«Toniolo, il profeta dell’economia umana che anticipò Davos» Mons. Sorrentino intervistato da «Famiglia Cristiana»

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Il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, ha dedicato un volume, edito da Vita e Pensiero, alla lezione e profezia” delleconomista: «Anche se è vissuto tra metà Ottocento e i primi del Novecento ha denunciato la tendenza, di oggi, del capitale e della tecnologia a prevaricare sulluomo. Anticipando una delle domande di Klaus Schwab, liniziatore del World Economico Forum. E con il suo temperamento e scritti aiutò il beato Alberione a capire la sua vocazione»

Antonio Sanfrancesco 

 

«Giuseppe Toniolo, anche se è vissuto oltre un secolo fa, tra il 1845 e il 1918, dunque sullo sfondo della seconda rivoluzione industriale, non solo denunciò per il suo tempo, ma anche prefigurò per il nostro la tendenza del capitale e della tecnologia a prevaricare sull’uomo. Una deriva che avrebbe portato disastri già ben visibili nei suoi anni e certamente ancor più gravi con il progresso dell’economia industriale. Toniolo fu un rivendicatore appassionato della dignità dell’uomo che lavora, del diritto al lavoro, dell’organizzazione umanistica del lavoro. E quando diceva uomo, diceva la persona umana nella sua interezza. L’espressione “economia umana” è sua ed è un’espressione chiave per capire il suo pensiero. L’accento va sull’umano, in rapporto al ruolo giocato dal capitale nell’economia contemporanea».

 

È il ritratto che il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, traccia dell’economista e sociologo Giuseppe Toniolo, fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e beatificato nel 2012, al quale ha dedicato il libro Economia umana. La lezione e la profezia di Giuseppe Toniolo: una rilettura sistematica, pubblicato da Vita e Pensiero. Sorrentino, già postulatore della causa di beatificazione di Toniolo e che fa parte del Comitato organizzatore dell’iniziativa “The economy of Francesco” voluta dal Papa, illustra e approfondisce con grande rigore la visione tonioliana del rapporto tra etica ed economia.

 

Eccellenza, qual è la lezione sull’economia umana che ci lascia questo studioso?

«L’espressione “economia umana” è del Toniolo ed è un’espressione chiave per capire il suo pensiero. L’accento va sull’umano, in rapporto al ruolo giocato dal capitale nell’economia contemporanea. Dico contemporanea, perché il Toniolo, pur essendo vissuto oltre un secolo fa, tra il 1845 e il 1918, dunque sullo sfondo della seconda rivoluzione industriale, non solo denunciò per il suo tempo, ma anche prefigurò per il nostro la tendenza del capitale e della tecnologia a prevaricare sull’uomo. Una deriva che avrebbe portato disastri già ben visibili nei suoi anni e certamente ancor più gravi con il progresso dell’economia industriale.

Il Toniolo fu un rivendicatore appassionato della dignità dell’uomo che lavora, del diritto al lavoro, dell’organizzazione umanistica del lavoro. E quando diceva uomo, diceva la persona umana nella sua interezza. “Umanesimo integrale”, avrebbe detto dopo di lui Jacques Maritain. Integrale nella visione piena di ciascuna persona, con tutte le sue dimensioni: fisica, spirituale, familiare, relazionale. Visione solidaristica, nell’intreccio delle relazioni che, partendo dalla persona, si espandono a tutti i raggruppamenti umani che costituiscono il tessuto della società. Donde una concezione della società in cui lo Stato, senza perdere il suo ruolo, perde tuttavia il suo primato. Rinuncia cioè a farla da “padrone” sulle persone e la società. Il primato – sottolineava il Toniolo – spetta alla “società civile”, ossia all’insieme delle persone organizzate in “corpi” in cui gli individui si ritrovano per le più diverse affinità e i convergenti interessi.

A quest’uomo in relazione, in tutti i corpi intermedi della società, lo Stato offre il suo servizio di sussidiarietà e solidarietà, a favore dei più deboli, a integrazione, e non in sostituzione, della base sociale. È qui il suo ruolo ineludibile, in vista dell’ordine e del bene comune. Ma guai a ribaltare la gerarchia dei valori. La tendenza statocentrica – e talvolta “statolatrica” nelle espressioni delle dittature di destra e sinistra che hanno funestato il ventesimo secolo – è una patologia foriera di sciagure. Una lezione valida ancor oggi, e direi, ancor più oggi. La si può applicare anche al potere sovra-nazionale ed eventualmente globale. Se mai ci sarà – secondo l’attuale trend della globalizzazione – una vera governance mondiale, essa dovrà essere a servizio, e non dominatrice, rispettosa del primato della persona e della società civile».

