Torino: Una famiglia ebrea italiana e le leggi razziali

Sono film amatoriali di vita di famiglia, feste e viaggi girati tra il 1930 e il 1936, con molte persone della famiglia e della Comunità ebraica di Torino.

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Ieri, a quarant’anni dalla scomparsa di Vittorio Ovazza, sono stati proiettati nella sala III del Cinema Massimo i film della famiglia Ovazza, digitalizzati dall’Archivio Nazionale Cinema Impresa.

Negli armadi di Villa Ovazza a Moncalieri sono stati trovati dei film in 16 mm. girati da Vittorio Ovazza prima della guerra. Sono film amatoriali di vita di famiglia, feste e viaggi girati tra il 1930 e il 1936, con molte persone della famiglia e della Comunità ebraica di Torino. Sono documenti importanti. Esistono pochissimi materiali filmati sulla vita degli ebrei italiani prima della guerra.

Sono anche importanti perché riportano immagini di una vita serena, dove non c’è traccia della difficoltà dei tempi e delle terribili tragedie a cui ben presto molti dei membri della famiglia e della Comunità andranno incontro, con destini di esilio, deportazione e morte.

I fratelli Ovazza possedevano la Banca Vitta Ovazza a Torino. Con loro padre Ernesto avevano preso parte alla prima guerra mondiale nell’esercito italiano. La Banca era stata fondata da loro nonno Vitta nel 1860, pochi anni dopo l’emancipazione degli ebrei in Piemonte ed aveva contribuito a finanziare lo sviluppo industriale della regione. Fu venduta nel 1939 dopo l’introduzione delle leggi razziali. Il primo dei fratelli, Alfredo, si rifugiò in Uruguay.

Il minore, Vittorio, autore dei film, a New York. Il terzo, Ettore, accecato dalla sua fede fascista, rimase in Italia. Venne assassinato dall’esercito nazista con la moglie Nella e i figli Riccardo ed Elena ad Intra sul Lago Maggiore nell’ottobre del 1943.