Moretton: Un Travaglio incerto

Dal dibattito interno del Pd emerge da più parti che il presunto campo largo non è più largo delle ultime elezioni politiche, anzi i risultati sono anche peggiori.

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Il risultato delle elezioni europee del 26 maggio, consente alcune riflessioni che vanno oltre alla indiscussa vittoria della Lega. Mi riferisco al Partito Democratico che, arrivato secondo e prima del Movimento 5 Stelle, ritiene di aver aver superato il rischio sparizione. Ed è così soddisfatto che festeggia il risultato nonostante abbia perso 6 milioni di voti rispetto alle europee del 2014 e 100 mila elettori rispetto alle disastrose politiche del 2018 (alle politiche hanno votato molti più italiani rispetto alle europee). Ma il nuovo segretario Zingaretti ritiene che il risultato sia positivo e ancor più la lista unitaria del Pd, presentata in queste europee. Ritiene anche che si debba allargare l’attuale compagine alle altre forze della sinistra per così partir da una base elettorale del 28%. Basterà per essere l’alternativa di governo come continua ad affermare Zingaretti? Difficile crederlo e, infatti, già si sentono commenti non favorevoli all’ipotesi di Zingaretti.

È Calenda che per primo sgombra il campo dai facili entusiasmi. Per evitare di pendere solo a sinistra perdendo i moderati c’ è una sola cosa da fare, avverte l’ ex ministro: creare un’ ampia alleanza che coinvolga il Pd, i Verdi e un vero partito Siamo Europei. Un partito che nasca sul serio. E un’ alleanza, non una lista unica. Sembra quindi che Calenda, forte di un ottimo risultato elettorale, abbia tutte le carte in regola per guidare un nuovo soggetto politico liberal-democratico. E comunque, l’ ex ministro, come molti anche nel Pd, ritiene che il Partito democratico non sia in grado da solo di attirare i voti dei moderati e che servano forze nuove. Il dibattito sulla conquista del centro era stato aperto da Renzi alla vigilia delle Europee. Ma dopo il voto, con il Pd che non guadagna consensi rispetto al 4 marzo quella discussione si è fatta più accesa. Soprattutto tra i renziani il cui leader ufficialmente non interviene nel dibattito. Non un commento sul risultato del Pd, non una parola sul segretario…

Dal dibattito interno del Pd emerge da più parti che il presunto campo largo non è più largo delle ultime elezioni politiche, anzi i risultati sono anche peggiori.

È grave che il Pd non sia praticamente riuscito a catturare i voti in uscita dai 5 Stelle e da Forza Italia che hanno preferito la Lega e Fratelli d’Italia. E che il Pd si ostini a rivolgersi al bacino della sinistra che oltre il Partito Democratico non esiste, meglio sarebbe che si concentrasse su quello enorme dell’astensione dove si collocano i delusi e i moderati.

Comunque, allo stato attuale, non si capisce quale direzione intenda prendere il Pd anche se si comprende che una parte di pidini forse potrebbe far nascere un nuovo soggetto politico di centro moderato capace di interessare i molti elettori che oggi non hanno ancora deciso che cosa votare, preferendo l’astensionismo per l’assenza di nuova proposta politica che li convinca a recarsi alle urne.