 

Perché l’economia delineata da Toniolo è stata definita profetica?

«Al tempo della “quarta rivoluzione industriale”, mentre il mercato globale e la tecnologia, giunti a livelli inauditi, in crescita continua, rischiano di fagocitare l’umano, occorre mettere in atto una strategia di consapevolezza e di iniziativa, perché questo disastro dell’umano, parallelo al disastro ambientale, venga scongiurato. La questione delle disuguaglianze è l’indice inconfutabile di un’economia malata. In questo, la lezione del Toniolo è un’autentica profezia. Oggi, persino il pensiero economico mainstream, quello dominante, sviluppato ad esempio a Davos, riscopre al suo interno delle “domande” che furono esattamente quelle del Toniolo.

Nel mio libro ho cercato di documentarlo. Ci si rende conto dell’attualità del Toniolo, paradossalmente, confrontandolo con il pensiero di Klaus Schwab, l’iniziatore del World Economic Forum di Davos. Nel paesaggio della “quarta rivoluzione industriale”, l’ingegnere economista svizzero ritrova, almeno come problematica, uno dei temi che furono cari al Toniolo: che fine fa l’uomo nell’ingranaggio tecnologico? Occorre fare in modo che il primato dell’umano venga salvaguardato. Bisogna che sia l’uomo a governare le sue macchine, se non si vuole che le macchine travolgano l’uomo. Vanamente – e forse cinicamente – si parlerà di un uomo “aumentato”, se saranno le macchine a decidere per lui. Toniolo intuiva cento anni fa il problema. Altrettanto denunciava a proposito del capitale: il lavoro deve essere sostenuto dal capitale, ma non può stare al guinzaglio del capitale. Quest’ultimo è indubbiamente necessario per un’economia progredita. Ma, sottolineava il beato economista, è di sua natura “seguace e alleato”, non tiranno del lavoro.

Per questo Toniolo elogiava i capitalisti “imprenditori”, e bersagliava i capitalisti semplicemente “finanziatori”, al riparo dai rischi d’impresa, e ben protetti nei loro bunker speculativi, a fare il bello e il cattivo tempo dell’economia. Il capitale deve accogliere e sopportare i rischi d’impresa, fungendo da capitale generativo, e non da capitale strozzino. Facendosi dunque espressione e sostegno dell’economia reale, e non crescere grazie a pratiche speculative che danno vita a un’economia di carta (o di numeri e clic informatici) staccata dalla realtà e sempre sul ciglio del precipizio (a danno naturalmente dei più poveri). Lo abbiamo visto con la crisi finanziaria di qualche anno fa. A Davos si sta anche ponendo – udite, udite – il problema della solidarietà. Era la passione del Toniolo, che su questo tema esaltava il grande contributo del cristianesimo alla storia dell’umanità.

È più che mai provato che il modello economico dominante tende ad arricchire all’inverosimile qualche paperon dei paperoni mentre una massa enorme di esseri umani arranca, e persino manca del necessario per sopravvivere. Un paesaggio di questo tipo è moralmente inaccettabile. Ma è anche, a lungo andare, un boomerang per la stessa economia. Quante conseguenze sociali devastanti ne possono derivare. Conseguenze che travolgeranno tutti, anche i ricchi. In definitiva, a partire da una semplice considerazione di opportunità, la questione dei poveri ridiventa centrale. Toniolo l’aveva posta cento e più anni fa, profetizzando che non l’avrebbe risolta il marxismo, allora in procinto di un successo che si è poi mostrato caduco. Non l’avrebbe risolta il puro libero mercato, per il fallimento della “mano invisibile” di smithiana memoria proprio sul versante della solidarietà.

Il pensiero del Toniolo, rispetto a queste sfide dell’oggi, può ben dirsi profetico».

 

 

 

Fonte: Famiglia Cristiana – 12 Febbraio 2022

 

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