Una nuova stagione per l’Europa

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Al di là delle azioni da mettere in atto da subito a tutela degli afghani fuoriusciti dal loro Paese, è evidente che la UE deve riflettere a fondo per poi decidere qualcosa circa il suo futuro nel mondo. L’alleanza con gli USA, che è poi un’alleanza dell’occidente, deve senza dubbio essere rivivificata ma anche ridiscussa e aggiornata..

 

Enrico Farinone

 

La settimana spesa da Joe Biden in Europa lo scorso giugno era parsa agli europei utile e interessante.
All’insegna del motto America is back il Presidente USA aveva offerto l’idea di una rinnovata alleanza fra le democrazie occidentali in onore dei comuni valori liberali. Democrazia e diritti umani erano nuovamente al vertice degli interessi americani, secondo una visione che ha fra i suoi punti di forza l’universalità dei valori democratici e la solidarietà fra quanti ad essi si rifanno nella gestione delle proprie comunità nazionali.

 

Un approccio multilaterale e cooperativo che naturalmente richiede pure un comune atteggiamento, critico, verso le tante autocrazie, come quella russa, o dittature, come la cinese, che stanno allargando la propria sfera di influenza nel mondo in questo nuovo secolo. L’idea di un summit delle democrazie occidentali nasceva sostanzialmente da queste considerazioni. E a dimostrazione della positiva volontà collaborativa Biden aveva lasciato un margine d’apertura a proposito dei rapporti – nello specifico – con la Russia, che la Germania ha poi abilmente utilizzato per concludere i lavori del gasdotto Nord Stream 2, notoriamente avversato dagli a

mericani.

 

Difficile immaginare quanto sarebbe accaduto solo due mesi dopo, anche se l’annuncio del ritiro delle truppe USA di stanza in Afghanistan era già stato dato. Un ritiro unilaterale, per di più organizzato malissimo, deciso in solitudine e ponendo gli alleati europei di fronte al fatto compiuto. Non certo un comportamento coerente con le belle parole del viaggio europeo.

 

Ora, al di là delle azioni da mettere in atto da subito a tutela degli afghani fuoriusciti dal loro Paese, è evidente che la UE deve riflettere a fondo per poi decidere qualcosa circa il suo futuro nel mondo. La fase storica dipanatasi nel XX° secolo si è definitivamente conclusa. Gli americani sia per motivi geopolitici (il Pacifico è ormai più importante dell’Atlantico) sia per ragioni economiche (devono rilanciare gli investimenti interni, e con essi l’occupazione e il reddito) hanno mutato l’ordine delle priorità: da questo punto di vista lo slogan trumpiano America first è tuttora pienamente operativo. Si può anzi dire che America is back è un motto forse valido per la politica estera che però è succedaneo, secondario rispetto a quello valido per la politica interna.

 

Se le cose stanno così, l’UE deve prenderne atto e decidere cosa fare. Proseguire e accelerare il processo unitario o regredire verso ipotesi sempre più lontane dall’idea federativa in ossequio al nazionalismo più vetusto? La via di mezzo nella quale ci si è barcamenati per lunghi anni, inclusi gli ultimi, rischia di non rivelarsi all’altezza delle nuove domande che il contesto internazionale del XXI° secolo pone.

 

Lo si è detto e scritto tante volte. È quasi banale ripeterlo. Nel mondo globalizzato – quanto meno globalizzato dallo sviluppo tecnologico, per non parlar d’altro – sarà sempre più difficile per singoli Paesi di modeste dimensioni, per di più in regressione demografica accentuata, essere competitivi con i giganti internazionali asiatici, e con gli Stati Uniti. Non solo dal punto di vista economico, commerciale. Anche da quello politico. Questo nuovo scenario è, fra l’altro, la base su cui si fonda il rinnovato interesse per la geopolitica. Che solo i sovranisti più ideologizzati non comprendono, o fanno finta di non comprendere per poter continuare a lucrare elettoralmente un sentiment nazionalista ancora forte (e attizzato con le squallide polemiche sul fenomeno migratorio) presso vasti strati di popolazione. Una visione di corto respiro che nel medio periodo rischia di condurre i paesi europei all’impoverimento e che pertanto va respinta e combattuta.

 

L’alleanza con gli USA, che è poi un’alleanza dell’occidente, deve senza dubbio essere rivivificata ma anche ridiscussa e aggiornata. Prendendo atto della nuova strategia americana. Con gli impegni che ne conseguiranno, in termini di scenario complessivo, oltre che economici. La UE a questo punto deve dunque decidere se assumere un ruolo di maggior protagonismo a livello planetario, o quanto meno sui quadranti di sua diretta pertinenza geopolitica. Il Mediterraneo innanzitutto.

 

La questione di una politica estera e di difesa comune ora si pone con una forza ed una urgenza invero inedite. Ma estremamente concrete. Bene ha fatto il Presidente Mattarella a ricordarlo nel suo recente discorso a Ventotene.

 

Non si tratta ovviamente di problemi di facile soluzione. Comportando sforzi economici rilevanti non sarà semplice convincere a sostenerli opinioni pubbliche, ovvero elettorati, che danno per scontati i benefici della democrazia senza valutarne adeguatamente i costi, i doveri che ne conseguono. Brexit, fra l’altro, ha indebolito la UE in misura significativa sul fronte militare. Occorrerà ragionare con Londra sul come individuare una forma di cooperazione, dato che il probabile prossimo parziale disimpegno statunitense riguarderà il teatro occidentale e quindi essa pure ne sarà coinvolta. Il tutto andrà ovviamente valutato in ambito NATO, ma pure questa organizzazione dovrà configurarsi in modo differente rispetto a quello attuale, tarato sullo scenario del XX° secolo e ormai in gran parte superato. Sciogliendo anche qualche nodo, si pensi ad esempio all’ambiguità delle posizioni assunte e delle azioni poste in essere dalla Turchia di Erdogan.

 

Saprà l’Unione Europea affrontare con la consapevolezza del caso questo nuovo versante della Storia? Purtroppo è lecito dubitarne. Ciò che non è lecito a quanti vi credono, però, è smettere di lottare, con una puntuale opera di informazione e convincimento, per un grande obiettivo quale l’Europa unita.