Smeriglio s’ingegna a coprire il trasformismo di Zingaretti. Nessuna obiezione da Sant’Egidio?

Smeriglio, ex giovane comunista quando anche  Zingaretti lo era, continua ad affiancare da anni il Presidente della Regione. Non è solo il suo vice, ma anche e soprattutto il suo ambasciatore

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Smeriglio, ex giovane comunista quando anche  Zingaretti lo era, continua ad affiancare da anni il Presidente della Regione. Non è solo il suo vice, ma anche e soprattutto il suo ambasciatore e garante presso la sinistra sì movimentista, ma alleata del Pd. Uomo intelligente, abile fino alla disinvoltura, non si esime dal compito di giustificare quello che trova difficile adesione negli ambienti più radicali o semplicemte più esigenti sul piano politico.

È toccato a lui, ancora una volta, uscire allo scoperto per fornire argomenti a difesa del cosiddetto “patto d’Aula”, vale a dire l’accordo teso a garantire la stabilità della maggioranza grazie al sostegno di due transfughi del centro-destra: Enrico Cavallari e Pino Cangemi. In questo modo, la Giunta Zingaretti esce dall’incertezza dovuta alla insufficienza numerica dello schieramento di centro-sinistra. Obiettivo non disdicevole, se fosse ornato e sostenuto da un qualche disegno politico. In realtà, nonostante le spiegazioni di Smeriglio, il patto non assume il profilo auspicabile, degno cioè di una vera strategia di governo.

Infatti, leggendo ieri a Repubblica, il concetto più qualificante dell’intervista di Smeriglio si riassume in queste parole: “Per noi il patto d’Aula è la conseguenza di 4 mesi di lavoro in cui abbiamo trasformato un’anomalia, la mancanza di maggioranza, in un’opportunità”. Il che, però, spiega e non spiega, dal momento che l’affermazione si torce in se stessa presentandosi come una sorta di banale tautologia. In sostanza, con questa mossa si allarga lo schieramento di centro-sinistra e si assicurano i numeri necessari alla navigazione del governo regionale. Punto e a capo.

È sufficiente? No, non lo è affatto. Si tratta di un’operazione che manca di respiro politico e più ancora di presupposti ideali, giacché non si collega a nessuna teorica dislocazione diversa, al fianco del centro-sinistra, di fasce di elettorato ex berlusconiane. Difficile immaginare che dietro i due consiglieri giunti all’abbraccio con Zingaretti ci sia un movimento di popolo. È puro trasformismo, neppure nobilitato da quelle che restano, nonostante le buone intenzioni, le scarne e disadorne affermazioni di Smeriglio.

Forse i cattolici vicini alla Comunità di Sant’Egidio, rappresentati in Consiglio da Paolo Ciani (Centro Solidale), dovrebbero almeno manifestare l’esigenza di una narrazione meno angusta, per arginare la tendenza della sinistra ad autoproclamarsi nel giusto anche quando s’arrangia, fuori da un quadro di coerenza e limpidezza politica, a gestire il consolidamento del proprio potere. Non abbiamo tutti bisogno di riscoprire la virtù di una politica amica della morale?