Speciale Ucraina: verso la presa di Kiev. La nota dell’Istituto di Studi per la Politica Internazionale.

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Zelensky chiede a Putin di trattare, ma Mosca detta precondizioni. Bombardamenti e scontri in varie città, mentre Kiev si prepara alla battaglia.

ISPI

Prosegue l’offensiva russa in Ucraina dove mezzi corazzati e truppe di terra avanzano in una morsa verso le principali città e centri abitati, già sottoposti a massicci bombardamenti aerei. Il ministero della Difesa russo ha annunciato di avere il controllo totale dello spazio aereo ucraino affermando che le sue forze armate hanno distrutto più di 70 obiettivi militari, inclusi 11 aeroporti, un elicottero e quattro droni. Le truppe di Mosca hanno anche preso il controllo dell’ex centrale nucleare di Chernobyl, luogo del disastro nucleare del 1986. Mariupol, Odessa, Kiev, Kharkiv e altre città sono bersaglio dell’aviazione mentre colonne di blindati russi avanzano da nord-ovest e nord-est verso la capitale. Secondo diverse fonti di intelligence, Kiev sarebbe prossima alla caduta. Almeno 137 ucraini sono stati uccisi finora – ha detto il presidente Volodymyr Zelensky – mentre gli sfollati sono oltre 100mila. I residenti nelle grandi città stanno cercando rifugio nei bunker o nelle stazioni delle metropolitane mentre le riprese dall’alto di lunghe colonne di auto restituiscono l’immagine del panico diffuso tra gli abitanti. L’attacco su larga scala di quello che nei suoi discorsi Vladimir Putin ha sempre definito un paese e un popolo “fratello” ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica russa. Ieri, per la seconda volta dall’inizio dell’attacco, il presidente russo è comparso davanti alle telecamere per spiegare che la Russia “non aveva altra scelta”, definendo il conflitto “causato dall’Occidente”. Ciononostante, in oltre 50 città del paese, tra cui San Pietroburgo, diverse migliaia di persone hanno sfidato i divieti e sono scese in strada per dire “no alla guerra”. Almeno 1800 persone sarebbero state arrestate, secondo la Ong Ovd-Info, in alcune delle manifestazioni più partecipate e diffuse che si siano tenute in Russia dal ritorno e successivo arresto dell’oppositore Aleksei Navalnyj, mentre sui social network si moltiplicano gli appelli di personaggi pubblici, scrittori e artisti russi che chiedono la fine del conflitto.

Spiragli di dialogo?

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha reso noto che la Russia è pronta a dei colloqui con l’Ucraina a Minsk, in Bielorussia. Lo riferisce l’agenzia di stampa russa RIA Novosti secondo cui Peskov ha detto che i colloqui dovrebbero riguardare uno “status di neutralità” dell’Ucraina che includerebbe la sua totale “smilitarizzazione”. Poco prima il presidente Zelensky si era detto pronto a trattare con Mosca ma non vi è alcuna indicazione che accetterà i colloqui su questi presupposti. L’indicazione di Minsk è importante perché è nella capitale bielorussa che erano stati firmati gli accordi del 2015 tra Kiev e Mosca. In precedenza il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva affermato che non si potranno tenere colloqui “fino a quando l’esercito ucraino non deporrà le armi”.

A cosa mira Putin?

