Vi racconto la giornata dell’orgoglio Pd nei gazebo. Parla Fioroni

L'esponente cattolico dei dem tratteggia il nuovo corso, tarato “su qualcosa, prima che su qualcuno”. L'obiettivo è riprendere in mano il filo del dialogo con terzo settore e mondo cattolico, per costruire l'alternativa a Salvini

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Articolo già apparso sulle pagine di formiche.net a firma di Gianfranco D’Anna

“Una giornata dell’orgoglio Pd, che ci dà una notizia: finalmente abbiamo l’alternativa a Salvini e Di Maio. Ma la vera novità è che nei gazebo abbiamo scelto qualcosa, prima di qualcuno”. Così l’ex ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni, anima cattolica del dem, affida a Formiche.net la sua lettura delle primarie piddine. E lo fa partendo da un elemento valoriale piuttosto che semplicisticamente legato al nuovo volto (Nicola Zingaretti), mettendo l’accento su una serie di punti ideali del nuovo costrutto riformista come il civismo, il recupero del terzo settore e il ruolo dei cattolici.

Come si inseriscono i gazebo del Pd nella discontinuità dal recente passato?

In primis voglio ringraziare il popolo dei gazebo. La prima discontinuità è rispetto a tutti coloro che avevano dato per morto il Pd, salvo rendersi conto oggi che è salva la sua capacità di costruire un’alternativa. L’affluenza dimostra che esiste un’Italia che non vuole Salvini e Di Maio e ha individuato un perno attorno al quale ricominciare: credo sia questa la principale fonte di novità rispetto alla narrazione del Pd fatta negli ultimi anni.

La scontata vittoria di Nicola Zingaretti cosa cambia nelle politiche del Pd?

L’alta percentuale ottenuta gli consentirà di poter guidare con indiscussa autorevolezza il partito: da domani inizierà già la sfida di saper costruire una unità interna che non deve essere un dogma ma prevedere anche una vivace dialettica, costruttiva, tra maggioranza e minoranza. Altra discontinuità rappresentata dalle primarie è che per vincere le secondarie non si dovrà solo sperare nel segretario, ma nemmeno immaginare che ci sia un uomo solo al comando.

Quindi porte aperte a sinistra?

Il Pd ha necessità di cercare consensi nella sinistra riformista, creando una grande alleanza, ma ritrovando la capacità di conquistare quei voti moderati che non si riconoscono in Salvini né in Di Maio. Questi hanno la necessità di trovarsi “a casa propria” in un altro schieramento.

Come procedere adesso?Aprendo allo “schema Legnini”, ovvero il civismo a trainare il partito, oppure preparando il terreno nel perimetro dem?

Lo schema Legnini dimostra che esiste un mondo desideroso di aggregarsi attorno a un perno, in questo caso incarnato dal Pd. Dobbiamo capire cosa significa civismo: quello spontaneo, esistente, che rigenera lo spirito che nasce dal basso e che fa tesoro delle esperienze del cattolicesimo sociale ed impegnato in politica. Tutto ciò è una ricchezza oggettiva. Spetterà al Pd la capacità di catalizzare e di aggregare.

Come coinvolgere energie esterne, ma di area, come Calenda oppure come l’universo del terzo settore?

Credo che intanto ci saranno dei passaggi fondamentali da attuare. Calenda è una risorsa ed è un’intuizione per le europee grazie ad un fronte pro Ue, alternativo al populismo-sovranista. Si tratta di trovare il modo di declinarlo mettendo insieme, dopo questa giornata dell’orgoglio Pd, sia l’appartenenza dem che l’idea dell’allargamento. In seguito avverto la necessità di coinvolgere i corpi intermedi, non solo nel governo delle amministrazioni locali, ma riaffermando il loro valore assoluto e farli sentire co-protagonisti di un percorso di sviluppo comune. Credo che il modo migliore di iniziare sia per Zingaretti saper passare dalla formula “voto qualcuno” alla formula “voto qualcosa”. Ovvero da credo in un singolo, a credo in un quadro progettuale. Ecco la vera discontinuità in un sistema tripolare, dove serve toccare anima e sentimento degli italiani. Basta con la stagione dove si sceglie qualcuno senza credere in niente.

Il partito dei cattolici sussurrerà a Zingaretti oppure gli si affiancherà apertamente?

Da parte del mondo cattolico c’è una grande necessità, che rappresenta anche la sua nuova frontiera: agire sul piano sì politico ma pre-partitico. Percepisco il bisogno di ritrovare la forza per entrare nella progettualità comune e nella elaborazione di un pensiero attualizzato, come osservato da Papa Francesco. Ovvero partendo dalla base della nostra Chiesa e progressivamente facendolo risalire: questa l’idea di un Sinodo della Chiesa italiana che muova i primi passi dal basso, per poi far riflettere valori e progettualità. Si tratta di una mossa che peso come un grande sforzo politico che è anche pre-partitico, anticamera a quelle scelte individuali che, come si può facilmente immaginare, sono sempre figlie della corrispondenza tra i valori e i progetti.