Sassoli: “Siamo ancora dentro l’inverno della crisi e della pandemia, ma dobbiamo sentire forte la spinta a costruire la nostra primavera”.

Ieri a Barcellona si è svolto il 18° Forum di dialogo tra Italia e Spagna. Nella circostanza il Presidente del Parlamento europeo ha pronunciato un discorso ufficiale, che qui presentiamo integralmente.

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Ieri a Barcellona si è svolto il 18° Forum di dialogo tra Italia e Spagna. Nella circostanza il Presidente del Parlamento europeo ha pronunciato un discorso ufficiale, che qui presentiamo integralmente.

Signore e signori,

sono lieto che la Conferenza sul futuro dell’Europa sia uno dei temi da discutere in questo forum di alto livello fra Spagna e Italia. Grazie per linvito e un caro saluto alle autorità spagnole e italiane presenti.

In effetti, fin dall’inizio di questa legislatura, la Conferenza sul futuro dell’Europa è stata una priorità per il Parlamento europeo. Anche prima della pandemia, il Parlamento era convinto della necessità di dar vita ad un dialogo fra istituzioni e cittadini per sviluppare insieme una visione del nostro futuro.

Le varie crisi dell’ultimo decennio ci avevano già indicato la necessità di rivedere alcuni funzionamenti della governance europea non sempre in grado di offrire soluzioni efficaci alle tante sfide inedite che il mondo globale ci sottopone. Ma con la pandemia questa necessità è diventata più urgente, drammatica e senza dubbio improcrastinabile.

Se abbiamo bisogno di riforme nei nostri Stati membri, abbiamo bisogno di riforme anche nei meccanismi europei.

Stiamo chiedendo impegni importanti a tutti i paesi e anche   le istituzioni europee devono sentire il dovere di mettersi in discussione.

Questi 15 mesi di pandemia ci offrono una grande lezione:  abbiamo capito bene cosa funziona e cosa non funziona; quali meccanismi inceppano la macchina politica e quali non sono in grado di coniugare efficienza e competenza.

Abbiamo capito, ad esempio,  cosa consente ai cittadini di riconoscersi nellazione delle istituzioni europee e cosa invece li allontana.

Non è un caso che tante decisioni assunte a livello europeo abbiano ribaltato il giudizio di settori dellopinione pubblica abituati a una Europa lenta, non in grado di assumere iniziative con rapidità. LUnione europea in questo anno si è fatta apprezzare, invece, perché ha preso decisioni e sviluppato iniziative per tutti i 27 paesi dellUnione. Non è un caso che gli ultimi dati di Eurobarometro ci dicano che i nostri cittadini, a stragrande maggioranza, vorrebbero unUnione con più competenze, dunque più forte.

E questo è un dato che ribalta gli umori con cui abbiamo iniziato la legislatura europea nel 2019, quando la sfiducia nei confronti dellEuropa era molto diffusa. UnEuropa che non rinvia, che assume responsabilità e decide consente ai cittadini di essere più sicuri e ai nostri paesi di reagire a sfide a cui nessuno potrebbe rispondere da solo.

Per la prima volta, infatti, lUnione europea ha sviluppato  meccanismi di solidarietà senza precedenti. Durante questa crisi, abbiamo capito la necessità di agire uniti, di sospendere gli strumenti che avevamo perché non erano adatti a questa fase e inclini ad aumentare le diseguaglianze – come il Patto di Stabilità e crescita –  introducendo criteri inediti per lemissione di debito comune.  

LEuropa che investe su stessa ha grande successo, come abbiamo visto nei mesi scorsi con il meccanismo Sure e nei giorni scorsi con la prima tranche di obbligazioni made in UE’  utili a finanziare il Next Generation UE.

Tutto questo è conveniente per il nord, lest e il sud dellEuropa e dunque se è conveniente è replicabile.

Ricostruire le nostre economie e continuare ad integrarle nello spazio europeo sarà utile per rafforzare la nostra resilienza, la nostra sicurezza minacciata da ingerenze esterne,  e consentirci di sostenere insieme la sfida della concorrenza commerciale a livello globale.

È un segnale positivo quello che è arrivato con lultimo G7 di aver ripreso a navigare con lamministrazione Biden nel nostro Oceano, dopo anni in cui il Pacifico sembrava aver marginalizzato lAtlantico.

Ci stiamo accorgendo di quanto lUnione stia tornando centrale. Oggi niente è possibile senza lEuropa. Nessuna dinamica globale può prescindere dalla posizione europea.

Senza la nostra azione non sarà possibile sostenere che la democrazia sia più efficace dellautoritarismo. E al tempo stesso non sarà possibile reagire ai fenomeni globali diminuendo le enormi disuguaglianze presenti, netantomeno scommettere su regole che coniughino concorrenza leale e difesa dei diritti fondamentali.  