Intanto, a poco più di 24 ore dall’inizio dell’offensiva è chiaro che quello sferrato da Mosca non è un attacco limitato ad assicurarsi il controllo delle sole regioni contese dell’Ucraina orientale. Ma il numero delle truppe dislocate sul terreno e i costi che imporrebbe in termini economici e materiali inducono gli analisti ad allontanare l’ipotesi di un’occupazione militare dell’intero territorio ucraino. A cosa punta allora la strategia del Cremlino? Secondo fonti di intelligence ucraine la strategia a breve termine del presidente russo prevedrebbe di costringere alla resa il governo di Volodymyr Zelensky. Quanto al lungo periodo le cose si fanno più complicate, ma c’è chi avanza un’ipotesi: Putin e i suoi generali potrebbero avere come obiettivo quello di mantenere il controllo dell’Ucraina orientale, la parte a est del fiume Dnepr. “L’obiettivo – spiegano fonti di intelligence al quotidiano Ukrainska Pravda – potrebbe essere di dividere l’Ucraina in est e ovest, lungo il corso del Dnieper, come era un tempo la Germania”. A quel punto Mosca avrebbe ottenuto di instaurare una zona ‘cuscinetto’ tra la Russia e i paesi occidentali, utile a garantire la propria sicurezza, oltre ad assicurarsi che, con un territorio smembrato e sotto occupazione, l’Ucraina non possa mai ottenere lo status di adesione alla Nato. Siamo ancora nel campo delle ipotesi, però, e non è chiaro cosa fermerà l’avanzata delle truppe russe.

Ucraina: attacco coordinato……e cosa lo fermerà?

Quello che appare più probabile, al momento, è che a fermare il presidente russo Putin non saranno le contromisure occidentali ed europee. Le sanzioni adottate nella serata di ieri dai 27 contro Mosca interessano cinque settori: la finanza, l’energia (ma non il gas diretto all’Europa), i trasporti, le esportazioni e il sistema dei visti. “Questo pacchetto include sanzioni finanziarie che tagliano l’accesso della Russia ai più importanti mercati finanziari. Stiamo colpendo il 70% del sistema bancario russo, ma anche aziende statali cruciali, incluse quelle del settore della difesa”, ha detto la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Nel pacchetto manca però l’esclusione della Russia dal SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) che collega le banche di oltre 200 paesi del mondo. Escludere la Russia da questo sistema di pagamenti globale, infatti, comprometterebbe gravemente la sua economia ma avrebbe conseguenze soprattutto per il settore energetico di gas e petrolio, e quindi ne risentirebbero anche gli acquirenti europei. A frenare su SWIFT sarebbero stati, nello specifico, Germania, Italia, Austria, Lussemburgo e Cipro, nel timore che l’impossibilità di effettuare i pagamenti provochi un taglio delle forniture di gas dalla Russia.

Soli contro Mosca?

Anche il presidente USA Joe Biden ha annunciato “nuove forti sanzioni” decise insieme agli alleati contro Mosca. In particolare, è in arrivo il bando dell’export tecnologico e l’iscrizione nella blacklist di banche statali e grosse società russe, con un impatto stimato in 3mila miliardi di dollari. Biden ha anche confermato che le forze statunitensi “non combatteranno in Ucraina”, ma che ulteriori truppe saranno dispiegate in Germania e sul fianco orientale della NATO. “Questa è la guerra di Putin, l’ha scelta, l’ha voluta”, ha detto Biden, promettendo si fare del presidente russo “un pariah della comunità internazionale”. Parole forti, a cui non corrisponde una risposta internazionale altrettanto stentorea. Mentre i carri armati avanzano su Kiev, la sensazione è quella di un Occidente sgomento ma impotente di fronte all’avanzata russa. Mentre per i 44 milioni di ucraini sotto attacco, l’unico baluardo in queste ore sembra essere il presidente Zelensky, un ex comico che la storia ha messo in una posizione scomoda quanto anomala e che oggi si ritrova a bacchettare i ‘grandi’ del mondo: “Secondo le nostre informazioni, il nemico ha contrassegnato me come obiettivo numero 1 e la mia famiglia come obiettivo numero 2. Vogliono distruggere politicamente l’Ucraina distruggendo il capo dello stato. Ma io resto qui”, ha detto in un discorso alla nazione dai toni drammatici pronunciato all’alba di oggi. “Questa mattina difendiamo il nostro paese da soli. Come ieri, le forze più potenti del mondo guardano da lontano. Le sanzioni di ieri hanno convinto la Russia? Sentiamo nel nostro cielo e vediamo sulla nostra terra che no, non è stato abbastanza”.

 

Per saperne di più

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-verso-la-presa-di-kiev-33737#g1

 

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