Umbria: Un appello ai liberi e forti?

Alla Marini, dunque, è stata tolta la fiducia dal Nazareno

128

Non è difficile arguire che le dimissioni di Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria, rechino il timbro del segretario del Pd Nicola Zingaretti.

In questa vicenda, allo stato degli atti, esce malconcio il modello di governo che ruota attorno alla forza politica dichiaratamente omogenea alla storia della sinistra di origine comunista.

Alla traumatica decisione si è giunti dopo giorni di incertezza e confusione. Non è un’ammissione di colpa, giacché nelle parole del comunicato ufficiale risuona la dichiarazione di innocenza della principale protagonista della scena istituzionale e politica.

Alla Marini, dunque, è stata tolta la fiducia dal Nazareno. Sì tratta, in qualche modo, di un formidabile paradosso: dentro il Pd prevale la convinzione della correttezza che ha guidato l’operato della Giunta umbra. Ciò nondimeno, sull’onda delle polemiche e degli attacchi concentrici, la scelta delle dimissioni è apparsa la più coerente e forse la più efficace.

C’è da chiedersi, a questo punto, come sia possibile allestire una coalizione antipopulista e antisovranista in grado di reggere l’urto, per evitare che la “nobiltà” del gesto della Marini si riveli in concreto nella forma di un riconoscimento della propria sconfitta (morale e politica). Tutto appare notevolmente complicato.

Occorre lanciare un appello – ai liberi e forti dell’Umbria? – per individuare a tambur battente una personalità indipendente attorno alla quale aggregare le forze sane della regione, senza abdicare al dovere di “resistenza” verso una nuova destra che può insediarsi, sfruttando una crisi tanto grave, nel cuore del sentimento popolare di questa piccola, ma decisiva Regione del Centro-Italia.