Scuola: quel pasticciaccio brutto dei lavoratori fragili

L’anno scolastico è iniziato e siamo a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni: specie tra i docenti ci sono numerose persone affette da gravi patologie che le espongono ai rischi

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Dopo mesi di silenzio sull’argomento, una settimana fa la Ministra Azzolina ha affrontato lo spinoso tema dei cd. lavoratori fragili della scuola, in prossimità della riapertura delle scuole:  “Il nostro compito è anche garantire i dipendenti a rischio”. Ad oggi pare tuttavia, dal tam tam sindacale, delle associazioni professionali, dalla voce delle riviste di settore che il problema non sia stato affrontato e  chiarito.

L’anno scolastico è iniziato e siamo a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni: specie tra i docenti ci sono numerose persone affette da gravi patologie che le espongono ai rischi del Coronavirus a motivo di tumori, malattie croniche invalidanti e progressive, trapianti, condizioni di immunodepressione acuite dalle cure pesantissime a cui sono sottoposte. Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza alcune tutele erano state assunte nel periodo apicale del lockdown. Ma la situazione attuale è quella chiaramente descritta in una nota del 3 agosto della Figgm, la Federazione dei medici di famiglia:  “Il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, in conseguenza alla proroga dello stato di emergenza deliberata dal Consiglio dei Ministri, ha esteso dal 31 luglio al 15 ottobre 2020 diverse disposizioni. La scadenza delle disposizioni legislative diverse da quelle esplicitamente individuate dal decreto legge n. 83, connesse o correlate alla cessazione dello stato di emergenza, resta riferita al 31 luglio 2020.

Tra queste, si evidenzia la disposizione prevista dall’art. 26, comma 2, del Decreto-legge cd “Cura Italia”, prorogata fino al 31 luglio dall’art. 74 del Decreto-legge cd “Rilancio” del 19 maggio 2020. Tale articolo aveva previsto che per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità (art.3, co.3, L. 104/1992), nonché per i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, il periodo di assenza dal servizio era equiparato al ricovero ospedaliero ed era prescritto dalle competenti autorità sanitarie, nonché dal medico di assistenza primaria che ha in carico il paziente”. Ed è proprio questo tipo di patologie gravi che sono state escluse dalle tutele previste dal D.L.83 citato: di fatto non sono estese fino al 15 ottobre, data del previsto termine dello stato di emergenza.

Gli istituti scolastici sono interpellati dal personale che – trovandosi nelle condizioni di salute che prima erano tutelate dallo status di “lavoratori fragili”- chiedono di essere valutati al fine di evitare l’impatto con una situazione di ripartenza ancora non ben definita, col rischio di una sovraesposizione al contagio.

Essi sono indirizzati al vaglio dei “medici competenti”, nominati dai presidi in via di autotutela dell’Amministrazione e di accertamento delle condizioni di salute dei richiedenti, al fine di certificare la compatibilità o meno con la permanenza in ambienti di lavoro affollati come le scuole.

Si tratta di professionisti “competenti” nel vero senso della parola, in genere medici legali o del lavoro. 

Ma vige uno stato di incertezza inaccettabile per tutti poiché a fronte degli accertamenti non è chiaro l’utilizzo del personale affetto da patologie gravi, considerando la mancata estensione delle precedenti tutele per effetto dei “tagli” introdotti dal DL 83. Ove si tratti di docenti si pone con urgenza il problema della loro sostituzione con supplenti, dovendo garantire avvio delle lezioni e continuità didattica.

Anche un utilizzo in compiti diversi comporta decisioni delicate per i soggetti fragili e per i dirigenti scolastici che devono assumere decisioni adeguate e utili al funzionamento della scuola.

Certo, finora sono stati i presidi i cirenei che hanno portato la croce dei ritardi e delle indecisioni di Governo e Ministero. La situazione lambisce i confini dell’indecenza: l’accertamento diagnostico, funzionale all’utilizzo del personale  è affidato alla valutazione medica ma non esistono – tra le tanti diramate e vigenti- linee guida ministeriali su un utilizzo diverso e dignitoso del personale, sull’esonero momentaneo dal servizio in coincidenza con la “coda” dell’emergenza pandemica, eppure un chiarimento su questo punto è imposto dalla necessità di tutelare i soggetti che  ad ogni titolo vivono diverse ore a contatto con soggetti terzi nell’affollato (pur se distanziato) ambito scolastico.

Francamente appare inspiegabile questo silenzio “dall’alto”: non si può certo dire che finora la vicenda della ripartenza delle scuole sia stata gestita con preveggenza e lungimiranza, restano molto coni d’ombra che andranno chiariti in situazione. Rimane l’amarezza del fatto che il sistema scolastico nel suo complesso occupa stabilmente i piani bassi degli interessi della politica nazionale, come ampiamente e dolorosamente certificato dagli organismi internazionali, a cominciare dall’OCSE. Complessivamente si può definire una situazione vergognosa, per un Paese ricco di storia e di cultura come il nostro.