Un altro Sud. Tutte le virtù (dimenticate) del Mezzogiorno della modernità

È giunto il momento che tutta la grande stampa italiana e il mondo delle televisioni nazionali dedichino spazio più sistematico e meno occasionale al Mezzogiorno della modernità che è saldamente agganciato all’Europa, e che è strettamente intrecciato all’economia del Nord

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Articolo già apparso sulle pagine di Formiche.net a firma di Federico Pirro

Ha pienamente ragione Riccardo Pedrizzi a scrivere su queste colonne che nel Mezzogiorno si indulge troppo spesso alla cultura del piagnisteo e della lamentazione da parte di coloro i quali ritengono che il divario con Nord sia sempre e soltanto responsabilità di altri, di tanti altri collocati fuori dalle regioni meridionali, ma non in generale delle classi dirigenti del Sud.

E ha pienamente ragione inoltre quando afferma che deve pur esservi una ragione se, ad esempio, in molte aree dell’Italia settentrionale i servizi ai cittadini vengono offerti da Amministrazioni mediamente più efficienti di molte di quelle esistenti del Meridione.

Attenzione, però: quando Pedrizzi scrive tutto questo, che pure in parte condividiamo, sembra dimenticare, o non conoscere affatto, che invece esiste nell’Italia meridionale un altro Mezzogiorno – costituito da tante imprese di piccole, medie e grandi dimensioni, da Comuni e Regioni efficienti, da Università e centri di ricerca di prestigio internazionale, da Interporti dinamici e di dimensioni europee, da grandi scali marittimi competitivi con quelli del Nord – che da anni ormai compete, investe, esporta, produce ricerca applicata, impiega con celerità i fondi comunitari, un altro Sud che gestisce con riconosciuta efficienza interi nosocomi pubblici e privati, che ha saputo creare banche di credito cooperativo di rilievo nazionale nel loro comparto, e che, fra l’altro, è diventato sempre più trendy con l’attrazione di flussi crescenti di turisti italiani e stranieri.

Questo Mezzogiorno della modernità – è bene dirlo con assoluta chiarezza – non solo rifugge dal piagnonismo, ma lotta da tempo con durezza contro l’altro Mezzogiorno accattone e incapace di competere ad ogni livello e che, è doveroso saperlo, è destinato storicamente alla sconfitta, anche se la sua definitiva scomparsa sarà preceduta ancora da pesanti colpi di coda, sussulti anche politico-amministrativi e da lamentazioni sempre più disperate proprio perché destinate alla sconfitta.

Il Mezzogiorno della modernità inoltre è sempre più diffuso e al riguardo consigliamo a Riccardo Pedrizzi la lettura degli studi della SRM, società di ricerca del Gruppo Intesa Sanpaolo – cui il sottoscritto contribuisce da lungo tempo con ricerche sul campo – della Fondazione Edison, di testate specializzate come ad esempio il mensile Economy, sempre attento alle moderne imprese del Sud: prestigiose Istituzioni e testate, quelle appena citate, che sono tutte del Nord più avanzato e che però da anni si dedicano con cura e rigore scientifico a produrre analisi e a dare testimonianza di un Mezzogiorno che contribuisce in misura oltremodo significativa al Pil nazionale, avendo conquistato peraltro primati nazionali nella produzione di molti beni e materie prime.

Questo Mezzogiorno moderno e competitivo peraltro è pienamente consapevole che il secolare divario con il Nord non può colmarsi in tempi ravvicinati, anche perché il confronto del Sud più moderno avviene con regioni settentrionali che sono fra le più avanzate d’Europa; ma il prolungato inseguimento – se così possiamo definirlo – sta rafforzando la consapevolezza ormai diffusa nel Mezzogiorno di poter tenere testa sia pure progressivamente alle zone più progredite del Settentrione.

E anche questa testata, ormai da anni – se è consentita un’autocitazione di cui ci si scusa con i lettori – ospita articoli di chi scrive che stanno censendo on the road industrie, aziende, imprenditori, centri di ricerca avanzati, banche con attivi imponenti, Autorità di sistemi portuali dinamiche, efficienti società di gestione di aeroporti, etc.

Piuttosto è giunto il momento che tutta la grande stampa italiana e il mondo delle televisioni nazionali dedichino spazio più sistematico e meno occasionale al Mezzogiorno della modernità che è saldamente agganciato all’Europa, e che è strettamente intrecciato all’economia del Nord, se è vero, come lo è, che centinaia di grandi gruppi settentrionali ed esteri producono con i loro stabilimenti nell’Italia meridionale, avvalendosi anche di provvidenze messe a disposizione dal governo e dalle Istituzioni meridionali utilizzando i fondi comunitari.