Trieste: la nave che non arriva

Adesso, tutti si sono convertiti sula inutilità di quel possibile provvedimento.

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C’è fermezza e fermezza. Poi, c’è l’enfasi. È facile passare dall’una all’altra, per chi svolge certe funzioni. Magari ai più, fuggirà il salto, ma non è detto che questo capiti a tutti.

In questo inqualificabile e terribile periodo dominato dal coronavirus, abbiamo assistito tanto la prima, quanto la seconda forma.

A dir il vero, è prevalsa all’inizio la fermezza, da qualche tempo, sembra invece prevalere l’enfasi.

Vorremmo tutti mantenerci sul terreno della qualificazione iniziale, ma inevitabilmente il tempo, per diverse ragioni, fa sdrucciolare il terreno e si giunge sfortunatamente alla seconda. Tutto parte da una decisione non proprio cristallina. Far giungere una nave a Trieste, per quello scopo, è sembrato anche alla stragrande maggioranza dei commentatori una bizzarra decisione.

Adesso, tutti si sono convertiti sula inutilità di quel possibile provvedimento. Qualcosa è capitato anche sulle forniture delle mascherine, ma è più un affare da addetti ai lavori; per questo, non intendo marcare troppo il giudizio.

La nave, invece, ha segnato lo spartiacque tra ciò che ho chiamato fermezza e ciò che ho definito enfasi. Qualcuno si è ostinato anche ieri, a redarguire i critici che su quel tema si sono fatti sentire. Come se, pur in presenza di condizioni straordinarie, non fosse lecito dire che le cretinate sono cretinate. Sono rimasto colpito, ieri sera, all’ascolto del telegiornale regionale, circa la dichiarazione di un membro del governo regionale, in riferimento alle spese sostenute per quella possibile, triste, avventura.

Dichiarazione: “nessun costo per la Regione”. Preciso che le parole non sono state pronunciale dal Presidente Fedriga. Il quale, come fa qualsiasi Presidente di Regione, affida agli assessori le varie competenze. E lascia a costoro svolgere i compiti di loro pertinenza. Dà gli indirizzi, tira le fila a giornata conclusa, ma la responsabilità degli atti lascia siano tra le dita di chi copre il ruolo politico-amministrativo.

In sostanza, delle cose pratiche, viene a conoscenza a gesti compiuti. Pur mantenendo a sé l’orizzonte dove collocarle.

Voi avete capito che le due espressioni d’apertura, sono riconducibili a un singolo soggetto. Ci sono diverse manifestazioni che riconducono la cosa a un solo responsabile. Quando si aprono le porte all’enfasi e alla retorica vuol dire che qualcosa non ha funzionato nel dovuto modo. Fate sempre attenzione a queste modalità, perché sono proprio queste a svelare qualcosa di poco nobile: l’enfatico deve nascondere qualcosa; il rigoroso, il fermo, il deciso, invece, intende svelare la propria conduzione. In tempi di grande crisi, apprezzate quest’ultimo e nutrite seri dubbi per l’altro.