SCELTE ADEGUATE A ELEZIONI RAPIDE.

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La coalizione per Draghi”, anziché inseguire i populismi sul loro terreno, deve puntare innanzitutto a caratterizzarsi per la concretezza e il buon senso. Per questo il Pd, partito della medio-alta borghesia, deve confermare la rottura col M5S e stringere unalleanza strategica con il centro popolare.  Lagenda sociale si esprime e si rafforza non con alleanze con soggetti inaffidabili, ma con la concretezza di atti di governo capaci di dare rappresentanza agli interessi diffusi della classe media. Sapendo che il vero bipolarismo in queste elezioni sarà purtroppo quello fra il voto e lastensione.

 

Giuseppe Davicino

 

Il treno delle “elezioni rapide” è partito così veloce in un pomeriggio in piena estate che mentre si fatica ancora a realizzare quanto successo, si è già in campagna elettorale. Eppure non è difficile cogliere il contrasto tra le ambiguità di quasi tutti i partiti e la determinazione politica, non solo istituzionale, commisurata alla delicatezza del momento, del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio. Entrambi sembrano aver imposto, alla luce del sole e senza alcuna forzatura costituzionale, un andamento a questa fase politica elettorale che altrimenti avrebbe potuto trascinarsi a lungo, regalandoci nuove fantasiose capriole.

 

Il governo degli affari correnti, dai faldoni spessi, è tornato al lavoro con il proposito ben chiaro di monitorare e affrontare qualunque priorità ed emergenza che si dovesse presentare oltre a quelle già note. Nessun vuoto, nessun rallentamento, Roma non si ferma per guardarsi l’ombelico ma è presente senza pause sulla scena europea e globale. In tal modo è stata costruita la cornice di stabilità nella quale le forze politiche potranno organizzare le loro proposte e il popolo sovrano potrà pronunciarsi il prossimo 25 settembre.

 

La legge elettorale nella sua parte maggioritaria incentiva a costituire ampie alleanze e ad alzare lo scontro tra gli schieramenti. L’Agenda Draghi è divenuta uno spartiacque trasversale tra coloro che intendono proseguirla e coloro che intendono superarla pur senza spiegare bene in quale modo. Appare molto concreto il rischio che le ragioni di opportunità elettorale superino quelle di natura politica. Credo anch’io come molti, che se il Partito Democratico, in positivo uno dei non protagonisti della fine di questa legislatura, facesse prevalere l’aritmetica dei collegi sulla razionalità politica, riaprendo ad una alleanza con il Movimento Cinque Stelle, commenterebbe un errore di prospettiva, così come se non sfruttasse tutte le opportunità di alleanza con l’area di centro. L’agenda sociale si esprime e si rafforza non con alleanze con soggetti inaffidabili ma con la concretezza di atti di governo capaci di dare rappresentanza agli interessi diffusi, a quella classe media senza la quale non vi può essere democrazia in senso pieno.

 

La coalizione “per Draghi”, anziché inseguire i populismi sul loro terreno, deve puntare innanzitutto a caratterizzarsi per la concretezza e il buon senso. Spiegando agli elettori che l’iperinflazione da caro energia non si doma con mancette o bonus, ma attraverso la prosecuzione della politica energetica “matteiana” rivolta verso l’Africa, che Draghi ha iniziato. Che il conflitto in Ucraina non è una guerricciola, ma uno scontro tra due visioni di governo del mondo, e che mentre si contrasta l’invasione russa bisogna pensare a quale tipo di mondo vuole l’Occidente, e a ciò che verrà dopo la guerra, al tipo di relazioni che vorremo riallacciare con la Russia, gli altri Brics e l’80% del mondo che occidentale non è. Che la transizione ecologica non si fa a scapito dei ceti popolari, con scelte punitive e traumatiche, talora con la cecità del furore ideologico, ma con gradualità, guardando alla sostenibilità sociale ed economica delle scelte, guadando con decisione e in stretto coordinamento con gli Stati Uniti, alle nuove e più promettenti fonti di energia pulita complementari alle rinnovabili.

 

Il tutto senza dimenticare, mentre inevitabilmente nelle prossime settimane i toni del confronto politico si faranno più accesi, che tale dibattito coinvolge, se va bene, non più della metà del corpo elettorale. Come anche ormai i sondaggisti cominciano a rilevare, il vero bipolarismo in questa campagna elettorale si giocherà, purtroppo, tra la fascia di cittadini a cui i partiti riescono ancora a dire qualcosa e la fascia di cittadini, probabilmente altrettanto consistente, per i quali in questa fase i partiti non sembrano dire più qualcosa. Sarebbe un errore rinunciare in partenza a tentate di parlare anche, e direi soprattutto ,con loro. Anche perché tra di essi una parte non trascurabile ha guardato con attenzione all’esperienza di governo di Draghi, e si aspetta certo misure di governo concrete ma anche un discorso chiaro e coinvolgente sugli obiettivi, su dove si sta portando il Paese. E non nuove cortine fumogene di stampo populista che, nel bene e nel male, non ammagliano più l’elettorato.