Tempi oscuri innanzi a noi.

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Le democrazie occidentali sono in decadenza. Non solo. Sono minoritarie nel mondo e sempre più lo saranno, stante la loro profonda crisi demografica. Questo è quello che pensa Putin. La guerra in Ucraina assume così un profilo assai più esteso e preoccupante. Anche perché l’America, nazione-guida dell’Occidente, sta vivendo una crisi interna molto inquietante, divisa da una cortina d’odio fra schieramenti opposti su tutto.

 

Enrico Farinone

 

La virulenza antioccidentale e antieuropea delle parole dell’ex presidente Medvedev e del Ministro degli Esteri Lavrov ci dicono quanto la guerra in Ucraina stia scavando un fossato tra la Russia e la parte del mondo della quale noi siamo parte. Toni talmente grevi che non si ricordavano dai tempi della guerra fredda e che a quel periodo ci stanno facendo tornare.

 

Ma vi sono molte differenze rispetto ad allora, e alcune forse possono aiutarci a comprendere i perché – o almeno alcuni perché – Putin e i suoi immediati sottoposti abbiano deciso di adottare un vocabolario così poco diplomatico, così aspro nei confronti delle nazioni occidentali.

 

Vi è chi legge in quelle parole segnali di frustrazione e debolezza. Per non essere riusciti a conquistare rapidamente l’Ucraina. Per essere divenuti dei paria agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Per aver compreso d’essere nei guai, in mezzo al guado. Con forti difficoltà nell’avanzamento, perfino nel Donbass, e al tempo stesso nella impossibilità di ritirarsi, perché ciò significherebbe non solo una sconfitta, ma la sicura perdita del potere a Mosca. Può essere. Ma esiste anche un’altra chiave di lettura. Assai meno consolatoria per l’Occidente.

 

Putin lo ha detto più volte, nel tempo. I valori democratici occidentali sono in decadenza. Le democrazie occidentali sono in decadenza. Non solo. Sono minoritarie nel mondo e sempre più lo saranno, stante la loro profonda crisi demografica. Non hanno quindi il diritto di indicare agli altri la via, di ritenersi migliori, di governare il pianeta. E di ciò è plastica dimostrazione la conferenza tenuta via Skype dei BRICS. Forse l’acronimo era stato dimenticato dai più, dopo il colpo inferto al commercio globalizzato dalla pandemia da COVID-19. Due anni di blocco. E invece Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica rappresentano ancora (almeno così hanno inteso proporsi, con questa Conferenza virtuale) la punta di diamante di uno sviluppo economico che non è solo occidentale e non è solo del Nord del mondo.

 

Ognuno di questi Stati ha la sua linea di condotta nei confronti della Russia: dal sostegno cinese, per quanto prudente; alla neutralità brasiliana; all’ambigua non presa di posizione indiana. E ognuno, forse con la parziale esclusione del Sudafrica, ha una guida governativa dittatoriale, come la Cina, o autocratica, come la Russia, o tendente all’autocrazia, come il Brasile di questi anni con Bolsonaro presidente o come l’India, dove il premier Modi ha nel tempo assunto posture sempre meno democratiche e tolleranti. Nessuno di questi paesi ha condannato apertamente la guerra putiniana e in ogni caso ben si è guardato dall’interrompere le relazioni politiche e soprattutto commerciali col Cremlino.

 

C’è un dato numerico, banale e però decisivo: Cina e India da sole rappresentano quasi il 40% della popolazione mondiale. Ora, approfittando della guerra in Ucraina e della necessità russa di ricavare profitti dalla vendita di petrolio e gas per salvare il bilancio pubblico appesantito dalle spese militari e dalle sanzioni occidentali, e quindi della conseguente riduzione del prezzo loro offerto, entrambi i Paesi hanno incrementato l’acquisto energetico, consentendo così a Mosca di aumentare di 170.000 barili al giorno la propria esportazione di greggio facendola risalire sino a 6,4 milioni di barili/giorno. Putin dimostra così che, volendo, potrà anche consentirsi di chiudere del tutto i rubinetti energetici posizionati a ovest.

 

La guerra in Ucraina assume così un profilo assai più esteso e preoccupante. Anche perché la nazione-guida dell’Occidente sta vivendo una crisi interna molto inquietante, divisa da una cortina d’odio fra schieramenti opposti su tutto. Pure questo ha osservato negli anni Putin. Che non considera, non ha mai considerato l’Unione Europea un contraltare politico, bensì solo un interessante cliente economico. Il contraltare sta a Washington ed è, a suo modo di vedere, molto meno forte di quanto voglia far credere, proprio a causa della sua crisi valoriale interiore. Lo stesso pensiero di Xi.

 

Tempi oscuri innanzi a noi.