Un capitale fermo. Il sistema turistico Italiano deve rinascere

Capitalizzare in moneta tutta l’arte, tutta la cultura e l’intero patrimonio turistico significherebbe aumentare il Pil

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In questi anni di crisi galoppante, l’opinione pubblica trasuda di una sorta di allergia nell’apertura dei giornali, siano essi cartacei o online, perché questi sono percepiti come un corollario di notizie sempre in territorio negativo. Come dargli torto?

Non sempre è così, fortunatamente. Oggi vogliamo rendervi conto di un qualcosa che riguarda il turismo nostrano. Seppur non si tratti di notizie così positive. In questo periodo di grandi trasformazioni, di crisi economiche che attanagliano le democrazie occidentali, vedere che l’Italia, forse il paese con il più alto patrimonio artistico, culturale e turistico al mondo, sia catalogato agli ultimi posti nella classifica del World Economic Forum è decisamente triste.

Nei 14 parametri utilizzati per definire la graduatoria, tra tutti i 136 paesi presi in esame, delle nazioni più virtuose dal punto di vista dell’attrattiva turistica, l’Italia arranca nelle retrovie. Quindici le nazioni classificate alla fine, con l’Italia, appunto, in posizione defilata, attorno all’undicesima piazza. Non si potrebbe immaginare un qualcosa di peggiore. Soprattutto perché il sistema Italia dovrebbe essere lassù in cima alle classifiche del turismo, quelle che, giocoforza, determinano i movimenti economici più importanti. Laddove si genera l’indotto più grande, quello che garantisce la ricchezza di un paese. Non si può vivere di sola rendita, quando il belpaese era il top del turismo mondiale ; non si può immaginare che l’Italia sia adiacente all’approssimazione.

C’è bisogno di intercettare i grandi flussi turistici, provenienti dai paesi stranieri, quelli capaci di spendere cifre impensabili ai nostri occhi. Perché l’Italia non ha nulla da invidiare a coloro che occupano, attualmente, le prime posizioni; c’è però bisogno di politiche d’insieme che sappiano calamitare il turista. Oltretutto, noi non abbiamo bisogno di inventarci il turismo, noi siamo già una cartolina a cielo aperto. Siamo il turismo, per eccellenza. Vi è solo la necessità di generare dell’attrattiva, in termini economici e di accoglienza, per calamitare i visitatori nella nostra penisola. Se pensiamo, in questi giorni di gran caldo, alle spiagge della Sardegna e della Puglia, o alle Isole Eolie, o, ancora, ad Ischia o a Capri, dovremmo preoccuparci della concorrenza di altri lidi sparsi qua e là nel globo?

Se pensiamo alla cultura che emanano le quasi ottomila nostre città, ognuna delle quali capaci di generare una determinata peculiarità turistica senza alcun eguale nel mondo, secondo voi dovremmo impensierirci?

Non basterebbe un libro per evidenziare per sommi capi la straordinaria offerta che siamo in grado di offrire ad un ipotetico turista. Allora perché ci si ritrova, quasi sempre, in basso nelle varie classifiche? dubbi ed altrettanti interrogativi che fanno male al cuore alle tasche. Questi demoni ci angosciano e ci spingono a chiedere il perché accada tutto questo. Tante sono le colpe, tutte legate alla scarsa competitività che è figlia di prezzi e servizi non all’altezza. Esistono località che offrono dei prodotti decisamente più bassi rispetto all’Italia, ma decisamente più performanti sotto ogni punto di vista. Se pensiamo che il turismo di lusso in Italia, quello che genera remunerazioni elevate, è in mano a società straniere, fa comprendere che vi sia la necessità di una virata; di una decisa ventata di cambiamenti.

Capitalizzare in moneta tutta l’arte, tutta la cultura e l’intero patrimonio turistico significherebbe aumentare il Pil ed in generale estirpare tutte le problematiche che pervadono e si alimentano nel meridione d’Italia. E ridarebbe le motivazioni ai nostri giovani, sempre più disillusi, incastonati in una bolla di negativa, ad oggi, mortificante.