Verso una Federazione del Centro? Bisogna provarci a tutti i costi.

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Occorre fare un salto di qualità – dice l’amico Bonalberti – senza attendere l’arrivo di sedicenti federatori. A suo dire, i democratici di matrice popolare hanno il dovere di organizzare un centro che sappia offrire risposte politiche e programmatiche ai bisogni insoddisfatti dei renitenti al voto.

 

 

Ettore Bonalberti

 

Da diverso tempo si susseguono interventi tesi a promuovere l’avvio di un rinnovato centro della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Lo stiamo facendo da molti anni noi della Dc, legittima erede del partito storico, come la stessa Federazione Popolare dei Dc insieme a numerose associazioni, movimenti, gruppi facenti parte della vasta e articolata area dei cattolici democratici e cristiano sociali.

 

È mancata sino a oggi la capacità di collegare queste esperienze con quelle assai interessanti degli amici di Rete Bianca, di Insieme, del Centro democratico, persistendo le divisioni che ci hanno visto correre frammentati e, dunque, irrilevanti, anche nelle recenti elezioni amministrative. Uniche interessanti eccezioni: quella dei Dc siciliani con Cuffaro, aperti alla collaborazione con Forza Italia e quella di Mastella a Benevento, con una lista sostenuta da un’ampia aggregazione di consenso dal centro a parti importanti della sinistra.

 

La sconfitta della destra-centro nel voto ottobrino, ha favorito, sollecitato dalla Meloni, l’incontro di Mercoledì scorso a Roma, a Villa Zeffirelli di proprietà del Cavaliere, alla fine del quale sono state raggiunte alcune conclusioni evidenziate nella nota resa pubblica. Da essa si evince l’impegno a procedere uniti verso l’elezione del Presidente della Repubblica e un netto rifiuto del sistema proporzionale. Quanto al primo obiettivo, considerato come il piano A della destra-centro, concesso al Cavaliere come un miraggio nel quale solo Berlusconi crede, esso potrebbe essere il prezzo pagato per l’eventuale premiership della Meloni, così come indicato dalle regole sin qui condivise nel destra-centro: guida chi prende più voti. Insomma due obiettivi che, allo stato degli atti, sembrano premesse di due sicure sconfitte.

 

L’idea di conservare unito il destra-centro si tiene con quella del mantenimento di un forzato bipolarismo che, dal mattarellum in poi, ha saputo sfornare governi instabili a ripetizione finendo col far prevalere l’epistocrazia (governo dei competenti, alla fine, dei tecnici) sulla democrazia. Immediata la reazione negativa di Carlo Calenda all’idea della legge maggioritaria dato che, come tutti noi democristiani, è interessato a un sistema elettorale di tipo proporzionale. È proprio dalle posizioni espresse dall’amico Mastella a Benevento, con l’orizzonte aperto all’impegno più ampio di un centro democratico nazionale e da quelle di Calenda che si potrebbe ripartire. Per non cadere nella trappola che sarebbe mortale per il nostro potenziale elettorato di area Dc e popolare, il quale, con una legge di tipo maggioritario si tripartirebbe tra destra, sinistra e astensione dal voto, è indispensabile concorrere alla costruzione di un centro ampio che, come scrivo da molto tempo, potrebbe assumere i connotati di un centro laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista., trans nazionale, alternativo alla destra nazionalista populista e anti europea e alla sinistra sin qui senza identità.

 

Un centro aperto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. Ecco perché guardiamo con interesse al progetto di una Federazione di partiti e movimenti che credono in tale progetto, nel quale la partecipazione di una vasta componente ispirata dai valori del cattolicesimo democratico e cristiano sociale sarebbe oltremodo utile e necessaria. Senza la pretesa di salvifici federatori sedicenti a priori, ma lasciando al campo aperto della politica e del confronto democratico la decisione su chi potrà assumersi l’onere e l’onore di guidare il progetto, credo che insieme a Mastella e a Calenda, anche gli amici di Rotondi e dei Verdi disponibili, così come agli amici di Forza Italia delusi dal mantenere un ruolo subordinato alla destra della Meloni e di Salvini: Carfagna, Gelmini, Brunetta, con quelli di Matteo Renzi, si potrebbe concorrere con tutti gli amici dell’area DC e popolare alla costruzione di una grande centro così come ipotizzato. Un centro che sappia offrire risposte politiche e programmatiche ai bisogni insoddisfatti dei renitenti al voto del 17 e 18 Ottobre scorsi.