Salvatore Rebecchini è stato un grande sindaco, nonché un lucido interprete del centrismo degasperiano nella Capitale.

Il video dell’Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani (ANDC), presente sul canale YouTube de “Il Domani d’Italia”, inquadra bene la figura del Primo cittadino di una Roma appena uscita dalla catastrofe del fascismo e della guerra. Occorre tuttavia ricordare lo stretto legame tra Rebecchini e la Dc di De Gasperi, altrimenti il profilo dell’uomo e dell’amministratore pubblico non corrisponde appieno alla giusta verità storica.

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Il video dellAssociazione Nazionale dei Democratici Cristiani (ANDC), presente sul canale YouTube de Il Domani dItalia, inquadra bene la figura del Primo cittadino di una Roma appena uscita dalla catastrofe del fascismo e della guerra. Occorre tuttavia ricordare lo stretto legame tra Rebecchini e la Dc di De Gasperi, altrimenti il profilo delluomo e dellamministratore pubblico non corrisponde appieno alla giusta verità storica.

Ho riflettuto sulla bella presentazione di Salvatore Rebecchini, sobria, senza enfasi ma al tempo stesso attenta a rimarcare i tratti distintivi del personaggio, uomo di cultura, cattolico, modernizzatore, capace di scelte urbanistiche funzionali allo sviluppo della città e in prospettiva dellarea metropolitana. Il merito delliniziativa è dellAssociazione Nazionale dei Democratici Cristiani (ANDC) che ho avuto lonore di presiedere fino a qualche mese fa, per poi passare la staffetta allamico DUbaldo. Questa opera di ricostruzione storica è fondamentale. Forse alcune vicende avrebbero richiesto un maggiore approfondimento, come ad esempio quella che allepoca interessò la costruzione dellhotel Hilton a Monte Mario, scatenando una delle prime aggressioni politiche alla Dc in nome di una esasperata e grezza questione morale. Nondimeno sarebbe stato interessante, su un altro piano, illustrare loperazione che portò a realizzare il tunnel di Porta Cavalleggeri, funzionale al collegamento tra PonteDuca DAosta, via Gregorio VII e via Aurelia, verso il Grande Raccordo Anulare.  

Lo stesso successo non ebbe lipotizzato tunnel da Piazza di Spagna a Via Veneto per lopposizione dei radicalambientalisti prima maniera, sempre guidati dallEspresso. Lidea in forma più ridotta e parziale sarà infine adottata per collegare il parcheggio di Villa Borghese a Piazza di Spagna e quindi alla stazione della Metro A. Si potrebbe andare avanti, cercando insomma di capire meglio, a beneficio di unanalisi più compiuta, cosa significasse negli anni 50 lafame di case per limpetuosa immigrazione e la crescita esponenziale della popolazione della città.

Tutto ciò premesso, è mancata a mio parere lindicazione circa la collocazione di Rebecchini nel preciso contesto storico e politico. Era un civico prestato alla politica, ma fece una scelta di campo. Si presentò con le liste della Dc altrimenti non avrebbe potuto fare il sindaco con le sue sole forze. Governò la città nellottica di una grande opzione democratica, magari con una certa inclinazione al moderatismo, con ciò interpretando da par suo la funzione del centrismo degasperiano. Alla luce delle successive evoluzioni, ovvero con lavvento del centro-sinistra in Campidoglio, la sua figura apparve consegnata a un tempo contrassegnato dalla subalternità del partito alla visione e alla iniziativa dei blocco moderato-clericale.

La scelta della famiglia sarà confermata anche dal figlio Francesco, senatore per cinque legislature, poi più volte sottosegretario, eletto a Roma, ma anche in Lombardia per volere di Albertino Marcora (uno dei leader della sinistra di Base). Posso anche comprendere che poi Gaetano, di fronte alla catastrofica diaspora della Dc, sia stato protagonista della nascita e della evoluzione di Alleanza Nazionale, cui ha dato un rilevante contributo culturale con il suo Centro di orientamento politico e con gli interessanti incontri di Palazzo Colonna. La stella polare della famiglia, tuttavia, non può che rimanere la Dc. E tralasciare questa appartenenza fa un torto al sindaco e alla Dc, nonché si potrebbe dire un torto a quanti di noi genitori zii e nonni lo hanno votato, Dalvatore Rebecchini, e sarebbero oggi orgogliosi di scelte come quelle da lui compiute nellinteresse della città.

Queste sono alcune puntualizzazioni semplici e modeste, in spirito di amicizia. Non rappresentano una critica, in definitiva, ma una amara riflessione perché spesso tocca fare i conti, ma stavolta incidentalmente, con le troppe remore che gravano sulla memoria della complessa vicenda democristiana.