Un passo verso la modifica dei Trattati. Occorrono linee strategiche e scelte coraggiose per il futuro dell’Europa.

La Conferenza non ha il potere di incidere direttamente sui Trattati. C’è da osservare, però, che uno sforzo di chiarificazione e lungimiranza può determinare l’avvio di un’operazione politica in grado di produrre i necessari cambiamenti, avendo di mira obiettivi concreti.

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La Conferenza non ha il potere di incidere direttamente sui Trattati. C’è da osservare, però, che uno sforzo di chiarificazione e lungimiranza può determinare l’avvio di un’operazione politica in grado di produrre i necessari cambiamenti, avendo di mira obiettivi concreti.

 

La Conferenza sul futuro dell’Europa, s’è detto, è un’occasione da non sprecare. Pertanto, deve avere il coraggio di affrontare i temi-cardine della costruzione comunitaria. Quanto meno è importante che questo appuntamento li discuta, ponendoli in agenda. La logica con la quale deve operare dev’essere sovranazionale, non nazionale: solo così si possono affrontare questioni che altrimenti rimangono imprigionate nella rete di interessi locali e quindi nella possibile concorrenza sleale fra Stati.

Detto in un precedente articolo del tema a mio avviso principale, la politica estera, occorre non tralasciarne un secondo, assolutamente essenziale. La politica fiscale, come ci è stato spiegato più volte dalla Storia, è la base di uno Stato, insieme al controllo della forza. E’ del tutto evidente che le distorsioni esistenti in argomento all’interno dell’UE non depongono in favore della sua unità e anzi ne minano alla radice ogni possibile sviluppo. Anche in questo caso la regola dell’unanimità – altro punto assai problematico – consente ai Paesi che sulla fiscalità molto vantaggiosa per le aziende, in particolare le multinazionali, hanno impostato la propria politica di crescita economica (Olanda, Irlanda, Lussemburgo…) di impedire qualsiasi ipotesi di riforma.

Una qual certa armonizzazione dei sistemi fiscali nazionali è però necessaria. Ovvero, al pari che nei sistemi federali una differenziazione nei regimi tributari nazionali è certo accettabile, comprensibile. Ma non oltre certi limiti. Altrimenti ci si trova di fronte a fenomeni di concorrenza scorretta fra Stati su un terreno che da fiscale diviene di competitività economica.

Ora l’idea americana ripresa dal recente G7 di introdurre una tassa minima globale sui profitti delle grandi multinazionali correlata alle vendite effettuate in ogni singolo Paese (al di là della loro effettiva presenza fisica nel medesimo) costituisce un passo significativo che l’UE non potrà non considerare quale utile stimolo: e infatti la Commissione ha recentemente presentato un Piano d’azione da adottare entro il 2023 teso a far sì che l’Unione disponga di “un unico codice di regole dell’imposizione delle società, che fornisca una più equa ripartizione dei diritti di tassazione tra gli Stati membri”. E questo è un esempio che per quanto accidentato anche il terreno fiscale non è impercorribile.

La Conferenza non ha fra i suoi compiti quello di modificare i Trattati, si dirà. Vero. Ma fra i suoi obblighi politici ha quello di porre le questioni di fondo che porteranno alla loro necessaria modifica. Il futuro della UE, infatti, passerà da lì.