Una nuova querelle tra cattolici e laici?

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 Dobbiamo fare tesoro dell’insegnamento di Padre Bartolomeo Sorge sulla necessità di marciare insieme, pur essendo diversi, sulla strada del bene comune. È ciò che ci invita a fare oggi Papa Francesco.

 

Sembra essersi riaperto una sorta di scontro ideologico tra cattolici e laici.

Il disegno di legge del parlamentare piddino Alessandro Zan, teso alla “prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, sta infiammando il dibattito politico di questo primo scorcio di torrida estate.

Ma se si mettono da parte le solite posizioni della destra, incarnate da Fratelli d’Italia, Lega e dalla stessa Forza Italia, la querelle non appartiene a certo mondo cattolico che vede negli insegnamenti di questo Papa l’unica via d’uscita per una convivenza pacifica e tollerante anche tra diversi.

Anzi, la diversità costituisce un valore per questa nuova società del Terzo Millennio.

Già padre Bartolomeo Sorge, riprendendo alcune riflessioni di Francesco, aveva messo in luce come il futuro di questa nuova società in fase di transizione non può non camminare insieme al diverso, rilevando come ormai nessuno possa più pensare all’individualismo, al proprio io nella stessa realizzazione personale.

Da soli non si va da nessuna parte, ammoniva l’ex direttore di “Civiltà Cattolica”.

Ora, non pare proprio il caso riaprire una querelle superata tra cattolici e laici. I valori del cristianesimo marciano parallelamente con quelli dell’umanesimo laico.

Gli esempi su questo versante non mancano: sin dai tempi dell’Assemblea Costituente il pensiero politico cattolico, rappresentato soprattutto dagli uomini della sinistra democristiana, si è intrecciato in maniera feconda con i valori della laicità rappresentati sia dalle forze della sinistra storica, sia da quelle liberali e repubblicane.

Allora, il problema non si pone né sul piano di un confronto ideale, né su quello del dialogo fecondo, né su quello del riconoscimento e della salvaguardia di comportamenti e di modus vivendi che altri possono condividere o meno.

Il problema si pone, invece, sul riconoscimento paritario di tutte le posizioni riferite alla persona. Ma per questo non c’è bisogno di aprire nessun tavolo (lo ha ribadito anche il cardinale di Stato vaticano Pietro Parolin), basta fare riferimento alla prima parte della Costituzione della Repubblica, in particolare agli articoli due e tre.

Si tratta, quindi, di rendere operativi i due articoli costituzionali, sapendo che non si può né non tutelare nuovi modelli sociali e di vita che avanzano, né tanto meno confinare nel recinto retrogrado quanti pensano che l’unione tra individui di sesso diverso costituisca ancora un valore anche se non contrapposto a chi vive esperienze diverse.

Occorre camminare insieme, sapendo che l’obiettivo di questa vita si fonda sulla solidarietà, sul rispetto delle idee diverse, sulla tolleranza per costruire una società migliore nella quale ognuno possa vivere pacificamente secondo le proprie credenze ed i propri gusti sessuali.