Un seme gettato nell’Oriente cristiano. Le più antiche poesie in onore dell’Immacolata Concezione.

144

 

Il culto a Maria ebbe origini nellOriente cristiano. In Occidente la festa della Concezione di Maria entrò nellXI secolo in Inghilterra, per poi estendersi nel XII agli altri Paesi. Vari teologi sostenevano che la Vergine era stata concepita con il peccato originale, altri affermavano che già al concepimento Maria ne era priva.

Il testo, qui riprodotto per gentile concessione, appare in originale nell’edizione odierna dell’Osservatore Romano. 

 

Benno Scharf

 

«E quando ebbe vita nel corpo di sua madre fu già priva del peccato che Adamo nostro padre, malconsigliato, aveva commesso. Egli piange per averlo fatto ed averci aperto la porta dell’inferno; ma ora questa si è richiusa e si è aperta quella del paradiso, a suo tempo chiusa per mala ventura da nostra madre Eva, che con grande follia mangiò di quel frutto, che Dio le aveva proibito». Questo testo, le ultime due quartine della lunga Cantiga 411, costituiscono il primo riferimento all’Immacolata Concezione nella poesia non liturgica medievale dei Paesi occidentali.

La raccolta delle 427 Cantigas de Santa Maria, il grande canzoniere mariano della Spagna medievale, venne completata verso l’anno 1280. Curatore e autore di alcune di esse fu il re Alfonso X di Castiglia (1221–1284), detto il Saggio. Ispiratore dell’opera era stato il francescano Juan Gil de Zamora (1241-1318), poeta, teologo, musicista, scienziato dalla cultura universale; il re lo aveva chiamato alla sua corte come consigliere e come precettore dell’erede al trono Sancho.

Il culto a Maria ebbe origini nell’Oriente cristiano; all’inizio dell’ VIII secolo il vescovo Sant’Andrea di Creta (660–740) compose un canone (inno) in cui vi è l’invocazione. «Immacolata Madre di Dio vergine, sola degna d’ogni canto, prega ardentemente per la nostra salvezza». In Occidente la festa della Concezione di Maria, entrò nell’ XI secolo in Inghilterra, per poi estendersi nel XII agli altri Paesi. Però vari teologi sostenevano che la Vergine era stata concepita con il peccato originale, ma poi liberata di questo durante la gravidanza della madre Anna oppure nel momento della propria nascita; altri affermavano che già al concepimento Maria ne era priva.

Tra i primi, detti Maculisti, spiccano grandi nomi del pensiero scolastico: i santi Alberto Magno, Bernardo, Tommaso d’Aquino, Domenico e praticamente tutto l’ordine Domenicano; la dottrina dei secondi, detti Immaculisti, venne propugnata dal beato Giovanni Duns Scoto (1265–1308), e poi da tutto l’ordine francescano. Pochi anni prima però il già citato Gil de Zamora ne aveva detto nel Liber Mariae, verso il 1275.

Nel XIII e XIV secolo l’Immacolata Concezione viene citata in poesie e canzoni, ma sempre come accenno; mancano però testi specifici. Ad esempio nella canzone duecentesca inglese Sii salutata, o Regina dei cieli Maria è subito chiamata «Vergine immacolata, madre pura», senza però ulteriori riferimenti. Fa eccezione il poeta toscano Bianco da Siena (1350–1399), che in una lauda dedica all’immacolato concepimento tre delle 113 terzine che la compongono: «Benedetta sie tu, sposa divina / sença peccato original concetta /nel ventre d’Anna, o nobilẹ fantina / Laudata sie tu sempre e benedetta, / o glorïosa Vergine beata, / dallo Spirito Santo preeletta, / dal quale, quando fusti ingenerata / nella tua Madre dal tuo Padre santo, / sença peccato original creata. / Benedetta sie tu, che porti vanto / sopra a ogni altra creata nel mondo, / d’esser concetta santa, com’i’ canto».

La polemica tra maculisti e immaculisti si fece sempre più aspra. Nel 1439 una frazione del concilio di Basilea (non più riconosciuta da Roma) dichiarò l’Immacolata Concezione «verità di fede». L’anno successivo a Valence, nella Francia Meridionale, i francescani indissero festeggiamenti, con una gara di poesia sull’argomento. Vinse una canzone in lingua catalana, composta da Francesch de Mescua. Il testo di 40 versi è una dissertazione sull’Immacolata Concezione con un argomento di fondo: Gesù è il frutto perfetto e quindi Maria, la pianta che lo ha generato, non poteva essere sotto il dominio del demonio neppure per un istante.

In una cronaca, pubblicata nel 1509 dal francescano Thomas Murner (1475–1537), massimo poeta e narratore svizzero del XVI secolo è incisa nel retro della copertina in legno la prima poesia all’Immacolata in lingua tedesca. «Maria madre, vergine pura / noi vogliamo dire la tua lode. / Tu sei stata concepita senza il peccato originale: / l’astuzia del malvagio non poté impedirlo. / Ottienici la grazia tu / sempre pronta a misericordia verso i peccatori (…) / scampaci dal fuoco del diavolo: / Solo sotto la tua protezione noi siamo sicuri: / fa che tuo figlio non si volga lontano da noi».

La devozione al grande mistero si diffuse sempre più. In Francia, a Rouen, l’abate Guiot fondò nel 1701 l’Academie de l’Immacuèe Conception che fino al 1789 indisse ogni anno un premio di poesia. Fatto rivoluzionario per l’epoca, la partecipazione era aperta anche alle donne e quattro volte vi furono poetesse al primo posto, decine di volte al secondo o terzo. Nome di spicco: Anne Marie Le Page du Boccage, definita da Goldoni «La Saffo della Francia».