Come funziona la democrazia europea è fondamentale in tutto questo e avrà  riflessi anche nello scacchiere del Mediterraneo dove anni di disimpegno, di muri alzati, interessi contrapposti  non hanno prodotto altro che frantumazione, violenza, conflitti, morte.

Siamo ancora dentro linverno della crisi e della pandemia,  ma dobbiamo sentire forte la spinta a costruire la nostra primavera.

Cari amici spagnoli e italiani dipenderà anche da voi se saremo in grado di rilanciare quel sentiero di Isaia e spezzare le spade per farne aratri… Con una democrazia che funziona consentendo di parlare con una voce sola potremmo consentire di aprire anche nel Mediterraneo nuovi canali di comunicazione e dialogo.

È per questo che il Parlamento europeo, che ha accompagnato e migliorato tutti gli strumenti per rispondere alla crisi, ha deciso di scommettere sulla Conferenza sul futuro dellEuropa.

Siamo in un momento in cui i cittadini vogliono assumersi responsabilità, vogliono avere voce in capitolo nelle politiche che riguardano la loro vita quotidiana e il futuro del pianeta. I meccanismi di consultazione dei cittadini hanno dimostrato il loro valore in molti paesi.

Bisogna ammettere che c’è voluto del tempo per riunire i punti di vista talvolta diversi presenti nelle nostre istituzioni sullo scopo di questa conferenza. Ho lavorato intensamente su questo durante i mesi di negoziati con la presidente Von der Leyen, la presidenza tedesca e poi quella portoghese che ringrazio, e finalmente siamo riusciti a definire e firmare insieme lo scorso marzo la dichiarazione congiunta che fissa il mandato e lorizzonte della Conferenza.

Fondamentale aver accettato di arrivare il prossimo anno con un pacchetto di prime conclusioni ma senza una data di scadenza e non aver inserito linee rosse sulle conclusioni della Conferenza. Questo significa massima libertà,  niente tabù  e conclusioni trasmesse a tutte le tre le istituzioni per ladozione delle iniziative da intraprendere.  

Il Comitato Esecutivo e i tre co-presidenti hanno fatto un lavoro importante da allora e in poche settimane hanno messo la conferenza sulla buona strada. L’inaugurazione ufficiale a Strasburgo il 9 maggio e il lancio della piattaforma digitale hanno dimostrato l’ambizione delle nostre istituzioni e delle parti interessate per questo importante esercizio.

Oggi per la prima riunione dell’assemblea plenaria a Strasburgo  un gran numero di partecipanti ha confermato la propria presenza e questo è molto promettente.

Siamo fermamente convinti che la Conferenza debba arrivare alla fine di questo esercizio con proposte concrete. E ad indicare metodologie per sviluppare politiche comuni. Cosa ci chiedono oggi i nostri cittadini? Ad esempio, di uscire dalla pandemia con una vera politica europea sulla salute umana. Non partiamo da zero, abbiamo fatto una grande esperienza,  ma abbiamo bisogno di  competenze nuove. E lo stesso vale, come ben segnalato dai premier dei governi spagnolo e italiano, per una politica europea sullimmigrazione e lasilo. Sono sempre più convinto che sia arrivato il momento di intervenire con pragmatismo per una grande iniziativa europea per il salvataggio in mare, per una regia di corridoi umanitari e per un ingresso regolare con una redistribuzione equilibrata che tenga conto delle necessità dei mercati del lavoro dei nostri Stati membri. Basta morire nel Mediterraneo, e basta vietare di entrare in Europa.

Con la Conferenza rifletteremo anche sulla centralità dellistituzione parlamentare europea. È il centro della nostra democrazia. Come ogni parlamento nazionale, il diritto d’iniziativa dovrebbe essere effettivamente conferito al Parlamento Europeo affinché la nostra istituzione possa fare proposte alla Commissione e al Consiglio, e non esserne solo il destinatario.

Dovremmo anche aumentare la trasparenza delle elezioni e permettere ai cittadini di indicare le loro preferenze per la presidenza della Commissione.

Allo stesso modo, non possiamo evitare la questione dell’unanimità nel Consiglio. Una democrazia funziona se vi sono garanzie per le opposizioni ma consentendo alla maggioranza di assumere iniziative e prendere decisioni. E noi crediamo in questo sistema. È la nostra carta didentità. Ma una democrazia che decide allunanimità blocca se stessa, non risponde alle attese dei cittadini e  contribuisce alla sfiducia verso l’UE.

In questi 15 mesi abbiamo capito che possiamo non avere tabù, ecco perché possiamo permetterci di affrontare questo esercizio liberamente e con fiducia nel dibattito democratico.

La nostra unità è la garanzia del nostro successo. E in questo   i paesi europei del Mediterraneo possono aiutare ad accorciare quelle  distanze che per troppo tempo hanno diviso lEuropa.  Stiamo vivendo  in un momento molto speciale della storia europea e un vento nuovo ci carica di grandi responsabilità. Spetta a noi avere il coraggio di scrivere un nuovo capitolo della nostra storia comune.