Senza centro non si governa.

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Di fronte al fallimento del bipolarismo selvaggio” e alla caduta del dogma populista e sovranista, è di tutta evidenza che saranno altre categorie a dominare il futuro equilibrio politico. E, sotto questo versante, la politica di centro” e il centro saranno indubbiamente i protagonisti della prossima contesa elettorale.

 

Giorgio Merlo

 

Il dibattito sul centro impazza. E, al netto delle caricature e delle fantasie di alcuni commentatori, è indubbio che le prossime elezioni saranno caratterizzate dalla presenza politica del centro. Mi spiego meglio. Ci sono almeno 3 considerazioni che non possiamo non fare alla vigilia di una lunga campagna elettorale che ci porterà al voto nella primavera del 2023.

 

Innanzitutto viviamo in un’altra stagione storica rispetto al voto del marzo 2018. Il tramonto, triste e anche un po’ squallido, del populismo grillino da un lato e la crisi palpabile del sovranismo di marca leghista dall’altro, evidenziano che si è chiusa una fase politica dominata, appunto, dal populismo e dal sovranismo. E, non a caso, lo spettacolo offerto dai 5 stelle in queste ultime settimane lo conferma in modo persin imbarazzante. In attesa che anche nella Lega salviniana capiti qualcosa. E gli scricchiolii sulla tenuta politica ed organizzativa di quel partito sono già evidenti…

 

In secondo luogo è tramontato quella sorta di “bipolarismo selvaggio” che ha caratterizzato la politica italiana in questi ultimi anni. Una sorta di cultura degli “opposti estremismi” che ha contribuito da un lato ad allontanare ulteriormente i cittadini dalle urne e, dall’altro, ha ridotto ed indebolito la stessa efficacia dell’azione di governo. Al punto che l’unico obiettivo politico dei due poli è stato quello di annientare, se non addirittura distruggere, l’avversario/nemico senza attenuanti. E dove la politica, di fatto, è sospesa perchè sostituita dagli slogan – reciproci – che individuano nell’avversario politico il nemico irriducibile da sconfiggere a tutti i costi. Altrochè la democrazia dell’alternanza e il sano e fisiologico bipolarismo.

 

In ultimo, ma non per ordine di importanza, di fronte al fallimento del “bipolarismo selvaggio” e alla caduta del dogma populista e sovranista, è di tutta evidenza che saranno altre categorie a dominare il futuro equilibrio politico. E, sotto questo versante, la “politica di centro” e il centro saranno indubbiamente i protagonisti della prossima contesa elettorale. Certo, lo sappiamo tutti, serve l’unità delle forze, dei partiti e dei movimenti che non si riconoscono negli attuali schieramenti e un programma di governo adeguato e pertinente. Oltre ad una classe dirigente qualificata ed autorevole. Senza alcun pregiudizio politico però e, soprattutto, senza pregiudiziali di natura personale che sono anche un po’ ridicole e grottesche. Cioè, in pratica, occorre fare l’esatto contrario di ciò che dice Calenda tutti i giorni.

 

Ecco perchè la fase che stiamo vivendo richiede coerenza politica, coraggio, ma anche, e soprattutto, la capacità di mettersi in discussione. Sapendo che nella primavera del 2023 ci saranno altre categorie politiche, altri partiti, altri equilibri politici e, di conseguenza, si aprirà un’altra stagione politica. E, al di là del sistema elettorale che ci sarà, è indubbio che vincerà la coalizione con un profilo più centrista. Ovvero che saprà dimostrare concretamente che la fase della reciproca delegittimazione e distruzione sarà definitivamente alle nostre spalle. Per questo, adesso, conta saper declinare – come ci hanno insegnato i grandi “maestri” e leader cattolici popolari e sociali del passato – una vera, autentica e credibile “politica di centro”.