Una novità storica. Il Trattato del Quirinale è la pietra tombale del sovranismo.

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Lasse portante degli ultimi trentanni passava da Parigi a Berlino e Roma sembrava essere in subordine rispetto alle altre due capitali europee. La firma del Trattato riequilibra i rapporti in Europa, rilanciando il ruolo dell’Italia.

 

Gianfranco Moretton

 

Pur nella difficoltà che ancora ci colpisce e mette in ginocchio le nostre speranze, con l’aggiunta di questa variante cosiddetta africana, segnate da un crollo generalizzato delle borse internazionali, registriamo un fatto particolarmente interessante avvenuto ieri nelle sedi istituzionali romane. L’accordo siglato da Draghi e Macron, sotto l’egida di Mattarella, mette in luce un accordo storico tra questi due Paesi fondamentali d’Europa.

 

C’è sempre stata una sorta di rivalità tra la Francia e l’Italia, rivalità che risale a secoli addietro e che in qualche modo, ha sempre messo questi due cugini un po’ l’uno in competizione con l’altro. Le firme di ieri (venerdì 26 novembre per chi legge, ndr) hanno messo a tacere quel sotterraneo dissidio, aprendo una porta importantissima nelle relazioni tra le due parti. Tutto questo sempre inscrivibile in una cornice europeista. Si sa che l’asse portante degli ultimi trent’anni passava da Parigi a Berlino e che Roma sembrava essere in subordine rispetto alle altre due capitali europee.

 

C’è sempre stata una sorta di rivalità tra la Francia e l’Italia, rivalità che risale a secoli addietro e che in qualche modo, ha sempre messo questi due cugini un po’ l’uno in competizione con l’altro. Le firme di ieri hanno messo a tacere quel sotterraneo dissidio, aprendo una porta importantissima nelle relazioni tra le due parti. Tutto questo sempre inscrivibile in una cornice europeista. Si sa che l’asse portante degli ultimi trent’anni passava da Parigi a Berlino e che Roma sembrava essere in subordine rispetto alle altre due capitali europee.

 

L’evento di ieri (venerdì…) modifica sostanzialmente gli equilibri precedenti e, possiamo dirlo con certezza, finalmente anche a nostro vantaggio. Senza entrare nei dettagli dell’accordo siglato e di quali opportunità offra tanto a noi quanto agli altri, non sarà compito mio elencarlo in questo momento. Qualsiasi quotidiano farà uno specchietto complessivo del risultato ottenuto il 26 di novembre 2021.

 

Cosa significa questo?

 

Beh, un passo avanti per chi ritiene fondamentale, non solo mantenere i rapporti di buon vicinato con tutti i Paesi europei, ma ancor più intensificarli e irrobustirli per cementare ulteriormente le relazioni all’interno di questo nostro continente.

 

È sostanzialmente una bacchettata sulle dita di chi intenda porre l’accento sempre più sulle politiche sovraniste. Perché gli indirizzi presi ieri testimoniano una linea di condotta volta a ritenere maggiormente  decisivo il rapporto internazionale tra i Paesi europei. Sostanzialmente più s’infittiscono le relazioni politiche, economiche, sociali e culturali tra i Paesi, tanto più ci troveremo garantiti da una sensibilità europea, sensibilità che dovrà fronteggiare sempre più le difficoltà che il futuro ci presenterà in conseguenza delle evoluzioni nei Paesi dell’estremo Oriente del Sud Asiatico e degli Stati Uniti d’America.

 

In un quadro internazionale complesso e caratterizzato da una marcata e non sempre positiva evoluzione,  rafforzare i rapporti con i paesi europei e per noi prima che una necessità, un dovere.

 

Salvini non ha in alcun modo messo il bastone tra le ruote. Indice che anche il suo sovranismo comincia a indebolirsi. Anche la Meloni non ha battuto ciglio. Tutto questo, a mio avviso, dimostra che la strada maestra è ormai tracciata: i Paesi da soli, verrebbero inesorabilmente schiacciati, se intendessero far fronte al futuro rifacendosi solo alle proprie individuali capacità.

 

Resta ancora un quesito a cui non riusciamo, almeno per ora, a rispondere e cioè: la nuova Germania del dopo Merckel che ruolo avrà? Forse, Francia e Italia siglando quell’accordo, hanno inteso spingere il grande Paese del centro Europa a dialogare in modo diverso con la UE.