Tutto è connesso. Gli interventi della prima giornata del convegno di Taranto (Settimana Sociale dei cattolici).

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Riportiamo la cronaca dei lavori così come raccontata dall’Osservatore Romano. L’importanza di questa “convention ecclesiale” porta a riflettere sulle prospettive che inevitabilmente potranno delinearsi anche sul piano dell’impegno pubblico. È difficile escludere, infatti, l’impatto sulla vita politica italiana di un lavoro tanto ampio e approfondito.

 

Charles de Pechpeyrou

 

L’interdipendenza — tra uomini, tra generazioni ma anche tra protezione dell’ambiente e sviluppo —, la dignità umana, nonché la giustizia civile e sociale: sono stati questi i temi principali affrontati nella prima giornata della 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani a Taranto. Una città «di contraddizioni, di stanchezza, di disincanto, ma non di disperazione», un «sito emblematico in cui si gioca una partita che, fatte le dovute proporzioni, si gioca tutto il pianeta», come ha detto l’arcivescovo Filippo Santoro in apertura dei lavori, incentrati sul tema «Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso».

 

In un messaggio inviato in occasione della Settimana sociale, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha sottolineato quanto la pandemia abbia «evidenziato i nostri limiti e le contraddizioni del modello di società che abbiamo costruito» ma anche «il senso profondo di una comunità di destino come la nostra, restituendo valore alle cose che hanno valore». L’egocentrismo — ha osservato il capo dello Stato — «è uscito sconfitto da una vicenda in cui la solidarietà si è affermata come chiave per affrontare e risolvere i problemi, per sostenere lo sviluppo pieno della personalità umana, a partire dalla difesa della vita». Per Mattarella «non è più accettabile immaginare una crescita legata alla distribuzione di beni, al consumo delle risorse naturali, allo sfruttamento di componenti della società umana». Lo sviluppo deve invece «comprendere un contrasto effettivo a ogni forma di povertà, una riconciliazione con l’ambiente, una innovazione orientata al benessere umano e al rafforzamento del capitale sociale».

 

Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha dedicato gran parte della sua prolusione alla necessità di promuovere la giustizia civile e sociale, il che significa innanzitutto «difendere e valorizzare, in ogni latitudine e in ogni circostanza, il valore incalpestabile della dignità umana». Nessuna ragione economica «può legittimare qualsiasi forma di schiavitù fisica o morale di un uomo, di una donna o di un bambino», ha ribadito il porporato, «profondamente amareggiato e deluso per i troppi incidenti che avvengono nell’ambito del lavoro». In secondo luogo, promuovere la giustizia civile e sociale «assume oggi un significato ulteriore, quello proposto nella Laudato si’ e che ci esorta a sviluppare e a promuovere “un’ecologia integrale”». Non soltanto un richiamo alla difesa dell’ambiente, ha spiegato il presidente della Cei, «ma soprattutto un’esortazione a vivere un’esistenza interdipendente». Infine, consapevole che «c’è un malessere sociale che cova nelle viscere» del Paese e che riemerge ogni volta si presenta una crisi umanitaria — sia essa costituita dai migranti o dalla pandemia — Bassetti ha auspicato “una profezia sull’Italia”, «una voce alta e autorevole che sappia leggere i segni dei tempi».

 

Guardando anch’egli al futuro, monsignor Santoro ha affermato che la Chiesa italiana «ha la responsabilità di tracciare una parabola che non fronteggi l’emergenza della salute, dell’ambiente, del lavoro, con rattoppi dell’ultima ora come siamo abituati a subire da decenni, ma che sia lungimirante, che ponga le basi di una crescita per le nuove generazioni, che esprima la cura dell’educare e della gratuità». Deplorando che «spesso non consideriamo tutta la gravità della situazione e sottovalutiamo il rischio legato al cambiamento climatico e alla sopravvivenza del pianeta», il presule ha chiesto l’impegno di tutti «nella costruzione di un futuro diverso, più sostenibile per il pianeta» e che capovolga la visione: un passaggio fondamentale “dall’io al noi”. Secondo l’arcivescovo di Taranto, «dobbiamo avere il coraggio anche di vincere il nostro impacciato imbarazzo nel ripartire dai volti delle persone morte e ferite per causa dell’inquinamento ambientale, dal volto ferito di tutta la Casa comune, e dalle vittime del lavoro», e di «ricominciare dai giovani».

 

Questa mattina, nel corso della messa che presiedeva nella concattedrale di Taranto, monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha lanciato a tutti un appello a «imparare a prenderci cura delle città, delle nostre strade, a guardare con occhi diversi i problemi e le bellezze di tutto quanto ci circonda. Abbiamo bisogno — ha affermato Russo — di nutrirci di quell’orientamento e quella sincerità in Cristo che ci rendono cittadini del mondo pienamente inseriti nelle città in cui viviamo».