Se l’amore salverà il mondo…Il dovere di un esame di coscienza.

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C’è da riflettere, fino in fondo, sulle trasformazioni economiche e politiche degli ultimi anni. Non ci sono alibi e salvacondotti per nessuno: l’esame di coscienza deve interessare anche gli eredi di una storia interpretata e vissuta, sebbene faticosamente, all’insegna dei principi cristiani. Se l’amore salverà il mondo, allora è necessario un atto di amore, vero, sincero, disinteressato di chi ritiene di rappresentare ancora la cultura e i valori del cattolicesimo democratico.

Non meravigliano certe passerelle di presentazione di libri che riflettono soltanto un ritorno all’ovile di quella politica sterile, dorotea, capace soltanto di sopravvivere con la semplice gestione del potere e con la ricerca quasi spasmodica di posti e di candidature importanti. In effetti, la situazione reale richiede altri tipi di considerazione, altri atteggiamenti nell’approccio ad un rinnovato impegno politico. Evitiamo in ogni caso – solo perché il tema è abbastanza inflazionato e ormai fa parte del patrimonio comune della quasi totalità delle menti pensanti –  i risvolti dell’attuale situazione drammatica che sta attraversando l’Ucraina, anche se occorrerebbe una valutazione più obiettiva e meno settaria. Sta di fatto che il fulcro della questione è rappresentato dalla necessità di ripartire in termini di sviluppo e non solo economico.

L’economicismo non può rappresentare il punto di partenza di una politica che vuole essere vicina al cittadino comune (con tutte le problematiche, certamente anche economiche, che lo riguardano) o, più consapevolmente, i mezzi usati sinora vanno riconsiderati alla luce del nuovo che è emerso nel Terzo Millennio. Achille Ardigò diceva che “ogni conquista che non sia interiore non tiene” e quindi occorre saper interpretare l’animo umano al di là delle tecniche economiche fini a sé stesse, perché occorre riconsiderare tutte le strutture economiche che sinora hanno retto il sistema a livello mondiale. Per cui, occorre anche dire che nel rinnovamento delle strutture economiche è superfluo, ma soprattutto perdente pensare di operare un cambio di rotta usando gli stessi metodi e gli stessi mezzi della vecchia politica liberista.

Ma perché questo cambio di rotta? Al di là delle nuove esigenze che son venute alla ribalta con la nuova visione del mondo, vi è al fondo la constatazione che il sistema economico nel corso degli anni si è progressivamente distaccato dai principi della morale e dell’etica; anzi, possiamo dire che il sistema economico liberale o capitalista rifiuta esplicitamente di agire secondo i valori della morale. Lo Stato, o il sistema liberale, non ha altro fine se non quello di lasciare libero gioco al potere economico, disinteressandosi di tutto ciò che avviene nel sociale, ossia tra la stragrande maggioranza dei cittadini.

Se guardiamo la situazione politica attuale nel nostro Paese (ma non solo), constatiamo che ormai quella funzione sociale della sinistra storica, sull’onda della propria ideologia marxista che, comunque, si legava al destino degli sfruttati e dei poveri, ormai è sparita quasi completamente nell’attuale sistema partitico. Dall’altro, la stessa cultura dei cattolici democratici (legata soprattutto alle posizioni più avanzate delle sinistre democristiane) oggi sconta sia l’evanescenza ideale di una classe dirigente confluita nel Pd, ma soprattutto l’abbraccio mortale con la cultura liberista che tanti danni sta producendo a livello sociale ed economico. Né appaiono credibili iniziative e nuovi partitini sull’onda dell’emozione personale, ossia di quel culto dell’individualismo che non appartiene alla cultura vera e migliore del cattolicesimo democratico.

Più che soffermarsi sul liberismo degli anni Ottanta a livello mondiale, occorrerebbe anche guardare alla situazione italiana di quel periodo nel quale una parte maggioritaria della sinistra democristiana (osannata ancora oggi da taluni) non ha rappresentato altro che uno strumento di potere e di pressione dando il via alla fine del pensiero politico dei cristiani. Se l’amore salverà il mondo, allora è necessario un atto di amore, vero, sincero, disinteressato di chi ritiene di rappresentare ancora la cultura e i valori del cattolicesimo democratico, ma che in realtà altro non è che un uso personalistico del potere lontano e distante dalla realtà e dai problemi quotidiani del popolo italiano.