Si torna verso la compatibilità dell’assegno di invalidità con un’attività lavorativa.

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Enotizia di due giorni fa e si confida davvero che non si tratti di una fake.

 

Francesco Provinciali

 

Dopo le proteste delle Associazioni degli Invalidi, a cominciare dall’ANMIC, a cui abbiamo dato spazio e voce e di cui ci siamo fatti carico assumendoci la responsabilità di stigmatizzare un’ingiustizia e di elevare una protesta, pare che sia venuto il momento di un provvedimento riparatore.

 

Sulla base di una sentenza della Cassazione, l’INPS con nota n.° 3495 del 14 ottobre u.s. aveva stabilito e comunicato che l’assegno di invalidità (ordinariamente quantificato in 287,09 euro mensili) era incompatibile con l’espletamento di una pur minima attività lavorativa. Di converso quest’ultima avrebbe impedito l’accesso all’assegno di invalidità come sopra quantificato.

 

Una situazione esistenziale che sarebbe andata oltre i margini di una precarietà tollerabile, valicando i confini stessi della mera sopravvivenza. Di fronte a questo dato oggettivo, che si commentava da solo, il Governo è corso al riparo, riconoscendo valide le argomentazioni sollevate con grande vigore e indignazione popolare dalle Associazioni e dalla stampa.

 

Pare dunque che ora il Governo abbia preso atto di una situazione oggettivamente insostenibile – “vivere con 287,09 euro al mese” – che determinava una ingiustizia palese in danno degli invalidi. La constatazione che con 287, 09 euro mensili non si campa neppure a pane e acqua – figuriamoci se aggiungiamo il pagamento di affitti, bollette, spese sanitarie, di vestiario ecc.- ha indotto il Ministro Orlando a proporre un emendamento al decreto fiscale in sede di conversione, riconoscendo che alle persone con disabilità venga riconosciuta la compatibilità dell’assegno di invalidità con lo svolgimento di una attività lavorativa che integri le esigenze vitali di sussistenza, ciò nel quadro di una contemperanza tra percentuale di invalidità riconosciuta e limiti di reddito complessivo.

 

Attendiamo con ansia la pubblicazione della legge di conversione del Decreto fiscale, contenente “l’emendamento Orlando” e che siano indicati con chiarezza i parametri entro cui assegno di invalidità e svolgimento di una compatibile attività lavorativa, possano coesistere.

 

La logica dell’inclusione sociale, della dignità e del rispetto verso le persone portatrici di disabilità non avrebbe ammesso una norma punitiva oltre i limiti dell’umano buon senso. Continueremo ad interessarci dei deboli, dei fragili, degli invalidi e dei disabili, come problema sociale prioritario e nei vari contesti di vita: il lavoro, la sanità, la scuola. Il tema della giustizia sociale è centrale per una società che voglia dirsi ed essere autenticamente inclusiva e democratica.