Tornare a pensare in grande

Una spinta in tal senso viene anche dalla drammatica crisi aperta dall’epidemia che lascia intravvedere, fin d’ora, la necessità di una politica dall’inevitabile respiro europeo.

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Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo questo articolo che appare sul numero di maggio di “Vita Pastorale”.

 

Alla luce del centenario dell’Appello sturziano ho raccolto in un volume (Cattolici e presenza politicaLa storia, l’attualità, la spinta morale dell’Appello ai “liberi e forti”, Morcelliana, 2020) alcuni spunti di lettura di quella esperienza, con l’intento di contribuire al discernimento di quanti, da credenti, si sentono oggi chiamati a fare la loro parte per un rinnovato impegno nell’azione politica.

Siamo infatti dentro un cambiamento profondo, antropologico, che non investe solo strutture e istituzioni ma agisce nell’animo umano, nei rapporti interpersonali, nelle relazioni sociali, fino a trasformare radicalmente il volto della società. La crisi della democrazia diventa una priorità rispetto a cui spendersi per favorire una partecipazione consapevole alla vita pubblica, evitando scorciatoie pericolose e rischi di leaderismo.

 

Una fase storica nuova

Il presente pone la domanda sulla possibilità, per i cattolici, di trovare «una forma per esprimersi insieme» sul terreno politico. Di per sé non esiste un “dogma dell’unità” politica dei cattolici né quello opposto “della divisione”: la scelta è sempre frutto di una lettura della situazione storica e di una sua intelligenza. Di fronte ad un cambiamento d’epoca non bastano pochi aggiustamenti: i credenti hanno la necessità di interrogarsi e di rimodulare la presenza nel contesto politico.

Il tema della scarsa rilevanza dei cattolici in politica non riguarda tanto la mancanza di credenti impegnati in partiti e istituzioni, quanto la loro afasia rispetto i grandi temi del vivere insieme. Temi su cui abbiamo un ricco magistero, ma debole appare l ’elaborazione culturale e politica dei credenti. Occorre leggere la realtà, promuovere un’opera di acculturazione vasta, popolare, che si serva anche dei nuovi media per individuare percorsi e costruire proposte con quella creatività che Cataldo Naro riteneva essere, nell’esperienza di Sturzo, la nota «più importante per i cattolici d’oggi».

D’altra parte, la frantumazione e la diaspora del mondo cattolico si è prodotta più in profondità del livello politico e riguarda, in primis, il livello ecclesiale, dove molte differenze risalgono ad un diverso modo di vedere il rapporto Chiesa-mondo rispetto all’insegnamento del Concilio. È possibile superare queste difficoltà e trovare modalità di raccordo e di collaborazione? I tentativi non sono mancati, basti pensare a “Reti in opera” e a molte altre forme associative sorte in questi anni.

 

Avviare processi

Alla luce delle varie esperienze segnalo due aspetti. In primo luogo, la necessità di uno stile di dialogo, capace di promuovere fiducia e favorire amicizia. Uno stile che deve caratterizzare la comunità cristiana e la presenza stessa dei credenti in politica. Il fondamento del pluralismo dei credenti nelle opzioni politiche è chiarito dal Concilio (GS 43) che indica ai credenti la strada di «un dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune». È il «gareggiate nello stimarvi a vicenda» che la Scrittura raccomanda (Rm,12-10) e in pratica è così poco praticato.

Il pluralismo, inoltre, comporta la possibilità di differenti opzioni partitiche e, in questo caso, come evitare di essere minoranza (insignificante?) in partiti plurali o costruire un partito, se non confessionale caratterizzato, che rischia di non bucare e non incidere?

Che fare? Il libro non offre una soluzione univoca, ribadisce la priorità di una elaborazione culturale e passa in rassegna i tentativi di questi mesi e le aperture di nuovi scenari: l’evoluzione avuta dal quadro politico, la nascita di nuove formazioni e la scomposizione dell’assetto bipolare. Si tratta di continuare a lavorare su due piani distinti: quello della formazione e quello della presenza politica, senza aver timore di dover mettere mano alle fondamenta.

 

La proposta di un Forum

Il volume è promosso dal Centro di Ricerca e Studi Storici e Sociali (CERSES), che organizza, numerosi seminari, a cominciare da quello tenuto a Todi nel febbraio 2011 (v. gli atti in Aa.Vv., Il cattolicesimo democratico in ricerca. Radici e reti qui e adesso, Cittadella, Assisi 2013), in collegamento con “Argomenti2000” (www.argomenti2000.it), un’associazione di amicizia politica che riunisce, in una rete di Circoli e associazioni locali, persone impegnate nell’ambito sociale e politico. Nel dicembre scorso si è tenuta la terza edizione della “Costituente delle Idee”, terminata con la proposta di individuare un “luogo” di incontro-confronto fra quanti sono interessati e coinvolti nel servizio politico alla luce dell’ispirazione cristiana. Un forum, che potrebbe anche diventare permanente, per confrontarsi su alcuni temi dell’agenda politica puntando a costruire una convergenza sui contenuti più e prima che sui contenitori. Può essere anche questa una occasione in cui, nel rispetto di un pluralismo politico che è una ricchezza, i cattolici possono svolgere il ruolo storico a cui sono chiamati: essere segno di un’unità dialogante nella cura del bene comune.

Una spinta in tal senso viene anche dalla drammatica crisi aperta dall’epidemia che lascia intravvedere, fin d’ora, la necessità di una politica dall’inevitabile respiro europeo. Usciti dal tunnel, in quella che sarà una fase di ricostruzione, servirà una classe politica capace di pensare in grande, di disegnare uno scenario intorno a cui catalizzare risorse e consensi e di mettere a punto un piano concreto e condiviso in grado di sollevare il Paese e di rilanciarlo verso una nuova fase di sviluppo. È questa la grande sfida che attende una nuova stagione di impegno politici dei credenti.