Tabacci, il centro e i cattolici.

Certo, per costruire un luogo politico credibile e che non sia solo un posizionamento tattico o un escamotage funzionale ad una pura rendita di posizione, è necessario che questo sia un movimento/partito plurale

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E’ sicuramente positiva l’elezione di Bruno Tabacci a Presidente della formazione +Europa. Al di là e al di fuori dei radicali, la presenza di Tabacci è la conferma che qualcosa si muove nell’area riformista e democratica del centro sinistra. Una elezione che rappresenta un tassello importante in vista della costruzione di un centro riformista, di governo, innovativo e che sia in grado di intercettare una fetta di elettorato che tuttora si rifugia nell’astensionismo o che, al contempo, vota stancamente i partiti esistenti.

Certo, per costruire un luogo politico credibile e che non sia solo un posizionamento tattico o un escamotage funzionale ad una pura rendita di posizione, è necessario che questo sia un movimento/partito plurale. Nessuna deriva identitaria, nessuna logica autoreferenziale e, soprattutto, nessuna tentazione di autosufficienza culturale. In un luogo politico plurale si entra con la propria identità culturale, ideale e a volte, forse, anche etica e si raggiunge poi una sintesi politica solo attraverso il pieno recupero della “cultura della mediazione”. Un metodo e una prassi che, da sempre, caratterizzano il cattolicesimo democratico e popolare.

È questa, dunque, la vera priorità che caratterizza oggi un’area politica che rischia di essere catturata dalla nostalgia da un lato – e quindi si fa forza della sua autosufficienza e autoreferenzialita’ – e che, dall’altro, si affretta a dichiarare con troppo anticipo con chi si alleera’ in vista delle elezioni. Anticipate o meno che siano. Un doppio errore che deve essere battuto alla radice pena la riduzione del “centro” ad un luogo politico troppo debole per essere competitivo e quindi condizionante.

Ed è lungo questo crinale che si inserisce il tema della presenza e del ruolo dei cattolici democratici e popolari. È perfettamente inutile, anche se comprensibile, continuare un dibattito dove si evidenzia l’impossibilità di confluire in qualsiasi partito e contenitore sognando ad occhi aperti di percorrere un tragitto identitario ed autosufficiente. Un percorso rispettabile ma puramente e seccamente testimoniale e quindi politicamente sterile ed inconcludente. Come hanno confermato ripetutamente tutte le elezioni a livello nazionale e a livello locale. Ed è giunto anche il momento, quindi, di “trafficare i propri talenti” per dirla con Rosy Bindi. Sotto questo versante saremo giudicati e, soprattutto, sara’ valutato il nostro progetto politico, la nostra iniziativa culturale e il nostro comportamento organizzativo. La riflessione e il dibattito culturale e prepolitico continuano ad essere indispensabili e necessari ma adesso è il momento dell’azione. Piaccia o non piaccia a tutti noi.