Soldi e Magia

Sembrerebbe poco, ma quello spread a 303 si traduce in valanghe di euro persi dall’Italia. 

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Laddove c’è la massima serietà si trova pure il suo opposto. Nell’economia, ma preciso non quella concreta, reale, quella industriale, quella delle famiglie, quelle delle comunità ma quella finanziaria, c’è questa stranezza in cui la matematica si sposa con la magia.

In questi giorni il fenomeno appare in tutta la sua evidenza, ma anche nella sua drammaticità. Infatti, seguendo le vicende o televisive o giornalistiche dalla prima mattinata alla sera inoltrata, ci raccontano dell’andamento della borsa e del fenomeno cosiddetto spread.

Come tutti vediamo si tratta di numeri negativi o positivi, cioè una matematica algebrica, più e meno. E fino qua l’aspetto è razionale, comprensibile a tutti. Dove sta la magia? La magia sta nella produzione di numeri. Lo spread è arrivato a 303 ieri? Qual è la molla che lo ha prodotto? Semplice e magico. Il leghista Borghi, preciso il professor Borghi, fa una affermazione: “se avessimo la nostra moneta, ce la caveremmo meglio”. Ecco, questa, è la magia.

Una affermazione del tutto, per me, scriteriata, e lo spread vola. Sembrerebbe poco, ma quello spread a 303 si traduce in valanghe di euro persi dall’Italia.

Purtroppo, ci troviamo in questa strana vicenda in cui l’economia finanziaria si fa condizionare da improvvide affermazioni. Oh, non voglio essere di parte, quindi posso immaginare che quello spread sia anche frutto di parole gettate al vento dai burocrati europei.

Certo è che la magia, il più delle volte, si traduce in una sorta di catastrofe per chi, come noi, in questo periodo la sta subendo.

Saggezza vorrebbe che nei periodi delicati tutti i soggetti aventi responsabilità pubblica sapessero contenere le espressioni personali, ma ahimè, quella serietà sembra totalmente sparita. E ogni giorno c’è sempre qualche governante italiano o europeo che ci mette del proprio per metterci in difficoltà.

Spero solo che la lezione di questi giorni induca qualcuno a tenere nel buio la propria lingua.