Un proverbio al giorno….

I proverbi sono il sale della tradizione ma rivelano ogni volta una modernità che non ha eguali.

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Spesso la saggezza popolare ci è maestra di vita più di quanto lo siano gli insegnamenti formali e intenzionali.
I proverbi hanno radici lontane nelle alterne vicende della storia dell’uomo ma giungono fino ai nostri giorni conservando intatta e anzi arricchendo la loro immediatezza espressiva, sanno inquadrare e definire le situazioni più ricorrenti della nostra esistenza e possono darci spiegazioni esaurienti con poche, misurate parole.

Ognuno ci trova le risposte che attende agli interrogativi della propria quotidianità.
Si può dire che – essendo alla portata di tutti – realizzano la democrazia della parola e valorizzano l’aristocrazia del buon senso.
Ho sempre pensato che i proverbi debbano essere insegnati, studiati e tramandati anche a scuola, anzi soprattutto a scuola.

Prima di tutto per non disperdere un patrimonio di cultura locale che merita di essere conservato e trasmesso, per sopravvivere alla globalizzazione salvando le identità, il ”genius loci”, le nostre troppo colpevolizzate appartenenze.
E poi per lo straordinario potenziale educativo che sprigionano, per l’universalità del messaggio che racchiudono in sé, che è un po’ il contrario ma anche l’integrazione del concetto precedente: conservano la cultura radicata e nello stesso tempo ci fanno comunicare in modo planetario perché sulle cose della vita, gira che ti rigira, la “morale della favola” ci fa parlare lo stesso linguaggio, ci fa intendere sul bene e sul male.
E’ veramente ogni volta sorprendente e calzante la forza sintetica e la capacità descrittiva di ogni proverbio, è davvero incredibile come si possa – con immediatezza comunicativa e senza tanti valzer di parole – usare un’espressione così plasticamente adattabile a ciascuno di noi e così globalmente intellegibile.

I proverbi sono il sale della tradizione ma rivelano ogni volta una modernità che non ha eguali.
Sono più veloci di internet, più chiaro-scuri di un quadro di Caravaggio, più sintetici di una poesia ermetica, più efficaci di una ricetta: sono già dosati, misurati, plasmati, efficaci subito, pronti all’uso, solubili all’istante.
Si adattano a tutte le forme del comunicare: chiudono una lettera, aprono un discorso, troncano una retorica, facilitano un messaggio come Whatsapp con gli SMS.
E poi ti fanno “pensare”, oltre l’immediatezza della risposta, oltre la battuta ad effetto: una volta la spari tu per primo e un’altra volta la subisci come una fucilata che ti lascia secco tanto non te l’aspettavi.

Soprattutto trovo che i proverbi abbiano sempre ragione, mai una volta che uno possa dire “stavolta l’ho fregato!”.
No, loro sono lì, pronti a leggerti la vita e a dimostrarti che ce n’è sempre uno che se lo avessi messo in pratica prima avresti evitato di fare il contrario.

Anzi, forse non è vero neanche questo:”del senno di poi sono piene le fosse”.
Allora trovi che un proverbio ti può spiegare ma ti può anche aiutare, consolare, riconciliare con la vita, che è vero che ”chiodo schiaccia chiodo”.

Giuro che il prossimo libro che scrivo lo voglio intitolare così: “Un proverbio al giorno”.
Ci voglio mettere dentro 365 proverbi – più quello famoso dell’anno bisesto – per affrontare ogni giornata usando la saggezza già scritta e già vissuta da chi mi ha preceduto.
Come se fosse una pillola o uno sciroppo da deglutire con fiducia, per non lambiccarsi troppo il cervello nel cercare di capire tutte le cose della vita ma applicando con ironia e umiltà la morale di una favola certamente già raccontata.