soprattutto perché avvenuta mediante decisione unilaterale del pontefice. E probabilmente, una minoranza degli ambienti clericali pensò ad un eccesso di protagonismo.

Da dove sorgevano i dubbi? Sicuramente, l’idea che la bolla non fosse strettamente necessaria era motivata dal desiderio di non esporre la cristianità e i suoi rappresentanti a nuovi contrasti con le altre religioni, per altro già storicamente intercorsi, specie nelle regioni del Nord Europa. Inoltre, secondo gli scettici, quella proclamazione non fu affatto considerata innovativa. Nonostante le incertezze, tuttavia, Pio IX, forte dell’appoggio della stragrande maggioranza dell’episcopato, proseguì per la sua strada confermando il suo impegno spirituale e la sua attività teologica; non era un caso che tale politica venisse intrapresa in un momento di particolare difficoltà dello Stato della Chiesa. Ponendo Maria nella piena centralità della dottrina cattolica, si manifestava infatti un rinnovato sentimento nella fede e un invito ai fedeli a una maggiore “militanza”.

Condizionato dalla necessità di ribadire il peso del suo regno e minacciato costantemente da “fattori esterni” che da anni tentavano di limitare il potere temporale ecclesiastico, Papa Mastai mosse dure critiche alle amministrazioni laiche di alcuni stati autonomi presenti all’interno dei confini italici, tra cui il Piemonte. In un discorso tenuto innanzi ai vescovi riuniti in San Pietro, il 9 dicembre (24 ore dopo la proclamazione del dogma) evidenziò l’errore che stava compiendo Cavour nel sopravvalutare le esigenze geo-politiche dei governi e gli interessi di pochi rappresentanti acattolici delle istituzioni decisi a ridurre – se non addirittura azzerare – le competenze ecclesiastiche. Ecco alcuni passi del suo discorso:

“[…] Singolare privilegio in verità convenientissimo alla Madre di Dio di essere scampata salva ed immune, la grandezza di questo privilegio varrà moltissimo eziandio per confutare coloro i quali negano che la natura umana sia corrotta per la prima colpa, ed amplificano le forze della ragione affine di negare o di scemare il beneficio della Rivelazione”.

Con la campagna di sensibilizzazione condotta da Pio IX, la Chiesa di Roma si preparava a ulteriori anni di conflitti ideologici, di contrasti politici con il governo sabaudo e di dibattiti accesi all’interno stesso della sua comunità. Tutti elementi che funsero da preludio all’Unità d’Italia.