Senza una forte unità interna, con l’espansione della fiducia nei rapporti tra cittadini e classe dirigente, l’Italia può sprecare l’occasione storica del suo rilancio.

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I segnali non mancano, l’Europa ha interesse a sostenere l’impegno del nostro Paese. Dobbiamo essere avvertii, però, della necessità di operare con spirito di coesione, mettendo al centro il desiderio e la volontà  di riscatto.

 

Raffaele Bonanni

 

Nel corso dell’incontro avvenuto a Roma con la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, Mario Draghi ha avuto modo di affermare: “Il paese avrà una responsabilità che non si esaurisce entro i confini nazionali; soprattutto nei confronti dei Paesi europei e dei cittadini contribuenti europei che pagano le tasse. Abbiamo quindi la responsabilità non solo riguardo noi stessi ma anche verso i cittadini dell’Europa”. In questo modo, da par suo, il nostro Presidente del Consiglio ha sottolineato l’essenza dell’approccio che gli italiani dovrebbero avere rispetto al percorso economico che stiamo per affrontare, che deciderà o la svolta positiva del Bel Paese dopo tanti anni di carenti virtù, o la definitiva declassazione ad ex paese  produttore leader nel mondo.

 

Ursula von der Leyen con la sua presenza a Roma in questi giorni, annunciando solennemente il via libera per il Recovery Plan italiano, ha inteso sottolineare la scommessa europea sull’Italia, nonostante la endemica instabilità di governo e politiche economiche inadatte che per decenni sono state applicate a un paese come il nostro, ormai il più indebitato d’Europa. Si sa, abbiamo ottenuto dalla Unione Europea prestiti quasi a tassi zero e quantità di denaro a fondo perduto, la più alta tra gli Stati membri, nonostante le diffidenze degli altri paesi europei, proprio per tentare di toglierci da una anomala condizione economica la cui gravità alla lunga avrebbe potuto travolgere l’intero continente, e per sottrarci al clima anti-Unione, seppur sentimento minoritario in Italia, che i vertici di Bruxelles ritengono ambiguamente alimentato da forze internazionali ostili in oggettiva collaborazione con realtà politiche italiane.

 

Draghi ha voluto toccare anche il punto più sensibile del nostro dente più dolente: la nostra insufficiente percezione che la finanza pubblica allegra ha conseguenze gravi sul debito; sulla economia generale della Nazione; sui propri carichi fiscali, sempre più insostenibili. Dunque le precisazioni del Presidente del Consiglio sono state apprezzate dalla von der Leyen, ma rimangono ancora da chiarire il come e quando si faranno le riforme tanto richieste ed attese. Infatti pur in presenza di ingenti risorse da investire per la transizione energetica, attraverso interventi nelle infrastrutture materiali ed immateriali e per il cambiamento digitale nelle attività dei servizi pubblici e privati, senza radicali cambiamenti fiscali, della giustizia civile ed amministrativa, della pubblica amministrazione e delle normative del mercato del lavoro, toccherà ancora una volta operare con il freno a mano tirato.

 

Impegnarsi con coerenza su questi obiettivi, favorirà anche il necessario clima positivo di fattività e cooperazione in politica e tra i cittadini, dando finalmente loro delle mete coerenti di cambiamento. Il clima dovrà essere di grande coesione e rigore in quanto i primi indispensabili risultati del Recovery Plan non potranno che manifestarsi almeno nel medio periodo. Ed invece i mesi prossimi saranno impegnativi per la gestione delle opere e per la crescita di disoccupati e poveri che richiederanno prospettive concrete ed immediate. Situazioni che mal si conciliano con l’inseguimento di scelte divisive che renderà ancora più rovente il clima politico boicottando la cooperazione governativa, distraendo la opinione pubblica dalle strade prioritarie da percorrere per il rilancio economico che, per essere efficace nel superare le difficoltà, richiede una intesa forte di coesione tra italiani e  classe dirigente.