Una sfida culturale per i giovani. A colloquio con Tiziana Provvidera

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Articolo già pubblicato il 14 luglio sulle pagine dell’Osservatore Romano a firma di  Elena Buia Rutt

Nel panorama angusto di un’editoria italiana, dove i testi del passato sono sempre più confinati in eruditi cataloghi per accademici e specialisti, c’è una donna che sostiene e incoraggia con forza e determinazione la pubblicazione dei grandi classici dell’Umanesimo e del Rinascimento per un più vasto pubblico di lettori. Nell’assoluta convinzione del valore fondativo dell’educazione umanistica per il miglioramento della società civile, Tiziana Provvidera, docente di Filosofia del Rinascimento alla University College London, è da diversi anni editor della prestigiosa casa editrice torinese Aragno per la produzione di opere volte a favorire la conoscenza degli autori classici, su cui la nostra tradizione culturale poggia e a cui dovrebbe maggiormente rivolgersi, per restituire linfa vitale, a livello etico e culturale, a un presente sbandato ed esangue. 

«Fin da adolescente — dichiara Provvidera — ho coltivato una passione profonda per lo studio e per la ricerca e, in particolare, una vera e propria attrazione per i classici greci e latini. Riuscire a spogliarsi delle attività meschine cui ci costringe la quotidianità per entrare, come diceva Machiavelli nella celebre lettera a Francesco Vettori del 1513, «nelle antique corti delli antiqui huomini», è un nutrimento dell’anima cui ancora oggi sento di non poter rinunciare».

Dell’incertitudine e della vanità delle scienze di Agrippa Nettesheim, L’immortalità dell’anima di Agostino Nifo, il Dialogo sulla morte di Girolamo Cardano, le Lettere sulla Riforma di Erasmo da Rotterdam, L’avarizia di Poggio Bracciolini, fino a Il paradosso della virtù di Jean Bodin e alle Opere politiche di Giusto Lipsio, sono solo alcuni degli importanti testi filosofici e letterari del Quattrocento e del Cinquecento scaturiti dal sodalizio con Nino Aragno, la cui politica editoriale è da sempre quella di resistere allo strapotere del marketing e all’assimilarsi a una logica di produzione e diffusione del libro facile e “usa e getta”, puntando, oltre che sui contenuti, sull’eleganza stessa dell’oggetto-libro, valorizzato particolarmente nei suoi elementi costitutivi quali carta, rilegatura, formato e veste tipografica.

«Attualmente — commenta Provvidera — sto lavorando alla realizzazione di due monumentali imprese editoriali, com’è nella tradizione del catalogo Aragno, vale a dire all’edizione congiunta del De Europa e del De Asia, opere del grande umanista Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio ii, che combinano l’interesse di storici, geografi, filologi e filosofi e che ricoprono un ruolo fondamentale nella ricerca di un’eredità culturale e valoriale che accomuni mondo occidentale e mondo orientale. A questa si aggiunge una collana di testi erasmiani, un progetto coraggioso e ambizioso che, partendo dalla pubblicazione di testi ancora inediti in lingua italiana, per poi proseguire con quelli maggiormente conosciuti, si propone da un lato di studiare l’opera e il pensiero di una figura chiave della storia della cultura occidentale, anello di congiunzione tra l’eredità patristica cristiana e la modernità, e dall’altro di mettere a fuoco un periodo storico, quello dell’Umanesimo e del Rinascimento, in cui straordinarie energie intellettuali e umane vengono dispiegate per il conseguimento di una dimensione etica e spirituale più consona all’individuo». 

La convinzione sottesa a queste complesse, faticose e coraggiose imprese editoriali è quella di una cultura rinascimentale interpretata come necessaria voce in dialogo con il mondo di oggi: «L’eredità del pensiero umanistico e rinascimentale — continua Provvidera — può assumere un ruolo fondamentale nella società odierna, segnata da uno scarso senso di appartenenza alla comunità civile e da un profondo degrado dei valori etici dovuti all’avanzare del cinico pragmatismo volto unicamente ai propri interessi particolari e alla corsa sfrenata verso il conseguimento di beni materiali e all’accumulo di denaro. Basti pensare a Pico della Mirandola e alla sua Oratio de hominis dignitate, non a caso considerata il primo vero manifesto filosofico del Rinascimento. Quest’opera pone l’accento in maniera significativa sulla piena autodeterminazione dell’uomo in quanto unica creatura dotata della facoltà di scegliere, grazie al libero arbitrio e alla ragione, se ascendere alle vette dello spirito, contribuendo così al proprio perfezionamento interiore e al miglioramento dell’intera società, oppure degenerare nel fango degli impulsi irrazionali e delle bramosie, discendendo a uno stato brutale e ferino. 

La lezione che se ne trae, di incredibile attualità, è che la dignitas hominis è sì un privilegio concesso agli uomini tra tutti gli esseri viventi, come lo era nell’antichità e nel pensiero del migliore Umanesimo, ma è soprattutto un munus divino che, come tale, è insieme dono, incarico e dovere, e in questo senso costituisce un forte richiamo alla coscienza civica e alla dirittura morale». 

Eppure oggi si assiste a un abbandono sempre più marcato dell’interesse da parte dei giovani per una cultura classica, a cui istituzioni e classe politica riservano scarsa attenzione, investendo poco e male nel settore: «Lungi dall’essere quel lievito spirituale e quell’alimento interiore indispensabili a indirizzare la vita dei singoli e la collettività verso la realizzazione della felicità e del bene comune — commenta Provvidera — l’apprendimento delle discipline classiche nelle scuole, e soprattutto nelle università di tutta Europa e d’oltreoceano, si è trasformato in un atteggiamento archeologico e specialistico di studio del passato come lontano e separato da noi, un lusso accessorio e inessenziale di cui ci si può facilmente sbarazzare in tempi di crisi economica o, peggio ancora, una sorta di “distrazione di massa”, che nel migliore dei casi si traduce in un passatempo da ostentare sui grandi palcoscenici dei festival mediatici. Di qui la falsa impressione che queste discipline siano aliene dalla vita vera e reale, dalle sfide della modernità, dalle urgenti e pressanti necessità del mondo moderno e dunque lo scarso interesse che esse riscuotono nelle giovani generazioni, le quali continuano a considerare il greco e il latino lingue morte e la cultura umanistica un semplice residuo del passato, ai loro occhi meno appetibile dei roboanti prodotti offerti dalla tecnologia e dall’informatica».

Se oggi soltanto coloro che hanno grande esposizione mediatica riescono, indipendentemente dalla qualità del loro pensiero, a incidere realmente sui processi di sapere-potere che determinano la formazione dell’opinione pubblica, l’investimento nel libro come bene primario e irrinunciabile, in virtù della potenza delle idee di cui si fa veicolo, è una sfida culturale ed editoriale impari, ma necessaria; una sfida che, inaspettatamente, si rivolge innanzitutto ai giovani: «La sola risorsa in grado di colmare il vuoto valoriale della nostra società — chiosa Provvidera — rimane a mio parere l’istruzione e la formazione dei giovani e ritengo pertanto che sia un dovere primario offrire loro tutti gli strumenti necessari affinché possano divenire i veri protagonisti del processo di rinnovamento dell’intera umanità, di cui il mondo moderno sembra avere davvero tanto bisogno».