Senza democrazia locale la Sicilia è perduta

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In futuro la riforma della pubblica amministrazione e della Regione o imbocca la strada del cambiamento del sistema di governo locale o finirà per fallire i suoi obbiettivi di trasparenza e funzionalità.

 

 

Andrea Piraino

 

Mentre il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sigla con i Comuni italiani riuniti nell’Assemblea annuale dell’Anci, celebratasi dal 9 all’11 novembre scorso, il Patto di Parma per l’attuazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) da oltre 200 miliardi di euro impegnandosi a far approvare la nuova Carta delle Autonomie che modifica il Testo Unico degli Enti Locali (dpr. 67/2000) ed i meno fortunati sindaci della Sicilia sono costretti a protestare per il vero e proprio crack che si è abbattuto su più di un quarto dei Comuni isolani ormai in dissesto o sull’orlo del default, la Regione siciliana, ormai con una arroganza sfacciata che ritiene di gestire il potere al di là delle più elementari regole della democrazia costituzionale, continua dopo un periodo di ben otto anni a sottoporre a regime di commissariamento il sistema di governo di due istituzioni territoriali costitutive della Repubblica (art. 114 cost.): le città metropolitane ed i liberi consorzi (o, per il resto del Paese, province).

 

È semplicemente una vergogna! Un abuso di potere che non si può più tollerare! A meno che non si sia rinunciato ad annoverare la Sicilia tra le istituzioni costituzionali sottoposte alle regole democratiche della sovranità popolare voluta dall’art. 1 della Costituzione e quindi gli organi di Comuni, Città metropolitane e Liberi consorzi tra le istituzioni elette con sistemi democratici.

 

Ma tale resa sarebbe assurda e ci renderebbe complici di un vero e proprio disegno eversivo!Come bisogna cominciare a dire senza esitazione con riferimento a tutte quelle istituzioni di controllo che, di fronte a questa clamorosa situazione, fanno finta di non saper nulla ed evitano di intervenire; così rendendosi complici di un gravissimo vulnus alla democrazia.

 

Ma questa realtà non è solo un oltraggio ad un valore come la democrazia, che purtroppo sempre più spesso oggi, per via di populismi e sovranismi vari, viene pericolosamente messo in discussione, ma un insulto  ai bisogni ed ai diritti dei cittadini siciliani che ormai a causa del mancato funzionamento di queste istituzioni locali non vedono più da tempo garantiti diritti come quello alla mobilità in sicurezza nelle strade provinciali (che in Sicilia in molti casi sono le sole), all’istruzione secondaria, ai servizi sociali, alla pianificazione del territorio, alla programmazione ed allo sviluppo, alla partecipazione al governo delle aree vaste, in prospettiva, vera nuova articolazione del territorio per una governance efficace, efficiente, a reale servizio delle comunità.

 

Per queste ragioni è necessario, allora, intervenire con un grande movimento di massa. Senza fare sconti a nessuno ed anzi cercando di coinvolgere le istituzioni europee che non devono più tollerare di vedere calpestate, senza che un proprio Stato-membro reagisca, le regole fondamentali dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali di parte dei propri cittadini.

L’opinione pubblica siciliana deve prendere coscienza che questa battaglia ormai è ineludibile e per questo già fin da subito deve denunciare che tutte le prossime elezioni amministrative che si svolgeranno prossimamente in Sicilia sono illegittime. È inutile, infatti, celebrare ‘ludi cartacei’ quando poi i poteri e le funzioni che i Comuni dovrebbero autonomamente esercitare sono condizionati dall’indirizzo imposto da Città metropolitane e Liberi consorzi guidati da ‘agenti’ del Governo regionale che soltanto ad esso rispondono e non hanno alcuna discrezionalità amministrativa. Pensiamo al processo di attuazione del PNRR. Tutto dipende con questo sistema dal Governo regionale, il cui grado di inefficienza però è tale che recentemente il ministro Patuanelli ha dovuto respingere tutti i 31 progetti agricoli presentati dalla Regione con una perdita secca per la Sicilia di 422 milioni di euro.

 

Ma non è solo questo! Anzi, francamente, questo profilo si può considerare addirittura secondario. Molto più importante e significativa, infatti, è la circostanza che in futuro la riforma della pubblica amministrazione e della Regione o imbocca la strada del cambiamento del sistema di governo locale (che sarà il vero protagonista dello sviluppo glocal ormai irrinunciabile) o finirà per fallire i suoi obbiettivi di trasparenza e funzionalità.

 

Bisogna, in sostanza, cambiare la struttura dell’ordinamento degli EE.LL. e del suo rapporto con la Regione che non potrà più essere gerarchico ma deve essere paritario, improntato al principio della collaborazione e della cooperazione, aperto all’interazione con lo Stato e, naturalmente, la stessa Unione Europea. Solo così, infatti, territori e comunità potranno finalmente diventare protagonisti del loro futuro ed in questo modo consentire ai loro cittadini di diventare veri attori interpreti del proprio avvenire.

 

Il movimento autonomistico siciliano deve rendersene conto ed imboccare fin da subito questa strada! Sapendo che si tratterà di iniziare una battaglia ‘provincia’ per ‘provincia’, territorio per territorio, comune per comune, che non potrà che avere un unico esito: la vittoria! Caso contrario, dovrà registrare non la sua sconfitta ma la sua scomparsa. Perché, come è successo altre volte nella storia, un movimento nato per realizzare un’unica grande meta non potrebbe sopravvivere alla sua mancata conquista. Sosteniamolo, allora, e spendiamoci per il futuro della Sicilia e dei Siciliani, contribuendo: 1) a riportare la Democrazia nelle ex province (Città metropolitane e Liberi Consorzi); 2) a costituire il Consiglio delle Autonomie Locali (per affiancarlo  all’Assemblea Regionale Siciliana come seconda ‘camera’ legislativa); 3) ad instaurare un Sistema Federativo con le altre Regioni del Mezzogiorno per affrontare, finalmente, la sfida dello sviluppo con il Nord. Per l’Italia, per l’Europa!