Terre rare e magneti, l’Europa prepara il salto (via dalla Cina). Un approfondimento di “Formiche”.

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Oggi la Cina ha il monopolio sulla produzione di magneti permanenti e controlla il mercato delle terre rare. Il reshoring di queste catene produttive sha da fare nel nome della transizione ecologica (e dellautonomia strategica). Reuters rivela le mosse di Bruxelles per favorire unindustria europea

 

Otto Lanzavecchia

 

Lo sforzo di decarbonizzazione e di transizione ecologica che l’Unione europea ha deciso di intraprendere poggia su un salto tecnologico sistemico. Dunque è naturale che le industrie di riferimento – generazione di energia elettrica pulita, stoccaggio, mobilità sostenibile e quant’altro – diventino il perno strategico di tutta l’operazione. E com’è emerso dalla crisi dei microchip (anch’essi fondamentali per la transizione), non poter mettere in sicurezza una catena di produzione cruciale mette a rischio l’intera operazione.

Questi i motivi per cui Bruxelles – riporta Reuters – starebbe lavorando su un piano per innescare la crescita dell’industria europea di magneti permanenti, una componente essenziale per i veicoli elettrici – nonché la relativa industria, già in rapida espansione – e le turbine a vento. La volontà di Bruxelles è in linea con quella di Londra e Washington, dove il mese scorso sono stati approvati crediti d’imposta per i produttori di queste componenti. La finalità, per dirla come usa oggi in Europa, ha a che fare con l’autonomia strategica dei Ventisette.

Tuttavia il reshoring e l’espansione di quella particolare catena produttiva è una sfida di portata internazionale. Oggi la Cina risponde al 98% della domanda europea (e al 90% di quella globale), mentre nell’intero emisfero occidentale esiste solo un produttore di caratura globale, la tedesca Vacuumschmelze, che difatti sta aspettando le prossime mosse di Bruxelles per capire se aumentare la produzione o meno.

 

Il nodo fondamentale si chiama terre rare, ossia i minerali necessari per produrre i magneti permanenti (e altra componentistica high-tech), il cui mercato globale è dominato dal Dragone. Perciò realtà europee devono fare i conti con le pratiche anticompetitive di Pechino, che a forza di sussidi e sgravi – e grazie alla presa solidissima sull’estrazione di terre rare – favoriscono i produttori cinesi di magneti permanenti. “[Loro] ottengono le materie prime pagandole il 25% in meno rispetto [a noi]”, ha detto a Reuters Bernd Schleede, il capo della divisione magneti permanenti della Vacuumschmelze.

 

Il piano europeo parte appunto dall’approvvigionamento di terre rare. A fine 2020 l’Ue ha lanciato l’Alleanza europea per i materiali grezzi (Erma) al fine di assicurare che i Ventisette abbiano a disposizione le materie prime per la transizione ecologica (ma anche quella digitale, aerospazio e difesa). L’idea è creare un’industria domestica di estrazione e lavorazione delle terre rare.

 

Grazie alle fonti di Reuters è emerso come l’industria dei magneti permanenti si inserirà in questa infrastruttura: finanziamento a basso costo e compensazioni per i prezzi elevati dei materiali grezzi (la cui domanda si moltiplicherà fino a dieci volte entro il 2050, data entro la quale l’Ue si è impegnata a raggiungere la neutralità carbonica). I piani su come favorire l’industria europea di terre rare per i magneti – via un ente sotto l’egida dell’Erma – saranno resi pubblici il mese prossimo.

 

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